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Dal delitto all'esecuzione - Il
procedimento giudiziario capitale americano
di
Claudio Giusti*
Anche
se metà dei crimini gravi non è denunciata alle autorità,
si ritiene che queste vengano a conoscenza di tutti gli omicidi
e che solo una parte molto piccola e costante nel tempo sia
rubricata come suicidio, incidente o scomparsa. Quindi, di
fronte a un omicidio, una delle 18.000 agenzie di polizia
americane (città, contea, stato e federali) compirà un minimo
di indagini.
Nell’ultimo
decennio, negli Stati Uniti, si sono contati 16 – 17. 000
omicidi criminali l’anno e per 8-9.000 di questi si è giunti
ad una condanna. Di questi ultimi dai 2 ai 4.000 erano passibili
di pena capitale, ma le sentenze di morte sono state meno
di un centinaio l’anno, contro le 300 di dieci anni fa, mentre
le 50 esecuzioni annuali si riferiscono a condanne di dieci,
venti e anche trent’anni fa, quando gli omicidi erano 22.000
all’anno. La polizia ha il controllo totale della scena del
crimine: fa i rilievi, interroga i testi, arresta i sospetti
e decide quali sono le testimonianze e le prove utili per
l’incriminazione e l’eventuale richiesta di pena capitale.
In altre parole è la polizia che imposta il percorso giudiziario
del caso: la Procura lo prende in carico successivamente ed
è raro che decida di modificarlo.
Gli
errori dovuti alla fretta, a sua volta causata dalla pressione
dell’opinione pubblica, diventano così irreversibili. Il più
ricorrente di questi errori è la “visione tunnel”, in cui
si individua un sospetto e si tralasciano altre tracce, concentrandosi
su di lui a scapito di una visione più ampia, fino ad arrivare
a vere e proprie manipolazioni. (1
Ochoa) Le giurie adorano le confessioni e la polizia le
vuole ad ogni costo, fino ad arrivare a puntare pistole alla
testa dei sospetti o minacciarli di “stupro di gruppo” da
parte di altri detenuti. I laboratori e gli esperti della
polizia svolgono una parte fondamentale nelle indagini e gli
errori da essi compiuti hanno un impatto devastante sugli
avvenimenti successivi. [1]
La
Procura ottiene l’incriminazione del sospettato attraverso
un Grand Jury o un’udienza preliminare. Se il procedimento
giudiziario inizia al caso viene dato un nome: lo Stato, o
il Popolo o il Commonwhealth, contro John Doe: e quando dicono
lo stato contro qualcuno non scherzano: tutta la potenza dello
stato si scatena contro l’accusato. Se poi si ritiene che
le testimonianze a carico non siano sufficienti si ricorre
agli snitch: galeotti che scambiano un trattamento favorevole
con la loro testimonianza. Costoro si presentano di fronte
alla giuria giurando che l’accusato ha confessato di essere
l’autore del delitto.
La Procura ha il controllo assoluto della situazione e decide
se chiedere la pena di morte (dopo essersi consultata con
la famiglia della vittima), se patteggiare o andare al processo
con un’imputazione minore, se utilizzare la minaccia di morte
per costringere al patteggiamento. In Europa lo chiamiamo
torturare la gente, ma in Alabama accade che le cose vadano
così: ”Sei in prigione da due anni in attesa del processo
quando si presenta un tizio che dice - Se ti dichiari colpevole
questa è la condanna e fra due anni sei fuori, ma, se ti ostini
a dirti innocente, fra un anno c’è il processo e se vinciamo
noi ti ammazziamo”. Voi cosa fareste? [2]
La
Procura è obbligata a passare le informazioni in suo possesso
alla Difesa e non sono rari i casi in cui questa non è stata
informata dell’esistenza di prove e testimonianze utili alla
sua causa, o che queste fossero seppellite sotto una montagna
di notizie irrilevanti. (2
Alan Gell)
Nella
maggioranza dei processi capitali l’accusato è patrocinato
da un difensore d’ufficio. A seconda degli Stati e delle Contee
la difesa può essere affidata a un pubblico funzionario, a
un avvocato che ha vinto un appalto o a un legale indicato
caso per caso dalla Corte. E’ raro che la Difesa, anche in
appello, sia dotata delle risorse adeguate al suo compito.
