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02 aprile 2012
tutti gli speciali

E adesso chi paga? Il caso Ryan Matthews
di Claudio Giusti*

E’ questa la domanda che si sono fatti tutti quando Ryan Matthews è uscito libero dall’aula del tribunale della Jefferson Parish (LA). Chi pagherà per gli avvocati e per i cinque test del DNA? Chi pagherà per i sette anni passati nel braccio della morte? Pagheranno i giurati, il giudice, il procuratore e lo sceriffo? Chi sarà a pagare per la vita di un ragazzo handicappato arrestato a 17 anni per la sola colpa di essere nero?

Il 7 aprile del 1997 Tommy Vanhoose fu ucciso durante una rapina. L’assassino fuggendo gettò via il passamontagna e si tuffò nell’auto del complice attraverso il finestrino dello sportello di destra. Poche ore dopo due ragazzi neri, ritardati mentali di 17 anni, furono fermati dalla polizia. Dopo sei ore di interrogatorio uno di loro, Travis Hayes, fu “convinto”, in cambio dell’ergastolo, a dichiararsi colpevole e accusare l’altro, Ryan Matthews dell’assassinio.

Al processo (dove l’Accusa era riuscita a togliere di mezzo tutti i giurati neri tranne uno) nessuno fece caso alle contraddizioni dei testimoni che dicevano essere l’assassino alto 1 e 60, mentre Matthews è 1 e 80; come nessuno notò che il finestrino di destra dell’auto dei due ragazzi era bloccato da tempo. Nessuno poi si prese la briga di effettuare il test del DNA sul passamontagna. I processi americani normalmente durano poco e ai giudici non piace perdersi in chiacchiere: così alle 10 di sera del secondo giorno, invece di sospendere l’udienza il giudice ordinò alle parti di fare le arringhe e spedì la giuria a deliberare.

Alle quattro e venti di notte i giurati lo avvisarono che non erano in grado di raggiungere un verdetto, ma il giudice gli impose di continuare la discussione: così che, alle cinque del mattino, la giuria dichiarò Matthews colpevole di omicidio capitale. In parole povere quel ragazzo fu dichiarato colpevole perché i giurati erano esausti e volevano andare a dormire. Poi, il 6 maggio del 1999, il minorenne Ryan fu spedito, in violazione di tutte le norme internazionali, al patibolo.

Qualche tempo dopo si venne a sapere che un tizio, condannato a vent’anni per avere sgozzato una donna, si vantava di essere l’autore dell’assassinio per cui Matthews era nel braccio. Questo convinse il “Progetto Innocenza” di Barry Scheck a occuparsi del caso e a dimostrare, grazie al DNA, che il passamontagna non era di Ryan. Però ci volle lo stesso del bello e del buono per convincere la Corte Suprema della Louisiana a riaprire il caso ordinando un’udienza in cui si riesaminassero tute le prove.

Da parte sua il DA della Jefferson Parish (quella in cui i procuratori vanno in aula con cravatte su cui è stato disegnato un cappio) fece di tutto per impedirla e ci sono voluti cinque test consecutivi del DNA per avere ragione della sua ostinazione. Alla fine, l’11 agosto 2004, Ryan Matthews è diventato il 117esimo condannato uscito dal braccio della morte e il 17esimo salvato dal DNA. Mentre per liberare il “complice” Travis Hayes ci sono voluti altri due anni e mezzo di sforzi.

Seraficamente il Procuratore Paul Connick ha commentato il caso spiegando che le indagini continuavano, che Matthews è ancora un sospettato, ma che il suo ufficio non era più in grado di provarne la colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio. Non ha spiegato cosa sarebbe successo se il vero colpevole non fosse stato così stupido da gettare il passamontagna.

Comunque state tranquilli: nessuno ha pagato per gli anni di braccio della morte di Ryan Matthews. Non è mai successo prima e non è successo nemmeno questa volta.

In proposito l’ineffabile DA Joshua K. Marquis, punta di lancia del negazionismo giudiziario americano e amatissimo da Scalia che l’ha citato in Kansas contro Marsh, spiegava la situazione con l’estrema improntitudine che gli è propria: “Costui fu condannato a morte per un omicidio che avvenne quando non aveva raggiunto i 18 anni e con l’attuale giurisprudenza questo non sarebbe più possibile.” Chutzpah!!!!


117. Ryan Matthews "This defendant was sentenced to death for a murder that occurred when he was under 18 years of age. Under current law, he would no longer be eligible for the death penalty because he was a juvenile at the time of the crime. Testimony of Hon. Joshua K. Marquis Before the United States House of Representatives Judiciary Committee Subcommittee on Crime and Terrorism" (June 30, 2005), la testimonianza è stata in seguito rimaneggiata per toglierne le parti più imbarazzanti http://www.access.gpo.gov/congress/house/pdf/109hrg/22189.pdf Marquis, Joshua (Winter 2005).
"Symposium: Innocnence in Capital Sentencing: Article: The Myth of Innocence". Journal of Criminal Law & Criminology Northwestern School of Law 95: 501

* componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio. Questo saggio è periodicamente aggiornato e migliorato (aggiornato 8 marzo 2012), questo saggio è dedicato "ad Alessia Bruni e alle nostre scorribande abolizioniste"


per approfondire...

Dossier Giustizia USA

Dossier pena di morte

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