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18 luglio 2012
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Trattativa e commenti dei magistrati : chiarimento dell'ANM
di Mauro W. Giannini

Continuano le analisi giuridiche (e le polemiche a queste conseguenti) sulla sottoposizione di un conflitto di attribuzione da parte del Capo dello Stato Giorgio Napolitano alla Corte Costituzionale relativamente alla questioe delle intercettazioni indirette di conversazioni telefoniche del presidente della Repubblica stesso e che sembrerebbero riguardare le accuse di convolgimento del senatore Mancino nella trattativa fra mafia e stato che portò alle stragi di mafia del 1992.

Fra coloro che hanno espresso opinioni più o meno argomentate giuridicamente, alcuni magistrati. taluni dei quali si sono espressi contro la decisione del Capo dello Stato, per lo più affermando che è giusto che il magistrato possa sentire le ragioni dela difesa e che quindi è necessario che la questione sia esaminata in Tribunale. In alcuni casi vi sono stati commenti negativi alla decisione del Capo dello Stato o dubbi sul fatto che il metodo sia istituzionalmente corretto.

Con riferimento alle notizie di stampa apparse nei giorni scorsi, il Comitato direttivo centrale dell'Anm ricorda che "il tema della critica ai provvedimenti è materia seria e complessa, che deve essere oggetto di riflessione e di approfondita discussione, al di là di polemiche contingenti, con riferimento a specifiche vicende giudiziarie. Non è compito dell'Anm esprimere giudizi che possano essere percepiti, magari anche in modo strumentale o distorto, come interferenza su indagini o processi in corso, poiché primo compito dell'Anm è la tutela dell'autonomia della giurisdizione, affinché tutti i procedimenti siano condotti con serenità e indipendenza".

"La critica argomentata dei provvedimenti giudiziari senza "zone franche" rappresenta uno strumento che rafforza il corretto esercizio della giurisdizione ma deve essere attenta, misurata e istituzionalmente consapevole. Appartiene peraltro alla comune cultura associativa accettare le critiche altrui, purché serie e argomentate. - secondo il documento del CDC - La legittimazione della magistratura in una società democratica si fonda non sul consenso, spesso effimero e legato a fattori contingenti, ma sulla fiducia, che deriva dall'autorevolezza, dalla professionalità, dall'esercizio responsabile e culturalmente consapevole della giurisdizione".

"L'agire dei magistrati deve essere, in ogni contesto, connotato da sobrietà, riserbo e misura. - conclude il documento - Su questi temi l'Anm ha sempre discusso e la Giunta intende sollecitare una riflessione ulteriore, dedicando ad essi una sezione del prossimo congresso e organizzando momenti di riflessione e approfondimento pubblico".


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Dossier giustizia

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