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02 aprile 2012
tutti gli speciali

Dal delitto all'esecuzione - Il procedimento giudiziario capitale americano
di Claudio Giusti*

Anche se metà dei crimini gravi non è denunciata alle autorità, si ritiene che queste vengano a conoscenza di tutti gli omicidi e che solo una parte molto piccola e costante nel tempo sia rubricata come suicidio, incidente o scomparsa. Quindi, di fronte a un omicidio, una delle 18.000 agenzie di polizia americane (città, contea, stato e federali) compirà un minimo di indagini.

Nell’ultimo decennio, negli Stati Uniti, si sono contati 16 – 17. 000 omicidi criminali l’anno e per 8-9.000 di questi si è giunti ad una condanna. Di questi ultimi dai 2 ai 4.000 erano passibili di pena capitale, ma le sentenze di morte sono state meno di un centinaio l’anno, contro le 300 di dieci anni fa, mentre le 50 esecuzioni annuali si riferiscono a condanne di dieci, venti e anche trent’anni fa, quando gli omicidi erano 22.000 all’anno. La polizia ha il controllo totale della scena del crimine: fa i rilievi, interroga i testi, arresta i sospetti e decide quali sono le testimonianze e le prove utili per l’incriminazione e l’eventuale richiesta di pena capitale. In altre parole è la polizia che imposta il percorso giudiziario del caso: la Procura lo prende in carico successivamente ed è raro che decida di modificarlo.

Gli errori dovuti alla fretta, a sua volta causata dalla pressione dell’opinione pubblica, diventano così irreversibili. Il più ricorrente di questi errori è la “visione tunnel”, in cui si individua un sospetto e si tralasciano altre tracce, concentrandosi su di lui a scapito di una visione più ampia, fino ad arrivare a vere e proprie manipolazioni. (1 Ochoa) Le giurie adorano le confessioni e la polizia le vuole ad ogni costo, fino ad arrivare a puntare pistole alla testa dei sospetti o minacciarli di “stupro di gruppo” da parte di altri detenuti. I laboratori e gli esperti della polizia svolgono una parte fondamentale nelle indagini e gli errori da essi compiuti hanno un impatto devastante sugli avvenimenti successivi. [1]

La Procura ottiene l’incriminazione del sospettato attraverso un Grand Jury o un’udienza preliminare. Se il procedimento giudiziario inizia al caso viene dato un nome: lo Stato, o il Popolo o il Commonwhealth, contro John Doe: e quando dicono lo stato contro qualcuno non scherzano: tutta la potenza dello stato si scatena contro l’accusato. Se poi si ritiene che le testimonianze a carico non siano sufficienti si ricorre agli snitch: galeotti che scambiano un trattamento favorevole con la loro testimonianza. Costoro si presentano di fronte alla giuria giurando che l’accusato ha confessato di essere l’autore del delitto.

La Procura ha il controllo assoluto della situazione e decide se chiedere la pena di morte (dopo essersi consultata con la famiglia della vittima), se patteggiare o andare al processo con un’imputazione minore, se utilizzare la minaccia di morte per costringere al patteggiamento. In Europa lo chiamiamo torturare la gente, ma in Alabama accade che le cose vadano così: ”Sei in prigione da due anni in attesa del processo quando si presenta un tizio che dice - Se ti dichiari colpevole questa è la condanna e fra due anni sei fuori, ma, se ti ostini a dirti innocente, fra un anno c’è il processo e se vinciamo noi ti ammazziamo”. Voi cosa fareste? [2]

La Procura è obbligata a passare le informazioni in suo possesso alla Difesa e non sono rari i casi in cui questa non è stata informata dell’esistenza di prove e testimonianze utili alla sua causa, o che queste fossero seppellite sotto una montagna di notizie irrilevanti. (2 Alan Gell)

Nella maggioranza dei processi capitali l’accusato è patrocinato da un difensore d’ufficio. A seconda degli Stati e delle Contee la difesa può essere affidata a un pubblico funzionario, a un avvocato che ha vinto un appalto o a un legale indicato caso per caso dalla Corte. E’ raro che la Difesa, anche in appello, sia dotata delle risorse adeguate al suo compito. (3 Don Paradis)