(3 Don Paradis)
Il processo è preceduto da una serie di udienze preliminari
in cui si decide quali prove e testimonianze possono arrivare
al dibattimento. Al contrario di quanto accade in Italia non
si fa il processo al crimine, ma alle persone. Gli imputati
possono essere parecchi, ma ognuno ha diritto al “suo” processo.
Questo consente una grande rapidità, sia perché non esiste
la costituzione di parte civile, sia perché gli errori e le
lungaggini di un caso non possono incidere sugli altri. Questo
spezzatino giudiziario consente al Procuratore una enorme
libertà. Potremmo paragonarlo a un regista che assegna le
parti, perché è libero di decidere le imputazioni e quindi
di premere sugli accusati proponendo patteggiamenti in cambio
di testimonianze concordate. (4
Napoleon Beazley)
La Procura si ritiene anche libera di presentare ad una giuria
una spiegazioni dei fatti e a un’altra una versione completamente
diversa di come si è svolto lo stesso delitto. (5
Jesse Jacobs)
Un processo capitale ha inizio, due o tre anni dopo i fatti
(ma anche dopo cinque o otto), con la selezione della giuria
(che può durare settimane). Una volta scelti i dodici giurati
e i sostituti, le parti danno inizio al dibattimento con gli
opening statements cui seguono l’escussione dei testi, la
presentazione dei reperti e le arringhe finali (closing statements).
Poi la giuria riceve le istruzioni dal giudice e, nella speranza
le abbia comprese, si ritira in camera di consiglio da cui
può uscire solo con un verdetto unanime. Se l’unanimità non
è raggiunta il giudice annulla il processo e si deve ricominciare
da capo. Se invece la giuria dichiara l’imputato colpevole
di un reato capitale si passa al sentencing.
Normalmente
i giurati hanno la possibilità di condannare l’imputato per
un reato non capitale (LIO/P lesser included offences - penalties).
Il sentencing è un vero e proprio secondo processo in cui
si dibatte se il condannato deve essere o meno ucciso. La
Procura deve convincere la giuria dell’esistenza di almeno
un’aggravante capitale e, in tre stati, della futura pericolosità
del condannato. Cosa più facile di quanto non sembri, visto
il gran numero di esecuzioni avvenute in Texas e Virginia.
(6 Ramdass)
I
casi preferiti dai procuratori sono i felony murders (80%
delle condanne a morte) perché con essi non si deve dimostrare
né premeditazione né niente: basta la semplice narrazione
del fatto: un omicidio commesso durante un altro reato (rapina,
rapimento, stupro). Da parte sua la Difesa cerca di fornire
buone ragioni (attenuanti) per risparmiargli la vita. Nel
sentencing si ascoltano testimonianze sul carattere del condannato,
la sua infanzia e, spesso, i suoi ricoveri psichiatrici. Secondo
la Scotus l’attenzione dovrebbe essere rivolta unicamente
al delitto e al suo esecutore, ma, con la sentenza Payne,
ha contraddetto se stessa permettendo che i VIS (victims impact
statements) causino una grave distorsione della giustizia.
(7 Payne)
Le
aggravanti che trasformano un omicidio in murder di primo
grado devono essere indicate dalla legge. Il Birmingham News
ci ha illustrato quali, fra le altre, possono portare in Alabama
a una condanna a morte. I politici locali, spinti da fatti
di cronaca, ne hanno di volta in volta aggiunte fino a raggiungere
il surreale. Se uccidete qualcuno per strada non siete passibili
di pena capitale, ma lo diventate se gli prendete il portafogli.
Se ammazzate qualcuno sparandogli da un’auto, che sia o meno
in corsa, avete commesso un reato capitale noto come drive
by shooting, ma se l’ammazzate dopo essere scesi dall’auto
non siete più passibili di condanna a morte (sempre che la
macchina non sia parcheggiata in doppia fila naturalmente).
In Alabama è un delitto capitale uccidere chi è in auto o
in casa sparandogli da fuori, ma non lo è più se gli sparate
dopo essere entrati in casa o in auto. (senza contare che
un drug related drive by shooting è un crimine capitale federale)
[3]
Alla
fine la giuria si riunisce di nuovo e, sempre all’unanimità,
decide della vita del condannato. Se non c’è l’unanimità il
condannato riceve l’ergastolo spesso LWOP. Se invece la giuria
è unanime nel decidere la morte il giudice pronuncia una sentenza
capitale. In Montana e Nebraska la giuria deve trovare all’unanimità
l’esistenza di almeno un fattore aggravante, poi il giudice
(MT) o un panel di tre giudici (NE) decide la sentenza. In
Alabama e Florida la giuria non ha ancora l’obbligo di essere
unanime e il giudice può ancora ribaltare la raccomandazione.
