Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
02 aprile 2012
tutti gli speciali

Thou Shalt Not Kill Any Nice Person. Il caso Payne: I diritti delle vittime
di Claudio Giusti*

Le organizzazioni che si occupano di “diritti delle vittime” sono estremamente potenti (Benetton ne sa qualcosa), ma non si interessano delle normali vittime dei 16-17 mila omicidi americani all’anno (dieci anni fa erano 22-24.000), ma solo del ristrettissimo numero di casi in cui la Procura chiede e ottiene la pena di morte.

Si autodefiniscono “survivors” anche se erano a centinaia di chilometri dal tragico avvenimento e la loro voce è molto influente. Streib afferma che, in certe giurisdizioni, i parenti delle vittime sono addirittura ospitati nel banco del Procuratore, mentre secondo Logan in Missouri si è arrivati a mettere in campo 46 parenti della vittima e fra questi ce n’erano alcuni non ancora nati al tempo dell’assassinio e altri che successivamente avevano divorziato ed erano quindi usciti dal gruppo familiare.

In compenso il Board of Pardons del Nebraska, nell’udienza per la grazia a Randy Reeves, si rifiutò di ascoltare i genitori delle vittime perché queste erano apertamente contro la pena di morte. (dovette intervenire la Corte Suprema del Nebraska)

PAYNE, ovvero: quanto valeva chi avete ucciso?

Con la sentenza PAYNE vs TENNESSEE (1991) la Corte Suprema, ribaltando BOOTH, ha introdotto la possibilità che, nel sentencing, possano testimoniare i parenti della vittima. Questa è una rimarchevole distorsione della giustizia, perché l'attenzione cadrà inevitabilmente sul “chi era chi avete ucciso”, mentre la giurisprudenza della stessa Scotus prevede che le vittime siano tutte uguali, mentre diversi sono gli omicidi e gli autori di questi. Le Sentenze della Corte Suprema stabiliscono che la giuria, nel decidere della vita o della morte del condannato, tenga in considerazione: “the character and record of the individual offender and the circumstances of the particular offense”. Quindi è l’indole e il passato del reo, con le circostanze del crimine, e non il valore sociale della vittima che dovrebbero contare.

La realtà della giurisprudenza capitale americana è diversa. Se uccidete per motivi abbietti e in maniera orribile un ragazzo nero, povero e pregiudicato, sarà decisamente insolito che la Procura chieda la pena capitale, perché i parenti della vittima raramente saranno del tipo adatto a influenzare una giuria. Difficilmente il DA farà sfilare sul banco dei testimoni alcuni neri mal vestiti, che parlano l'ebonic e piangono un ragazzo pregiudicato. Ben diverso sarà il caso in cui avete ucciso (sempre per motivi abbietti e in modo orribile) una bella ragazza della buona borghesia bianca. Il DA sarà deliziato dall’idea di una sfilza di borghesi bianchi ben vestiti e bene educati che testimonieranno alla Giuria l'immenso dolore che avete causato. L'accento così passerà dal delitto commesso al “valore” che aveva la vittima.

Non c'è bisogno di avere una grande esperienza per capire quale sia la distorsione introdotta nel dibattimento e quale differenza vi sia nelle decisioni che prende la giuria quando deve soppesare aggravanti e attenuanti. Diventa così straordinariamente importante la bravura del vostro avvocato e la quantità di denaro che potete spendere nella vostra difesa e nelle investigazioni sulla vittima. Che valore aveva questa? Era proprio così brava e buona come la dipingono i familiari? il suo passato è proprio cosi immacolato e limpido? beveva? Ci sono state della relazioni extra coniugali e una richiesta di divorzio? Un aborto?

Basta questo per capire cosa può architettare un avvocato con un pelo sullo stomaco sufficientemente spesso (ma se l'avvocato è del posto e la famiglia della vittima è potente difficilmente costui pescherà nel torbido). I DA hanno sfruttato in pieno le possibilità che il VIS (victim impact statement) ha offerto loro e hanno mostrato alle giurie, con la complicità della Scotus, dei video (montati da professionisti, con le struggenti musiche di Enya) realizzati con i filmini girati dalla famiglia della morta.

A volte però la voce dei parenti della vittima cade inascoltata, come nel caso di Fred Gilreath, ucciso nel 2001 per l’assassinio nella moglie avvenuto in Georgia 21 anni prima. I figli chiesero inutilmente pietà al Governatore in nome dei nipoti cresciuti visitando il nonno nel braccio.


Streib Victor L.
Death Penalty in a Nutshell. Third Edition. St. Paul MN, Thompson, 2008

Logan, Wayne A.
Victims, Survivors and the Decisions to Seek and Impose Death. William Mitchell Legal Studies Research Paper No. 12; FSU College of Law, Public Law Research Paper No. 235.
Available at SSRN: http://ssrn.com/abstract=715021

Sul caso Reeves http://www.deathpenaltyreligious.org/education/overview/reeves.html
Petition Preview: Enya, the Death Penalty, and Video Victim Impact Evidence
http://www.scotusblog.com/wp/petition-preview-enya-the-death-penalty-and-video-victim-impact-evidence/

* componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio. Questo saggio è periodicamente aggiornato e migliorato (aggiornato 8 marzo 2012), questo saggio è dedicato "ad Alessia Bruni e alle nostre scorribande abolizioniste"


per approfondire...

Dossier Giustizia USA

Dossier pena di morte

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale