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Truffe fondi UE : Commissione vuole armonizzare diritto penale
degli Stati
di
Gabriella Mira Marq
L'11
luglio la Commissione UE ha adottato una proposta di direttiva
finalizzata ad armonizzare le legislazioni nazionali dei Paesi
membri in materia di truffe riguardanti la destinazione dei
fondi europei. La
distrazione dei fondi europei a fini illeciti pregiudica infatti
la realizzazione degli obiettivi dell’Unione di creare posti
di lavoro, stimolare la crescita e migliorare le condizioni
di vita.
“Il
denaro europeo non deve andare a finire nelle tasche dei criminali.
È fondamentale istituire norme di diritto penale del più alto
livello per proteggere il denaro del contribuente europeo.
- ha dichiarato la Vicepresidente Viviane Reding, Commissaria
europea per la giustizia - L’obiettivo è chiaro: garantire
che la frode a danno del bilancio dell’Unione non resti impunita
e che si risparmi così il denaro del contribuente. La proposta
di oggi contribuirà a porre fine all’attuale mosaico di disposizioni
penali europee nel cui ambito un determinato reato è punito
in alcuni Stati membri con la pena detentiva mentre in altri
non è neppure sanzionato.”
Le
distrazioni del denaro pubblico europeo a seguito di attività
illegali sono fonte di preoccupazione. Oltre il 90% del bilancio
dell’Unione è gestito a livello nazionale. Nel 2010 si sono
registrati 600 casi di sospetta frode riguardanti le spese
e le entrate dell’Unione. Gli Stati membri hanno denunciato
casi di sospetta frode per un valore complessivo di 600 milioni
di euro. Si tratta di casi in cui i richiedenti di finanziamenti
europei forniscono informazioni false per ricevere i fondi,
ad esempio nel settore dell’agricoltura o dello sviluppo regionale,
o di casi in cui i funzionari nazionali accettano denaro in
cambio dell’aggiudicazione di un appalto pubblico, in violazione
della normativa che disciplina questa materia.
La
direttiva crea un quadro più armonizzato per perseguire e
sanzionare i reati a danno del bilancio dell’Unione, affinché
i criminali non possano più sfruttare le differenze tra i
vari ordinamenti giuridici nazionali. Essa introduce definizioni
comuni di reati che ledono il bilancio dell’Unione, prevede
sanzioni minime, tra cui la pena detentiva per i casi più
gravi, e crea condizioni paritarie per quanto riguarda i termini
entro cui effettuare le indagini e perseguire i reati (ossia
i termini di prescrizione). Tutto ciò contribuirà a scoraggiare
gli autori delle frodi, migliorare l’efficacia delle azioni
giudiziarie a livello nazionale ed agevolare il recupero dei
fondi.
Algirdas
Šemeta, Commissario europeo per la lotta antifrode, ha dichiarato:
“L’attuale approccio alla tutela del bilancio dell’Unione
in Europa è quantomai disomogeneo. Gli autori delle frodi
non dovrebbero potersi sottrarre all’azione penale e alle
sanzioni semplicemente per la loro posizione geografica. Il
denaro del contribuente europeo deve essere energicamente
protetto in ogni Stato membro, ed è proprio in questa direzione
che si muove la proposta odierna.”
Oggigiorno
gli approcci alla tutela del bilancio dell’Unione seguiti
dagli Stati membri sono molteplici. Da uno Stato membro all’altro
variano le interpretazioni di ciò che costituisce frode a
danno del bilancio dell’Unione e le sanzioni previste. Ad
esempio, all’interno dell’Unione in caso di frode si passa
dall’assenza di sanzioni obbligatorie a 12 anni di reclusione.
Analogamente, i termini entro cui è possibile effettuare le
indagini e perseguire i reati divergono notevolmente, oscillando
tra 1 e 12 anni.
Per
risolvere questo problema, la proposta odierna definisce la
frode e altri reati connessi alla frode quali la corruzione,
l’appropriazione indebita di fondi, il riciclaggio di denaro
e la turbativa di gare d’appalto pubblico a danno del bilancio
dell’Unione. Queste definizioni comuni contribuiranno a garantire
l’applicazione uniforme in tutta l’Unione da parte delle autorità
giudiziarie, mentre attualmente il tasso di condanne nei casi
di frode negli Stati membri nell’esecuzione del bilancio dell’Unione
va dal 14% all’80% (con una media europea del 41%) a seconda
dello Stato membro interessato. La proposta presentata oggi
dalla Commissione contempla la previsione, da parte degli
stati membri, della sanzione minima di sei mesi di pena detentiva
per i casi gravi e, per agevolare il recupero dei fondi, la
confisca dei proventi di tali reati.
 
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