(appendici) Nei casi penali la condanna pone fine al procedimento
giudiziario e “the show is over”, ma con la condanna capitale
siamo solo all’inizio di un lungo e complesso sistema d’appello.
(appendici)
La giurisprudenza post-FURMAN prevede una revisione automatica
della correttezza formale e costituzionale del processo (che
non consiste nel ripetere il dibattimento). L’appello
diretto statale è celebrato indipendentemente dalla volontà
del condannato e, nella maggioranza degli stati, viene udito
direttamente dalla locale Corte Suprema (comunque essa si
chiami) con la possibilità di arrivare alla Corte Suprema
Federale. Negli appelli diretti si dibatte di quanto è stato
portato al processo e il condannato ha l’onere di dimostrare
che nel processo di merito ci sono stati errori così gravi
e numerosi da dichiararlo nullo. Le corti possono decidere
che non vi sono stati errori o che questi sono stati harmless,
oppure annullare tutto quanto o solo il sentencing. Se la
condanna è confermata a tutti i livelli e la Scotus non prende
il caso, questo diventa “final” (le new rules non gli si applicano)
e il condannato può passare agli attacchi collaterali: gli
habeas corpus.
L’appello habeas corpus è una causa civile atta a verificare
se l’imprigionamento di John Doe è legale e prende il nome
di John Doe contro Adam Smith, dove Mr Smith è il direttore
del sistema carcerario dello stato. Nell’habeas corpus statale
si portano i fatti e le testimonianze che non sono state vagliate
al processo di merito ed è possibile avere delle fact-finding
hearings. Questo appello inizia normalmente in una corte di
giustizia dello stato e procede lungo il cammino già percorso
dall’appello diretto.
Se la Scotus non prende in considerazione l’HC statale il
condannato può adire alla giustizia federale, iniziando un
habeas corpus federale in una corte distrettuale e poi fino
alla Scotus, passando per la corte d’appello e, in qualche
caso, con i giudici del circuito federale raccolti en banc.
Le corti federali sono autorizzate a prendere in considerazione
solo le istanze che sono state prodotte nelle corti statali
e che non sono procedural defaulted. In caso contrario è pressoché
impossibile portarle in giudizio anche se sono di importanza
vitale. (Il caso famoso è quello del possibile innocente Lionel
Herrera)
Una volta esauriti i rimedi giudiziari il condannato può chiedere
la grazia al Governatore (o al Presidente in un caso federale).
Questo decide dopo il parere del Board of Pardons and Parole
(organismo di nomina politica). Il Board solitamente tiene
una udienza pubblica in cui vengono chiamati a testimoniare
i parenti del condannato e della vittima. In certi stati il
suo parere è vincolante e il Governatore può solo aggirarlo
concedendo un reprieve, che, in certi casi, è ripetuto più
volte. (come è accaduto con Spirko in Ohio)
Di norma però viene fissata una data per l’esecuzione che
concede al Warden 24 ore di tempo in cui uccidere il condannato
(per questo le esecuzioni si tengono alle 00.01) Se non ci
sono imprevisti e nessun giudice si mette in mezzo, il condannato
è ucciso con il metodo previsto nello stato. Il medico legale
stila poi un certificato di morte in cui la causa del decesso
è spesso indicata come omicidio “judicial homicide as the
death certificates of Sacco and Vanzetti read” In definitiva
sgomenta scoprire con quanta leggerezza le giurie americane
mandano la gente al patibolo (8
Ryan Matthews).
[1]
Claudio Giusti, “Ingiustizia letale”, Diario, 25/05/2001)
[2]
Birmingham News “A Death Penalty Conversion”, 06/11/2005
[3] L’Alabama ha modificato la legge rendendo capitale anche
l’uccisione dentro all’auto. ABA The Alabama D P Report http://www.americanbar.org/content/dam/aba/migrated/moratorium/assessmentproject/alabama/report.authcheckdam.pdf
*
componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio.
Questo saggio è periodicamente aggiornato e migliorato (aggiornato
8 marzo 2012), questo saggio è dedicato "ad Alessia
Bruni e alle nostre scorribande abolizioniste"
 
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