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Thou
Shalt Not Kill Any Nice Person. Il caso Payne: I diritti delle
vittime
di
Claudio Giusti*
Le
organizzazioni che si occupano di “diritti delle vittime”
sono estremamente potenti (Benetton ne sa qualcosa), ma non
si interessano delle normali vittime dei 16-17 mila omicidi
americani all’anno (dieci anni fa erano 22-24.000), ma solo
del ristrettissimo numero di casi in cui la Procura chiede
e ottiene la pena di morte.
Si
autodefiniscono “survivors” anche se erano a centinaia di
chilometri dal tragico avvenimento e la loro voce è molto
influente. Streib afferma che, in certe giurisdizioni, i parenti
delle vittime sono addirittura ospitati nel banco del Procuratore,
mentre secondo Logan in Missouri si è arrivati a mettere in
campo 46 parenti della vittima e fra questi ce n’erano alcuni
non ancora nati al tempo dell’assassinio e altri che successivamente
avevano divorziato ed erano quindi usciti dal gruppo familiare.
In
compenso il Board of Pardons del Nebraska, nell’udienza per
la grazia a Randy Reeves, si rifiutò di ascoltare i genitori
delle vittime perché queste erano apertamente contro la pena
di morte. (dovette intervenire la Corte Suprema del Nebraska)
PAYNE,
ovvero: quanto valeva chi avete ucciso?
Con
la sentenza PAYNE vs TENNESSEE (1991) la Corte Suprema, ribaltando
BOOTH, ha introdotto la possibilità che, nel sentencing, possano
testimoniare i parenti della vittima. Questa è una rimarchevole
distorsione della giustizia, perché l'attenzione cadrà inevitabilmente
sul “chi era chi avete ucciso”, mentre la giurisprudenza della
stessa Scotus prevede che le vittime siano tutte uguali, mentre
diversi sono gli omicidi e gli autori di questi. Le
Sentenze della Corte Suprema stabiliscono che la giuria, nel
decidere della vita o della morte del condannato, tenga in
considerazione: “the character and record of the individual
offender and the circumstances of the particular offense”.
Quindi è l’indole e il passato del reo, con le circostanze
del crimine, e non il valore sociale della vittima che dovrebbero
contare.
La realtà della giurisprudenza capitale americana è diversa.
Se uccidete per motivi abbietti e in maniera orribile un ragazzo
nero, povero e pregiudicato, sarà decisamente insolito che
la Procura chieda la pena capitale, perché i parenti della
vittima raramente saranno del tipo adatto a influenzare una
giuria. Difficilmente il DA farà sfilare sul banco dei testimoni
alcuni neri mal vestiti, che parlano l'ebonic e piangono un
ragazzo pregiudicato. Ben diverso sarà il caso in cui avete
ucciso (sempre per motivi abbietti e in modo orribile) una
bella ragazza della buona borghesia bianca. Il DA sarà deliziato
dall’idea di una sfilza di borghesi bianchi ben vestiti e
bene educati che testimonieranno alla Giuria l'immenso dolore
che avete causato. L'accento così passerà dal delitto commesso
al “valore” che aveva la vittima.
Non
c'è bisogno di avere una grande esperienza per capire quale
sia la distorsione introdotta nel dibattimento e quale differenza
vi sia nelle decisioni che prende la giuria quando deve soppesare
aggravanti e attenuanti. Diventa così straordinariamente importante
la bravura del vostro avvocato e la quantità di denaro che
potete spendere nella vostra difesa e nelle investigazioni
sulla vittima. Che valore aveva questa? Era proprio così brava
e buona come la dipingono i familiari? il suo passato è proprio
cosi immacolato e limpido? beveva? Ci sono state della relazioni
extra coniugali e una richiesta di divorzio? Un aborto?
Basta questo per capire cosa può architettare un avvocato
con un pelo sullo stomaco sufficientemente spesso (ma se l'avvocato
è del posto e la famiglia della vittima è potente difficilmente
costui pescherà nel torbido). I DA hanno sfruttato in pieno
le possibilità che il VIS (victim impact statement) ha offerto
loro e hanno mostrato alle giurie, con la complicità della
Scotus, dei video (montati da professionisti, con le struggenti
musiche di Enya) realizzati con i filmini girati dalla famiglia
della morta.
A
volte però la voce dei parenti della vittima cade inascoltata,
come nel caso di Fred Gilreath, ucciso nel 2001 per l’assassinio
nella moglie avvenuto in Georgia 21 anni prima. I figli chiesero
inutilmente pietà al Governatore in nome dei nipoti cresciuti
visitando il nonno nel braccio.
Streib Victor L.
Death Penalty in a Nutshell. Third Edition. St. Paul MN, Thompson,
2008
Logan, Wayne A.
Victims, Survivors and the Decisions to Seek and Impose Death.
William Mitchell Legal Studies Research Paper No. 12; FSU
College of Law, Public Law Research Paper No. 235.
Available at SSRN: http://ssrn.com/abstract=715021
Sul caso Reeves http://www.deathpenaltyreligious.org/education/overview/reeves.html
Petition Preview: Enya, the Death Penalty, and Video Victim
Impact Evidence
http://www.scotusblog.com/wp/petition-preview-enya-the-death-penalty-and-video-victim-impact-evidence/
*
componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio.
Questo saggio è periodicamente aggiornato e migliorato (aggiornato
8 marzo 2012), questo saggio è dedicato "ad Alessia
Bruni e alle nostre scorribande abolizioniste"
 
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