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8
marzo : una strada lastricata di violenze
di
Doriana Goracci*
Un bel po’ di giorni addietro mi ero annotata un fatto: “Ha
versato della benzina sul corpo della moglie e poi le ha dato
fuoco: è accaduto a Pianura, quartiere alla periferia di Napoli.
La donna è ricoverata in gravi condizioni all’ospedale Cardarelli.
Sul posto, in via Monti, i carabinieri di Bagnoli e Pianura.”
Entrando meglio nella notizia: “la donna stava andando
a lavoro come colf quando il marito l’ha inseguita e l’ha
investita con la sua Fiat Tipo procurandole lesioni interne.
Ad assistere alla scena alcun passanti che, però, sono stati
rassicurati dall’uomo. Li ha infatti convinti che non l’aveva
investita intenzionalmente, che voleva solo parlarle, che
l’avrebbe condotta in ospedale e che si sarebbe preso cura
di lei. Ed invece, pochi metri più in là, l’ha fatta scendere
dall’auto tirandola per i capelli, l’ha cosparsa di benzina
e le ha dato fuoco. Al momento i carabinieri non sono riusciti
a ricostruire il perchè di tanta brutalità”.
Ha fatto ben poche letture e informazione la notizia che “Sette
operaie minorenni di una fabbrica di abbigliamento di Dacca,
capitale del Bangladesh, hanno perso la vita negli sviluppi
di un incendio scatenatosi in una zona, dove era immagazzinata
una gran quantità di spugna. Porte di sicurezza bloccate.
Un responsabile dei vigili del fuoco ha detto che l’incendio
ha interessato all’inizio del pomeriggio la fabbrica Smart
Export Garnment Ltd a Beribadh, nel distretto di Moahammadpur,
e che apparentemente tutte le porte di sicurezza erano bloccate
per cui le centinaia di operai, per lo più donne, hanno potuto
mettersi in salvo solo in un secondo momento. Nella calca
le sette ragazze sono rimaste schiacciate e i medici non hanno
potuto fare nulla per salvarle. 184 euro di indennità alle
famiglie delle vittime.“
Era
ottobre 2011 e accadeva da noi, a Barletta: "Non è
possibile chiamarla fatalità, è solo una tragedia annunciata.
Tutti sapevano che il palazzo era pieno di lesioni e pericolante".
Ci risiamo, il “palazzo” di cui parla la dichiarazione tra
virgolette non è il “Palazzo” della politica e le “lesioni”
non sono quelle simboliche a rappresentanza di quel suo progressivo
svuotamento di senso che ci opprime da tempo, ma più concretamente
– e certo altrettanto tristemente -, è la palazzina di Barletta
crollata ieri, in orario di lavoro, seppellendo una ragazzina
e quattro operaie che nel sottoscala adibito a maglieria si
guadagnavano il pane. Lavorando a nero, senza contratto, dicono
adesso i parenti, stretti insieme all’obitorio. L’unica estratta
viva dalle macerie, 31 anni, è incinta di cinque mesi: abitava
al primo piano dello stabile, lavorava nello scantinato, e
forse su quella rampa di scale aveva trovato il modo di conciliare
i suoi tempi della vita.
Forse qualcuno ricorda che nel 1882 morirono ad Alba le piccole
giovani donne della Filanda per asfissia? “Se Gazzetta
fosse una persona, si potrebbe dire che in quel 23 settembre
1882 pronunciava i primi vagiti,dovettero scrivere i cronisti
per raccontare una strage di operaie, alcune ancora bambine,
simile all’evento (mitico) a cui si riconduce la festa dell’8
marzo (la morte di 129 lavoratrici chiuse in una fabbrica
andata a fuoco, un evento che due ricercatrici hanno dimostrato
essere un falso storico). Il tragico evento avvenuto ad Alba
in una notte di fine estate è invece crudamente reale. «Dodici
operaie, nel fior degli anni e nel vigor della salute, tutte
di Cavallermaggiore, raccolte pel riposo in una camera del
setificio, che presso Alba dà lavoro a più di 400 operai,
sono morte di asfissia ». A causare la morte fu una lampada
a petrolio mal spenta al momento di andare a dormire nella
camerata che ospitava le dodici giovani. Lo stoppino continuò
a bruciare per tutta la notte e il monossido di carbonio fece
il resto. La più grande delle ragazze aveva 22 anni, la più
piccola soltanto 12. Le lavoratrici delle filande (in piemontese
le filere) venivano dalle famiglie più povere e spinte dalle
necessità di integrarne il reddito accettavano condizioni
di lavoro durissime. Molte di loro alloggiavano in locali
interni alla fabbrica, in una condizione che ricorda da vicino
quella vissuta oggi negli stabilimenti dell’India o della
Cina. Allora la provincia di Cuneo era una delle prime in
Italia per produzione di seta e a essere impiegate nelle lavorazioni
erano soprattutto giovani donne…”
“In questi ultimi anni, nei pressi di Ciudad Juàrez, in
Messico, ogni settimana una giovane donna (generalmente operaia)
scompare nel nulla. Alcune delle ragazze scomparse, sono state
ritrovate nel deserto morte, con evidenti segni di torture,
sevizie, mutilazioni e violenza sessuale. La stragrande maggioranza
di queste ragazze (quasi la metà) non superano i 18 anni di
età ed, in alcuni casi, si tratta di bambine. È importante
sottolineare che nessuna delle ragazze assassinate e violentate
aveva vestiti o atteggiamenti provocatori: tutte dal look
minimalista e povero, indossavano jeans, maglietta e scarpe
da ginnastica, tutte erano lavoratrici mal-pagate e mal-tutelate…”
Dicono che l’ 8 marzo del 415 morì Ipazia, filosofa e matematica,
martire della ragione, assassinata dai cristiani in Alessandria.
Dicono che l’ 8 marzo del 1908 vi sarebbe stato l’incendio
nella fabbrica di New York nel quale morirono 129 operaie
donne, e che avrebbe quindi dato origine alla Giornata Internazionale
della Donna. In realtà si tratta di un equivoco con l’Incendio
della fabbrica Triangle, avvenuto il 25 marzo del 1911.
Che
vogliamo fare con questi numeri, giocarceli al Lotto, già
che siamo vicine all’ 8 marzo? In Italia neanche esiste un
osservatorio nazionale sul femminicidio e viene ammazzata
una donna ogni tre giorni.
Vola
come fuoco l’ 8 marzo, nel DANNATO SILENZIO quotidiano. E
noi complici, felici…
*responsabile
della Commissione "Voci dalla Rete" dell'Osservatorio
 
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