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28 gennaio 2012
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Osservatorio : rapporto su Cittadinanza e Costituzione 2012 - 3
a cura di Alessandro Balducci*

Certamente il 2012 è stato segnato anche dalla vicenda della decisione della Presidenza della Repubblica di presentare ricorso contro la procura di Palermo in merito alle intercettazioni indirette di alcune conversazioni telefoniche tra il capo dello Stato e l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino, sottoposto a sorveglianza dai pm siciliani nell'ambito dell'indagine sulla trattativa Stato-mafia. Con la recente sentenza, la Consulta ha sostanzialmente accolto il ricorso del Presidente Napolitano ordinando ai giudici la distruzione delle intercettazioni. Di certo è che da questa vicenda non ancora conclusa, escono sconfitti non la magistratura o il Capo dello stato, ma la Trasparenza delle Istituzioni Repubblicane ed il Diritto dei Cittadini ad essere informati su retroscena e fatti inquietanti che hanno determinato la storia di questo paese [4].

Nel Paese che ha conosciuto le "trame nere", le trattative Stato-mafia, i Servizi segreti più "deviati" dell'Occidente, c'era la possibilità per le Istituzioni di dimostrare che si poteva imboccare una strada nuova, un percorso di avvicinamento della Cittadinanza alle Istituzioni. Era una buona occasione, ma ha vinto la "ragion di Stato" nella sua versione più becera. E l'allontanamento delle Istituzioni dal paese reale, non è una buon terreno sul quale consolidare e far sviluppare i la cultura ed i principi costituzionali.

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Riferimenti

1) Alessandro Balducci, "Costituzione, quale riforma?", Intervento sul Bollettino

2) Corte Costituzionale, Sentenza nr. 13 2012.

3) Alessandro Balducci, "Decreto salva ILVA : considerazioni, Intervento sul Bollettino*

4) Alessandro Balducci e Rita Guma, "Trattativa e intercettazioni : i cittadini devono sapere". Intervento sul Bollettino

5) Tv, lo 'strano' caso de La7: audience su, pubblicità giù
di Nicola D'Angelo | 19 gennaio 2013

Aumenta l'audience diminuiscono gli introiti, strano paradosso quello de La7. E per come si sono messe le cose (Berlusconi pienamente in campo, la Rai in balia del centro, il Pd che nella migliore delle ipotesi confonde l'antitrust con il pluralismo) non c'è da essere ottimisti. Ci aspetta nel prossimo futuro un sistema informativo ancor più bloccato di quello attuale, in cui la distribuzione della risorsa pubblicitaria continuerà ad essere caratterizzata dalla non corrispondenza tra introiti e audience?

Intanto, nessuna riforma delle modalità di rilevazione degli indici di ascolto è stata fatta, nessuna norma seria sul pluralismo è stata approvata. Cose dette e ridette, ma che ad ogni passo trovano conferma. Il caso La7 è paradigmatico del degrado della televisione italiana. Telecom vuole vendere la sua rete televisiva, già ma a quali condizioni. Le offerte pervenute non ripianerebbero i debiti di Telecom Italia Media. Forse, anche da un punto di vista industriale, un suo rilancio in un quadro di regole mutate potrebbe essere più conveniente. Ed invece, si vende male e nessuno denuncia la condizione normativa che ha prodotto questo risultato.

Tutto avviene in assenza di una discussione o di una presa di posizione da parte della politica. Telecom è un'azienda privata ma quando in gioco ci sono interessi generali come quelli relativi al pluralismo forse qualcosa bisognerebbe dirla. A quelli che continuano ad avere dubbi o peggio, sopratutto a sinistra, a non occuparsi di televisione perché il tema è sorpassato, basti riflettere su quello che sta accadendo alla nostra par condicio. Duopolio Monti - Berlusconi, spalla Pd, il resto nulla. Tuttavia, il corretto funzionamento del sistema televisivo, come dice la legge e come ha ribadito la Corte Costituzionale, è un interesse generale.

Il cittadino deve essere messo in grado di conoscere e di scegliere. In concreto, un'informazione plurale e una misurazione dell'audience per verificare le scelte del pubblico. Non è un caso che ai suoi risultati consegue la distribuzione della pubblicità, e cioè della risorsa che con il canone dovrebbero materialmente alimentare il pluralismo.

Non si tratta dunque di fare il tifo per La7 quello che invece importa è cercare di salvaguardare nel settore della televisione generalista, un terzo polo plausibile. Le belle e scomode trasmissioni della stessa rete hanno alimentato questa speranza, speriamo allora che non sia per questo che si cambia registro.

* Coordinatore della Commissione Cittadinanza e Costituzione dell'Osservatorio sulla Legalità e sui Diritti ONLUS. Hanno contribuito Mauro Giannini e Tamara Gallera


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