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Diritti e genere : cresce l'Italia che dice no alle disciminazioni
di
staff
"Dopo
la sentenza della Corte di Cassazione che ha evidenziato l’urgenza
di provvedimenti a favore delle famiglie composte da persone
dello stesso sesso, le sollecitazioni che ci giungono in questi
giorni dicono con estrema chiarezza che il paese reale ha
detto un "sì" convinto ai diritti lgbt, al matrimonio tra
persone dello stesso sesso e alle unioni civili e un "no"
netto a omofobia e transfobia. - lo ha dichiarato Paolo Patanè,
presidente nazionale di Arcigay.
"Alle
risposte della società civile si è saldato l’impegno prezioso
di quelle istituzioni che con grande senso dello Stato provano
ogni giorno a lottare per il bene comune e contro le discriminazioni.
- aggiunge il presidente Arcigay - E’ il caso di Unar, l’Ufficio
nazionale antidiscriminazioni, di Istat e di OSCAD, l’Osservatorio
contro le discriminazioni delle forze dell'ordine, che, voluto
dal Prefetto Manganelli e dal Generale Galitelli che si sta
affermando come irrinunciabile strumento di giustizia e di
contrasto a violenza, omofobia, transfobia e discriminazioni
in un'Italia che sa ancora credere nei principi della Costituzione
e lascia indietro i partiti".
Per
Patanè "Il sì al matrimonio e alle unioni civili
poi, è ormai corale". Secondo un sondaggio di 'Vanity
Fair' due italiani su tre dicono sì alle coppie gay, mentre
un sondaggio del fatto Quotidiano online mostra che il 60%
dei lettori sono favore di questi provvedimenti. Ma i partiti
sono indietro, commenta Patanè: "Nel centro destra
il dibattito è inchiodato ad una famiglia nemmeno buona per
il Ventennio, nel centro sinistra si nasconde sotto il tappeto
la questione o, al massimo, si fa inutile melina. Non è invece
ora di dire basta all’ignobile esilio degli affetti di gay
e lesbiche, cittadini come tutti gli altri? Non è ora di estendere
la Legge Mancino ai reati di omofobia?".
 
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