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Money
talks. Il caso Don Paradis
di
Claudio Giusti*
Le
ragioni per cui i neri usano il termine linciaggio legale
(legal lynching) per indicare la pena capitale sono facilmente
intuibili.
John
Luttig e Ivan Holland avevano entrambi 63 anni quando furono
assassinati, a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, nella
cittadina texana di Tyler. Il primo era un esponente della
borghesia bianca, padre di un giudice federale, mentre il
secondo era un homeless nero. Il primo fu ucciso da tre ragazzi
di colore che volevano rubargli una delle sue due Mercedes,
l’altro fu assassinato per divertimento da tre giovani nazisti
bianchi. I tre assassini neri vennero rapidamente individuati
dalla polizia e i due fratelli Coleman furono ricattati dalla
Procura. Se volevano salvare la pelle dovevano testimoniare
contro il diciassettenne Napoleon Beazley, quello che aveva
sparato, e dovevano farlo come voleva il Procuratore. I due
accettarono e fu solo dopo la loro testimonianza che patteggiarono
l’ergastolo con possibilità di parola dopo 80 anni (si, avete
letto bene, dopo ottant’anni di carcere).
Al
processo furono fondamentali per convincere la giuria, di
soli bianchi, a condannare a morte Beazley. Mentre il Procuratore
lo definiva un “animale”, i due fratelli lo descrissero come
uno spietato assassino, un freddo killer, una belva assetata
di sangue umano, mentre Beazley era così terrorizzato dal
suo delitto che, temendo si suicidasse, i fratelli gli tolsero
la pistola. Il figlio del povero Luttig è un giudice federale
(in odore di nomina alla Scotus). Smontò il suo ufficio in
Virginia, trasferendosi armi e bagagli (impiegati compresi)
in Texas per seguire il processo e, secondo alcuni, ne fu
il regista occulto.
L’Accusa
si procurò una giuria bianca eliminando con tutti i mezzi,
legali e illegali, ogni potenziale giurato di colore. Uno
di questi non fu accettato perché, 12 anni prima, era stato
accusato di DUI. La condanna per DUI però non escluse un giurato
bianco notoriamente razzista. Non si fece caso che uno dei
giurati era stato in rapporti economici con la vittima e che
una delle giurate era solita esporre la bandiera confederata,
simbolo dell’organizzazione cui era iscritta. (Fu proprio
Luttig Jr a scrivere in una sentenza che l’esposizione della
Stars and Bars può essere intensa come segno di razzismo).
Nemmeno Perry Mason avrebbe salvato Beazley dal verdetto di
colpevolezza, ma una difesa efficiente e anche un solo giurato
nero avrebbero potuto salvargli la pelle. Al contrario due
dei tre nazisti assassini patteggiano pene detentive di una
quarantina d’anni, con la possibilità di parola dopo venti.
Mentre il terzo non fu nemmeno incriminato.
Invece
Napoleon Beazley fu ucciso il 22 maggio 2002, lo stesso giorno
in cui la Corte Suprema del Missouri garantiva uno stay permanente
al minorenne Simmons, in attesa che la Corte Suprema Federale
si pronunciasse sulla legalità della pena di morte per i minorenni,
cosa che avvenne con la sua abolizione il 1 marzo 2005.
“It
is the sincerely held view of many Americans, of all races,
that the confederate flag is a symbol of racial separation
and oppression. And, unfortunately, as uncomfortable as it
is to admit, there are still those today who affirm allegiance
to the confederate flag precisely because, for them, that
flag is identified with racial separation. Because there are
citizens who not only continue to hold separatist views, but
who revere the confederate flag precisely for its symbolism
of those views, it is not an irrational inference that one
who displays the confederate flag may harbor racial bias against
African-Americans.”
Honorable J. Michael Luttig, United States v. Blanding, 250
F.3d 858, 861 (4th Cir. 2001). http://www.internationaljusticeproject.org/pdfs/nbeazleyclemency.pdf
*
componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio.
Questo saggio è periodicamente aggiornato e migliorato (aggiornato
8 marzo 2012), questo saggio è dedicato "ad Alessia
Bruni e alle nostre scorribande abolizioniste"
 
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