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Trattativa e commenti dei magistrati : chiarimento dell'ANM
di
Mauro W. Giannini
Continuano
le analisi giuridiche (e le polemiche a queste conseguenti)
sulla sottoposizione di un conflitto di attribuzione da parte
del Capo dello Stato Giorgio Napolitano alla Corte Costituzionale
relativamente alla questioe delle intercettazioni indirette
di conversazioni telefoniche del presidente della Repubblica
stesso e che sembrerebbero riguardare le accuse di convolgimento
del senatore Mancino nella trattativa fra mafia e stato che
portò alle stragi di mafia del 1992.
Fra
coloro che hanno espresso opinioni più o meno argomentate
giuridicamente, alcuni magistrati. taluni dei quali si sono
espressi contro la decisione del Capo dello Stato, per lo
più affermando che è giusto che il magistrato
possa sentire le ragioni dela difesa e che quindi è
necessario che la questione sia esaminata in Tribunale. In
alcuni casi vi sono stati commenti negativi alla decisione
del Capo dello Stato o dubbi sul fatto che il metodo sia istituzionalmente
corretto.
Con
riferimento alle notizie di stampa apparse nei giorni scorsi,
il Comitato direttivo centrale dell'Anm ricorda che "il
tema della critica ai provvedimenti è materia seria e complessa,
che deve essere oggetto di riflessione e di approfondita discussione,
al di là di polemiche contingenti, con riferimento a specifiche
vicende giudiziarie. Non è compito dell'Anm esprimere giudizi
che possano essere percepiti, magari anche in modo strumentale
o distorto, come interferenza su indagini o processi in corso,
poiché primo compito dell'Anm è la tutela dell'autonomia della
giurisdizione, affinché tutti i procedimenti siano condotti
con serenità e indipendenza".
"La
critica argomentata dei provvedimenti giudiziari senza "zone
franche" rappresenta uno strumento che rafforza il corretto
esercizio della giurisdizione ma deve essere attenta, misurata
e istituzionalmente consapevole. Appartiene peraltro alla
comune cultura associativa accettare le critiche altrui, purché
serie e argomentate. - secondo il documento del CDC -
La legittimazione della magistratura in una società democratica
si fonda non sul consenso, spesso effimero e legato a fattori
contingenti, ma sulla fiducia, che deriva dall'autorevolezza,
dalla professionalità, dall'esercizio responsabile e culturalmente
consapevole della giurisdizione".
"L'agire
dei magistrati deve essere, in ogni contesto, connotato da
sobrietà, riserbo e misura. - conclude il documento -
Su questi temi l'Anm ha sempre discusso e la Giunta intende
sollecitare una riflessione ulteriore, dedicando ad essi una
sezione del prossimo congresso e organizzando momenti di riflessione
e approfondimento pubblico".
 
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