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08 marzo 2013
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8 marzo : non c'e' molto da festeggiare
di Lana Sharif*

Avevo deciso come donna di non parlare proprio l’8 marzo delle violenze che le donne in tutto il mondo continuano a subire. A cominciare dall’India ai paesi arabi, al mondo Islamico, all’Africa, all’America e non ultima l’Europa.

E pensare che le donne arabe sono state in prima linea nella primavera araba, lottando fianco a fianco ai loro fratelli e mariti, nel tentativo di rovesciare vecchi regimi oppressivi! Infatti, dopo quello che successo in Tunisia, Egitto e Libia, ci si aspettava che le donne potessero avere più diritti nel participare alla vita pubblica, cosa che non è accaduta, anzi sono più represse di prima.

Come dice l'attivista libanese Diala Haidar, la crescita dell'Islam politico in tutta la regione sta offuscando quel poco che eravamo riuscite a conquistare. Ancora in molti paesi arabi e musulmani la donna deve avere l'autorizzazione del padre o del marito per avere il passaporto.

Per la prima volta nella storia dell’Arabia Saudita c'è stata una svolta epocale con l’apertura alle donne del Consiglio della Shura, l’organo consultivo della monarchia wahabita, finora ad esclusivo appannaggio degli uomini. La quota del 20% riservata alla componente femminile è pari a 30 dei 150 membri, designati ogni 4 anni per sottoporre “ proposte” al sovrano.

Passando dall’Arabia saudita all'India, omicidi, pestaggi, matrimonio di minorenni, violenza sessuale... l'elenco delle violazioni è lunga. A Mumbai è cominciata da alcune settimane la campagna "37 milioni di luci", voluta dalla società civile e dall'arcidiocesi locale, il cui nome fa riferimento al mortalità femminile, che è di ben 37 milioni: lo stesso di numero di luci che tutte le strutture e tutte le parrocchie, e moschee terranno accese per solidarietà e denuncia.

Numeri che fanno pensare. Solo nel capitale Delhi sono state denunciati 635 stupri nel 2012.

In Europa, e in Italia in particolare, secondo Telefono Rosa, appunto, nel 2012 si registraun'escalation di violenza nei confronti delle donne. Si è passati da un omicidio ogni tre giorni, registrato l'anno scorso, a uno ogni due giorni.

Nella maggior parte dei casi si tratta di violenza domestica: gli autori dei delitti, infatti, sono per lo più mariti, fidanzati ed ex partner, quindi fra le mura domestiche.

*giornalista curda


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