Il processo è preceduto da una serie di udienze preliminari in cui si decide quali prove e testimonianze possono arrivare al dibattimento. Al contrario di quanto accade in Italia non si fa il processo al crimine, ma alle persone. Gli imputati possono essere parecchi, ma ognuno ha diritto al “suo” processo. Questo consente una grande rapidità, sia perché non esiste la costituzione di parte civile, sia perché gli errori e le lungaggini di un caso non possono incidere sugli altri. Questo spezzatino giudiziario consente al Procuratore una enorme libertà. Potremmo paragonarlo a un regista che assegna le parti, perché è libero di decidere le imputazioni e quindi di premere sugli accusati proponendo patteggiamenti in cambio di testimonianze concordate. (4 Napoleon Beazley)

La Procura si ritiene anche libera di presentare ad una giuria una spiegazioni dei fatti e a un’altra una versione completamente diversa di come si è svolto lo stesso delitto. (5 Jesse Jacobs)

Un processo capitale ha inizio, due o tre anni dopo i fatti (ma anche dopo cinque o otto), con la selezione della giuria (che può durare settimane). Una volta scelti i dodici giurati e i sostituti, le parti danno inizio al dibattimento con gli opening statements cui seguono l’escussione dei testi, la presentazione dei reperti e le arringhe finali (closing statements). Poi la giuria riceve le istruzioni dal giudice e, nella speranza le abbia comprese, si ritira in camera di consiglio da cui può uscire solo con un verdetto unanime. Se l’unanimità non è raggiunta il giudice annulla il processo e si deve ricominciare da capo. Se invece la giuria dichiara l’imputato colpevole di un reato capitale si passa al sentencing.

Normalmente i giurati hanno la possibilità di condannare l’imputato per un reato non capitale (LIO/P lesser included offences - penalties). Il sentencing è un vero e proprio secondo processo in cui si dibatte se il condannato deve essere o meno ucciso. La Procura deve convincere la giuria dell’esistenza di almeno un’aggravante capitale e, in tre stati, della futura pericolosità del condannato. Cosa più facile di quanto non sembri, visto il gran numero di esecuzioni avvenute in Texas e Virginia. (6 Ramdass)

I casi preferiti dai procuratori sono i felony murders (80% delle condanne a morte) perché con essi non si deve dimostrare né premeditazione né niente: basta la semplice narrazione del fatto: un omicidio commesso durante un altro reato (rapina, rapimento, stupro). Da parte sua la Difesa cerca di fornire buone ragioni (attenuanti) per risparmiargli la vita. Nel sentencing si ascoltano testimonianze sul carattere del condannato, la sua infanzia e, spesso, i suoi ricoveri psichiatrici. Secondo la Scotus l’attenzione dovrebbe essere rivolta unicamente al delitto e al suo esecutore, ma, con la sentenza Payne, ha contraddetto se stessa permettendo che i VIS (victims impact statements) causino una grave distorsione della giustizia. (7 Payne)

Le aggravanti che trasformano un omicidio in murder di primo grado devono essere indicate dalla legge. Il Birmingham News ci ha illustrato quali, fra le altre, possono portare in Alabama a una condanna a morte. I politici locali, spinti da fatti di cronaca, ne hanno di volta in volta aggiunte fino a raggiungere il surreale. Se uccidete qualcuno per strada non siete passibili di pena capitale, ma lo diventate se gli prendete il portafogli. Se ammazzate qualcuno sparandogli da un’auto, che sia o meno in corsa, avete commesso un reato capitale noto come drive by shooting, ma se l’ammazzate dopo essere scesi dall’auto non siete più passibili di condanna a morte (sempre che la macchina non sia parcheggiata in doppia fila naturalmente). In Alabama è un delitto capitale uccidere chi è in auto o in casa sparandogli da fuori, ma non lo è più se gli sparate dopo essere entrati in casa o in auto. (senza contare che un drug related drive by shooting è un crimine capitale federale) [3]

