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18 febbraio 2011
tutti gli speciali

Corruzione e Costituzione : no , proprio non ci siamo !
di Alessandro Balducci*

La corruzione in Italia vale circa 60 miliardi di euro l’anno, ma nel 2011 sono state inflitte condanne solo per 75 milioni. Lo afferma il procuratore generale aggiunto della Corte dei Conti, Maria Teresa Arganelli, nella sua relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Il nostro paese, ricorda la Corte dei conti, “nella classifica degli Stati percepiti più corrotti nel mondo stilata da Transparency International per il 2011 assume il non commendevole posto di 69 su 182 paesi presi in esame e nella Ue è posizionata avanti alla Grecia, Romania e Bulgaria”.

Queste poche righe, riportate dal sito web di un quotidiano di rilevanza nazionale, avrebbero dovuto far sobbalzare dalla sedia i ministri, il capo del governo e gli schieramenti politici che lo sostengono con una maggioranza cosi’ estesa da essere un record nella storia della Repubblica. Gia’ perche’ questo governo “dei tecnici” si e’ insediato a causa dell’incapacita’ del governo precedente di affrontare la grave situazione economica e finanziaria che stava portando l’Italia nel caos totale.

In particolare il governo Berlusconi non riusciva, a causa delle divisioni interne che dilaniavano la sua pur numerosa e solida maggioranza parlamentare, a prendere quei provvedimenti di riequilibrio del bilancio, di tagli agli sprechi, di sacrifici per tutte le categorie (anche quelle che finora erano state risparmiate dalle politiche di rigore) e di recupero dell’evasione fiscale che erano e sono diventate assolutamente necessarie per ridare credibilita’ al “sistema Italia”. Adesso c’e’ un governo di tecnici e di esperti in economia e finanza che, per loro formazione culturale e professionale, dovrebbero essere molto sensibili al recupero delle risorse finanziarie pubbliche laddove soprattutto queste risorse - i soldi dei contribuenti - vengono dilapidate per alimentare corruttele, clientele e malgoverno.

Ormai c’e’ una condivisione generale sulla stima di 60 miliardi di euro come danno all’erario pubblico provocato dalla corruzione. Il Greco, il gruppo anticorruzione del Consiglio d’Europa al quale l’Italia aderisce, il 27 maggio 2011 contestava al governo Berlusconi di non aver soddisfatto ben 14 delle 22 richieste rivolte al nostro paese in materia di leggi anticorruzione. Il Greco sottolinea in particolare che la lunghezza dei processi, combinata con le regole sulla prescrizione, fa sì che solo un numero minimo di processi arrivi a condanne definitive. A tutt’oggi l’Italia non ha ancora approvato una legge anticorruzione efficace, nonostante i continui richiami da parte dell’Europa.

La corruzione e’ fonte di disuguaglianza: perche’ si arricchisce chi non vive onestamente, a fronte di chi, vivendo del proprio lavoro, riesce a malapena ad arrivare a fine mese. E’ fonte di illegalita’, oltrer ad essere essa stessa illegalita’: perche’ i soldi accumulati con la corruzione devono essere tenuti nascosti o esportati nei paradisi fiscali e, spesso, alimentano altri reati e/o comportamenti criminali, come il riciclaggio. E’ un insulto, o meglio, un pugno allo stomaco dei contribuenti che pagano, con le loro le tasse, gli stipendi ai funzionari ed agli amministratori pubblici corrotti i quali, invece di fare il lavoro per cu sono pagati, fanno i loro sporchi interessi e quelli delle loro clientele.

Ci aspettavamo allora parole forti da parte del capo dello Stato e del capo del governo; soprattutto da QUESTO capo del governo, europeista convinto, che un giorno si’ e l’altro pure, ci ricorda che siamo in Europa e che bisogna adempiere agli impegni che l’Europa ci assegna. E ci aspettavamo da questo capo del governo anche una convocazione urgente delle Camere per una sollecita approvazione di una legge anticorruzione con la stessa solerzia con la quale, almeno apparentemente, si sta procedendo nella lotta all’evasione fiscale. E invece niente. Anzi, c’e’ la notizia, data da tutti i mass-media, che PdL, PD e UdC si sono ritrovati per discutere e procedere con una bozza condivisa su… le riforme istituzionali e costituzionali.

Avete capito bene! La classe politica, in un momento di eccezionale gravita’ dell’economia, rinuncia a recuperare importanti e decisive risorse che eviterebbero ulteriori e ingiusti sacrifici per chi ha sempre pagato, e si mette a parlare di “riformare la Costituzione”! Come se il problema del mancato sviluppo economico di intere aree del Paese – come il Sud – e la perdita di prestigio e di affidabilita’ dell’Italia in europa e nel mondo, fosse addebitabile alla nostra Costituzione perche’ e’ “vecchia” o non permette un “governo forte”!

La classe politica italiana ha largamente dimostrato la sua incapacita’ anche in presenza di solide maggioranze parlamentari che le permettevano di prendere tutti i provvedimenti che avrebbe voluto – e dovuto - prendere. E se non li ha presi, non e’ perche’ la Costituzione glielo ha impedito, ma perche’ incapace di mettere l’interesse pubblico in cima alla lista delle priorita’. Allora che la smettano una buona volta coi loro goffi e pericolosi tentativi di modificare e di alterare l’equilibrio dei poteri disegnato dalla Carta Fondamentale, e si mettano al Servizio del Paese.

Leggi da fare ce ne sono tante, come abbiamo ricordato; senza necessita’ di mettere mano alla Costituzione.

* Coordinatore della Commissione "Cittadinanza e Costituzione" dell'Osservatorio


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Dossier etica e politica

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