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Legge
e disordine in Texas: il caso Ochoa
di
Claudio Giusti*
Quando,
nel 1988, Nancy De Priest fu stuprata e uccisa la polizia
di Austin (Texas) non perse molto tempo in indagini e minacciò
Christopher Ochoa (22 anni) di fargli avere la pena di morte
se non avesse confessato di essere l’autore del delitto. Il
ventiduenne Ochoa si proclamava innocente, ma non aveva i
soldi per pagarsi l’avvocato, così, sapendo che gliene sarebbe
toccato uno d’ufficio accuratamente scelto fra i più incompetenti,
preferì confessare e prendersi l’ergastolo piuttosto che finire
sulla sedia elettrica.
Avendo
Ochoa patteggiato non ci fu alcun dibattimento in aula che
provasse la veridicità delle accuse, mentre uno straccio di
processo venne organizzato per il presunto complice Richard
Dazinger (18 anni). Anche lui si diceva innocente, ma la testimonianza
di Ochoa fu più che sufficiente a fargli avere 99 anni di
prigione.
Questa
sarebbe una delle solite storie di normale mala giustizia
americana se non fosse che, a dieci anni dal fatto, Achim
Josef Marino, condannato all’ergastolo per altri reati e che
era venuto a conoscenza della condanna di Ochoa e Dazinger,
non avesse cominciato ad accusarsi dell’assassinio della DePriest.
Marino fornì ampie prove del suo crimine e scrisse a tutte
le autorità del Texas, compreso il Governatore Giorgino Bush
Jr, cui indirizzò una lettera, scritta a mano, che iniziava
con le parole: “oggetto: confessione d’omicidio”, ma per due
anni nessuno si preoccupò di riaprire il caso.
Fu
solo dopo l’intervento degli avvocati del “Progetto Innocenti”
della Cardozo Law School, che si cominciò a pensare di fare
il test del DNA per vedere chi ha veramente stuprato e ucciso
la povera Nancy. Così la verità venne a galla, dopo 12 anni
di sofferenze, e Ochoa uscì di prigione, mentre Dazinger,
che in prigione era diventato matto, passava da un manicomio
all’altro.
*
componente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio.
Questo saggio è periodicamente aggiornato e migliorato (aggiornato
8 marzo 2012), questo saggio è dedicato "ad Alessia
Bruni e alle nostre scorribande abolizioniste"
 
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