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Osservatorio
: rapporto su Cittadinanza e Costituzione 2012
a cura di Alessandro Balducci*
Durante il corso del 2012, si è avuto modo di riflettere sulla
Costituzione e sulla necessità paventata da alcuni settori
politici di cambiarla.
L'occasione era stata fornita dalle parole pronunciate da
Lorenza Carlassare durante un dibattito pubblico: "Quando
ci si mette a discutere sulla necessità di cambiare qualcosa,
è perché evidentemente quella cosa che si vuole cambiare allo
stato attuale non funziona o ha mostrato dei limiti" [1].
E'
noto che da parte di alcuni settori politici si afferma che
la Costituzione costituisce un ostacolo allo sviluppo dell'iniziativa
del governo perché, per esempio, assegna pochi poteri al premier;
le proposte di modifica costituzionale prevenienti da questi
ambienti vanno tutte le senso di un rafforzamento del potere
esecutivo rispetto agli altri poteri dello stato in nome di
una presunta "maggiore efficienza dell'azione di governo".
Sempre
in quella riflessione si evidenziava come "gli ultimi avvenimenti
politici, da un anno a questa parte, hanno semmai dimostrato
che i problemi più drammatici per la tenuta economica e sociale
del Paese siano stati originati dall'impossibilità di far
dimettere un governo evidentemente incompetente ma dotato
di una larga maggioranza parlamentare. Quindi il problema
non è quello di avere un "governo più forte e stabile", ma
un governo che sia più vincolato al controllo da parte del
Parlamento e - aggiungerei - anche a quello dell'opinione
pubblica che si esprime attraverso la Società civile e l'informazione
autonoma ed indipendente dal potere politico".
La
Costituzione, invece di essere presa per quello che è, e cioè
la Carta Fondamentale che imposta e regola la convivenza civile,
il conflitto politico ed il meccanismo di controllo reciproco
dei poteri, viene additata come "ostacolo" all'azione di governo.
Per quello che posso ricordare io, e quelli della mia generazione,
negli anni '70 ed '80 le forze politiche di governo che venivano
criticate, anche più aspramente di adesso, dall'opposizione,
non se la prendevano con la Costituzione per giustificare
i loro insuccessi di fronte all'opinione pubblica. Altri tempi,
si dirà… Se però si fa una rapida rassegna di ciò che i governi
hanno potuto e voluto fare in quest'ultimo periodo, ci si
accorge in realtà che essi hanno potuto svolgere la loro azione
legittima senza che la Costituzione ed i suoi meccanismi fossero
d'intralcio.
Monti,
nei suoi 15 mesi di governo, ha usato moltissimo lo strumento
del decreto legge, così come ha poi usato altrettanto lo strumento
del voto di fiducia per farli convertire in legge (esautorando
il ruolo del Parlamento). Berlusconi, che vorrebbe cambiare
la Costituzione un giorno sì e l'altro pure, nel suo terzo
governo (2008-'11) ha varato ben 80 decreti legge, mentre
nel secondo (2001-'06) addirittura 217. Ma i governi Berlusconi
si sono distinti anche per la velocità con la quale alcune
leggi - nonostante le note imperfezioni del bicameralismo
- sono state discusse (si fa per dire) e promulgate a tempi
di record: soprattutto quelle che rispondevano ad interessi
immediati del primo ministro in carica, cioè lui medesimo.
Salvo poi essere cassate dalla Consulta - per es. il lodo
Schifani del 2003 e il lodo Alfano del 2008 - perché erano
incostituzionali.
Quindi,
da quanto sopra descritto, si evince che addirittura il governo
- grazie al Parlamento che con l'attuale sistema elettorale
è praticamente asservito alla volontà dell'esecutivo con buona
pace della divisione tra potere legislativo e potere esecutivo
- ha potuto promulgare leggi e provvedimenti non solo a tempo
di record ma, in qualche caso, anche in contrasto con l'ordinamento
costituzionale!
continua
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Coordinatore della Commissione Cittadinanza e Costituzione
dell'Osservatorio sulla Legalità e sui Diritti ONLUS.
 
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