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12 luglio 2012
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Truffe fondi UE : Commissione vuole armonizzare diritto penale degli Stati
di Gabriella Mira Marq

L'11 luglio la Commissione UE ha adottato una proposta di direttiva finalizzata ad armonizzare le legislazioni nazionali dei Paesi membri in materia di truffe riguardanti la destinazione dei fondi europei. La distrazione dei fondi europei a fini illeciti pregiudica infatti la realizzazione degli obiettivi dell’Unione di creare posti di lavoro, stimolare la crescita e migliorare le condizioni di vita.

Il denaro europeo non deve andare a finire nelle tasche dei criminali. È fondamentale istituire norme di diritto penale del più alto livello per proteggere il denaro del contribuente europeo. - ha dichiarato la Vicepresidente Viviane Reding, Commissaria europea per la giustizia - L’obiettivo è chiaro: garantire che la frode a danno del bilancio dell’Unione non resti impunita e che si risparmi così il denaro del contribuente. La proposta di oggi contribuirà a porre fine all’attuale mosaico di disposizioni penali europee nel cui ambito un determinato reato è punito in alcuni Stati membri con la pena detentiva mentre in altri non è neppure sanzionato.”

Le distrazioni del denaro pubblico europeo a seguito di attività illegali sono fonte di preoccupazione. Oltre il 90% del bilancio dell’Unione è gestito a livello nazionale. Nel 2010 si sono registrati 600 casi di sospetta frode riguardanti le spese e le entrate dell’Unione. Gli Stati membri hanno denunciato casi di sospetta frode per un valore complessivo di 600 milioni di euro. Si tratta di casi in cui i richiedenti di finanziamenti europei forniscono informazioni false per ricevere i fondi, ad esempio nel settore dell’agricoltura o dello sviluppo regionale, o di casi in cui i funzionari nazionali accettano denaro in cambio dell’aggiudicazione di un appalto pubblico, in violazione della normativa che disciplina questa materia.

La direttiva crea un quadro più armonizzato per perseguire e sanzionare i reati a danno del bilancio dell’Unione, affinché i criminali non possano più sfruttare le differenze tra i vari ordinamenti giuridici nazionali. Essa introduce definizioni comuni di reati che ledono il bilancio dell’Unione, prevede sanzioni minime, tra cui la pena detentiva per i casi più gravi, e crea condizioni paritarie per quanto riguarda i termini entro cui effettuare le indagini e perseguire i reati (ossia i termini di prescrizione). Tutto ciò contribuirà a scoraggiare gli autori delle frodi, migliorare l’efficacia delle azioni giudiziarie a livello nazionale ed agevolare il recupero dei fondi.

Algirdas Šemeta, Commissario europeo per la lotta antifrode, ha dichiarato: “L’attuale approccio alla tutela del bilancio dell’Unione in Europa è quantomai disomogeneo. Gli autori delle frodi non dovrebbero potersi sottrarre all’azione penale e alle sanzioni semplicemente per la loro posizione geografica. Il denaro del contribuente europeo deve essere energicamente protetto in ogni Stato membro, ed è proprio in questa direzione che si muove la proposta odierna.

Oggigiorno gli approcci alla tutela del bilancio dell’Unione seguiti dagli Stati membri sono molteplici. Da uno Stato membro all’altro variano le interpretazioni di ciò che costituisce frode a danno del bilancio dell’Unione e le sanzioni previste. Ad esempio, all’interno dell’Unione in caso di frode si passa dall’assenza di sanzioni obbligatorie a 12 anni di reclusione. Analogamente, i termini entro cui è possibile effettuare le indagini e perseguire i reati divergono notevolmente, oscillando tra 1 e 12 anni.

Per risolvere questo problema, la proposta odierna definisce la frode e altri reati connessi alla frode quali la corruzione, l’appropriazione indebita di fondi, il riciclaggio di denaro e la turbativa di gare d’appalto pubblico a danno del bilancio dell’Unione. Queste definizioni comuni contribuiranno a garantire l’applicazione uniforme in tutta l’Unione da parte delle autorità giudiziarie, mentre attualmente il tasso di condanne nei casi di frode negli Stati membri nell’esecuzione del bilancio dell’Unione va dal 14% all’80% (con una media europea del 41%) a seconda dello Stato membro interessato. La proposta presentata oggi dalla Commissione contempla la previsione, da parte degli stati membri, della sanzione minima di sei mesi di pena detentiva per i casi gravi e, per agevolare il recupero dei fondi, la confisca dei proventi di tali reati.


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