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Osservatorio
: rapporto su Cittadinanza e Costituzione 2012 - 3
a cura di Alessandro Balducci*
Certamente il 2012 è stato segnato anche dalla vicenda della
decisione della Presidenza della Repubblica di presentare
ricorso contro la procura di Palermo in merito alle intercettazioni
indirette di alcune conversazioni telefoniche tra il capo
dello Stato e l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino, sottoposto
a sorveglianza dai pm siciliani nell'ambito dell'indagine
sulla trattativa Stato-mafia. Con la recente sentenza, la
Consulta ha sostanzialmente accolto il ricorso del Presidente
Napolitano ordinando ai giudici la distruzione delle intercettazioni.
Di certo è che da questa vicenda non ancora conclusa, escono
sconfitti non la magistratura o il Capo dello stato, ma la
Trasparenza delle Istituzioni Repubblicane ed il Diritto dei
Cittadini ad essere informati su retroscena e fatti inquietanti
che hanno determinato la storia di questo paese [4].
Nel
Paese che ha conosciuto le "trame nere", le trattative Stato-mafia,
i Servizi segreti più "deviati" dell'Occidente, c'era la possibilità
per le Istituzioni di dimostrare che si poteva imboccare una
strada nuova, un percorso di avvicinamento della Cittadinanza
alle Istituzioni. Era una buona occasione, ma ha vinto la
"ragion di Stato" nella sua versione più becera. E l'allontanamento
delle Istituzioni dal paese reale, non è una buon terreno
sul quale consolidare e far sviluppare i la cultura ed i principi
costituzionali.
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Riferimenti
1)
Alessandro Balducci, "Costituzione, quale riforma?", Intervento
sul Bollettino
2)
Corte Costituzionale, Sentenza nr. 13 2012.
3)
Alessandro Balducci, "Decreto salva ILVA : considerazioni,
Intervento sul Bollettino*
4) Alessandro Balducci e Rita Guma, "Trattativa e intercettazioni
: i cittadini devono sapere". Intervento sul Bollettino
5)
Tv, lo 'strano' caso de La7: audience su, pubblicità giù
di Nicola D'Angelo | 19 gennaio 2013
Aumenta
l'audience diminuiscono gli introiti, strano paradosso quello
de La7. E per come si sono messe le cose (Berlusconi pienamente
in campo, la Rai in balia del centro, il Pd che nella migliore
delle ipotesi confonde l'antitrust con il pluralismo) non
c'è da essere ottimisti. Ci aspetta nel prossimo futuro un
sistema informativo ancor più bloccato di quello attuale,
in cui la distribuzione della risorsa pubblicitaria continuerà
ad essere caratterizzata dalla non corrispondenza tra introiti
e audience?
Intanto,
nessuna riforma delle modalità di rilevazione degli indici
di ascolto è stata fatta, nessuna norma seria sul pluralismo
è stata approvata. Cose dette e ridette, ma che ad ogni passo
trovano conferma. Il caso La7 è paradigmatico del degrado
della televisione italiana. Telecom vuole vendere la sua rete
televisiva, già ma a quali condizioni. Le offerte pervenute
non ripianerebbero i debiti di Telecom Italia Media. Forse,
anche da un punto di vista industriale, un suo rilancio in
un quadro di regole mutate potrebbe essere più conveniente.
Ed invece, si vende male e nessuno denuncia la condizione
normativa che ha prodotto questo risultato.
Tutto
avviene in assenza di una discussione o di una presa di posizione
da parte della politica. Telecom è un'azienda privata ma quando
in gioco ci sono interessi generali come quelli relativi al
pluralismo forse qualcosa bisognerebbe dirla. A quelli che
continuano ad avere dubbi o peggio, sopratutto a sinistra,
a non occuparsi di televisione perché il tema è sorpassato,
basti riflettere su quello che sta accadendo alla nostra par
condicio. Duopolio Monti - Berlusconi, spalla Pd, il resto
nulla. Tuttavia, il corretto funzionamento del sistema televisivo,
come dice la legge e come ha ribadito la Corte Costituzionale,
è un interesse generale.
Il
cittadino deve essere messo in grado di conoscere e di scegliere.
In concreto, un'informazione plurale e una misurazione dell'audience
per verificare le scelte del pubblico. Non è un caso che ai
suoi risultati consegue la distribuzione della pubblicità,
e cioè della risorsa che con il canone dovrebbero materialmente
alimentare il pluralismo.
Non
si tratta dunque di fare il tifo per La7 quello che invece
importa è cercare di salvaguardare nel settore della televisione
generalista, un terzo polo plausibile. Le belle e scomode
trasmissioni della stessa rete hanno alimentato questa speranza,
speriamo allora che non sia per questo che si cambia registro.
*
Coordinatore della Commissione Cittadinanza e Costituzione
dell'Osservatorio sulla Legalità e sui Diritti ONLUS. Hanno
contribuito Mauro Giannini e Tamara Gallera
 
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