Alla fine la giuria si riunisce di nuovo e, sempre all’unanimità, decide della vita del condannato. Se non c’è l’unanimità il condannato riceve l’ergastolo spesso LWOP. Se invece la giuria è unanime nel decidere la morte il giudice pronuncia una sentenza capitale. In Montana e Nebraska la giuria deve trovare all’unanimità l’esistenza di almeno un fattore aggravante, poi il giudice (MT) o un panel di tre giudici (NE) decide la sentenza. In Alabama e Florida la giuria non ha ancora l’obbligo di essere unanime e il giudice può ancora ribaltare la raccomandazione. (appendici) Nei casi penali la condanna pone fine al procedimento giudiziario e “the show is over”, ma con la condanna capitale siamo solo all’inizio di un lungo e complesso sistema d’appello. (appendici)

La giurisprudenza post-FURMAN prevede una revisione automatica della correttezza formale e costituzionale del processo (che non consiste nel ripetere il dibattimento). L’appello diretto statale è celebrato indipendentemente dalla volontà del condannato e, nella maggioranza degli stati, viene udito direttamente dalla locale Corte Suprema (comunque essa si chiami) con la possibilità di arrivare alla Corte Suprema Federale. Negli appelli diretti si dibatte di quanto è stato portato al processo e il condannato ha l’onere di dimostrare che nel processo di merito ci sono stati errori così gravi e numerosi da dichiararlo nullo. Le corti possono decidere che non vi sono stati errori o che questi sono stati harmless, oppure annullare tutto quanto o solo il sentencing. Se la condanna è confermata a tutti i livelli e la Scotus non prende il caso, questo diventa “final” (le new rules non gli si applicano) e il condannato può passare agli attacchi collaterali: gli habeas corpus.

L’appello habeas corpus è una causa civile atta a verificare se l’imprigionamento di John Doe è legale e prende il nome di John Doe contro Adam Smith, dove Mr Smith è il direttore del sistema carcerario dello stato. Nell’habeas corpus statale si portano i fatti e le testimonianze che non sono state vagliate al processo di merito ed è possibile avere delle fact-finding hearings. Questo appello inizia normalmente in una corte di giustizia dello stato e procede lungo il cammino già percorso dall’appello diretto.

Se la Scotus non prende in considerazione l’HC statale il condannato può adire alla giustizia federale, iniziando un habeas corpus federale in una corte distrettuale e poi fino alla Scotus, passando per la corte d’appello e, in qualche caso, con i giudici del circuito federale raccolti en banc. Le corti federali sono autorizzate a prendere in considerazione solo le istanze che sono state prodotte nelle corti statali e che non sono procedural defaulted. In caso contrario è pressoché impossibile portarle in giudizio anche se sono di importanza vitale. (Il caso famoso è quello del possibile innocente Lionel Herrera)

Una volta esauriti i rimedi giudiziari il condannato può chiedere la grazia al Governatore (o al Presidente in un caso federale). Questo decide dopo il parere del Board of Pardons and Parole (organismo di nomina politica). Il Board solitamente tiene una udienza pubblica in cui vengono chiamati a testimoniare i parenti del condannato e della vittima. In certi stati il suo parere è vincolante e il Governatore può solo aggirarlo concedendo un reprieve, che, in certi casi, è ripetuto più volte. (come è accaduto con Spirko in Ohio)

Di norma però viene fissata una data per l’esecuzione che concede al Warden 24 ore di tempo in cui uccidere il condannato (per questo le esecuzioni si tengono alle 00.01) Se non ci sono imprevisti e nessun giudice si mette in mezzo, il condannato è ucciso con il metodo previsto nello stato. Il medico legale stila poi un certificato di morte in cui la causa del decesso è spesso indicata come omicidio “judicial homicide as the death certificates of Sacco and Vanzetti read” In definitiva sgomenta scoprire con quanta leggerezza le giurie americane mandano la gente al patibolo (8 Ryan Matthews).

[1] Claudio Giusti, “Ingiustizia letale”, Diario, 25/05/2001)

[2] Birmingham News “A Death Penalty Conversion”, 06/11/2005

[3] L’Alabama ha modificato la legge rendendo capitale anche l’uccisione dentro all’auto. ABA The Alabama D P Report http://www.americanbar.org/content/dam/aba/migrated/moratorium/assessmentproject/alabama/report.authcheckdam.pdf

* componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio. Questo saggio è periodicamente aggiornato e migliorato (aggiornato 8 marzo 2012), questo saggio è dedicato "ad Alessia Bruni e alle nostre scorribande abolizioniste"


per approfondire...

Dossier Giustizia USA

Dossier pena di morte

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