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Corruzione e Costituzione : no , proprio non ci siamo !
di
Alessandro Balducci*
“La
corruzione in Italia vale circa 60 miliardi di euro l’anno,
ma nel 2011 sono state inflitte condanne solo per 75 milioni.
Lo afferma il procuratore generale aggiunto della Corte dei
Conti, Maria Teresa Arganelli, nella sua relazione per l’inaugurazione
dell’anno giudiziario. Il nostro paese, ricorda la Corte dei
conti, “nella classifica degli Stati percepiti più corrotti
nel mondo stilata da Transparency International per il 2011
assume il non commendevole posto di 69 su 182 paesi presi
in esame e nella Ue è posizionata avanti alla Grecia, Romania
e Bulgaria”.
Queste poche righe, riportate dal sito web di un quotidiano
di rilevanza nazionale, avrebbero dovuto far sobbalzare dalla
sedia i ministri, il capo del governo e gli schieramenti politici
che lo sostengono con una maggioranza cosi’ estesa da essere
un record nella storia della Repubblica. Gia’ perche’ questo
governo “dei tecnici” si e’ insediato a causa dell’incapacita’
del governo precedente di affrontare la grave situazione economica
e finanziaria che stava portando l’Italia nel caos totale.
In
particolare il governo Berlusconi non riusciva, a causa delle
divisioni interne che dilaniavano la sua pur numerosa e solida
maggioranza parlamentare, a prendere quei provvedimenti di
riequilibrio del bilancio, di tagli agli sprechi, di sacrifici
per tutte le categorie (anche quelle che finora erano state
risparmiate dalle politiche di rigore) e di recupero dell’evasione
fiscale che erano e sono diventate assolutamente necessarie
per ridare credibilita’ al “sistema Italia”. Adesso c’e’ un
governo di tecnici e di esperti in economia e finanza che,
per loro formazione culturale e professionale, dovrebbero
essere molto sensibili al recupero delle risorse finanziarie
pubbliche laddove soprattutto queste risorse - i soldi dei
contribuenti - vengono dilapidate per alimentare corruttele,
clientele e malgoverno.
Ormai
c’e’ una condivisione generale sulla stima di 60 miliardi
di euro come danno all’erario pubblico provocato dalla corruzione.
Il Greco, il gruppo anticorruzione del Consiglio d’Europa
al quale l’Italia aderisce, il 27 maggio 2011 contestava al
governo Berlusconi di non aver soddisfatto ben 14 delle 22
richieste rivolte al nostro paese in materia di leggi anticorruzione.
Il Greco sottolinea in particolare che la lunghezza dei processi,
combinata con le regole sulla prescrizione, fa sì che solo
un numero minimo di processi arrivi a condanne definitive.
A tutt’oggi l’Italia non ha ancora approvato una legge anticorruzione
efficace, nonostante i continui richiami da parte dell’Europa.
La
corruzione e’ fonte di disuguaglianza: perche’ si arricchisce
chi non vive onestamente, a fronte di chi, vivendo del proprio
lavoro, riesce a malapena ad arrivare a fine mese. E’ fonte
di illegalita’, oltrer ad essere essa stessa illegalita’:
perche’ i soldi accumulati con la corruzione devono essere
tenuti nascosti o esportati nei paradisi fiscali e, spesso,
alimentano altri reati e/o comportamenti criminali, come il
riciclaggio. E’ un insulto, o meglio, un pugno allo stomaco
dei contribuenti che pagano, con le loro le tasse, gli stipendi
ai funzionari ed agli amministratori pubblici corrotti i quali,
invece di fare il lavoro per cu sono pagati, fanno i loro
sporchi interessi e quelli delle loro clientele.
Ci
aspettavamo allora parole forti da parte del capo dello Stato
e del capo del governo; soprattutto da QUESTO capo del governo,
europeista convinto, che un giorno si’ e l’altro pure, ci
ricorda che siamo in Europa e che bisogna adempiere agli impegni
che l’Europa ci assegna. E ci aspettavamo da questo capo del
governo anche una convocazione urgente delle Camere per una
sollecita approvazione di una legge anticorruzione con la
stessa solerzia con la quale, almeno apparentemente, si sta
procedendo nella lotta all’evasione fiscale. E invece niente.
Anzi, c’e’ la notizia, data da tutti i mass-media, che PdL,
PD e UdC si sono ritrovati per discutere e procedere con una
bozza condivisa su… le riforme istituzionali e costituzionali.
Avete
capito bene! La classe politica, in un momento di eccezionale
gravita’ dell’economia, rinuncia a recuperare importanti e
decisive risorse che eviterebbero ulteriori e ingiusti sacrifici
per chi ha sempre pagato, e si mette a parlare di “riformare
la Costituzione”! Come se il problema del mancato sviluppo
economico di intere aree del Paese – come il Sud – e la perdita
di prestigio e di affidabilita’ dell’Italia in europa e nel
mondo, fosse addebitabile alla nostra Costituzione perche’
e’ “vecchia” o non permette un “governo forte”!
La classe politica italiana ha largamente dimostrato la sua
incapacita’ anche in presenza di solide maggioranze parlamentari
che le permettevano di prendere tutti i provvedimenti che
avrebbe voluto – e dovuto - prendere. E se non li ha presi,
non e’ perche’ la Costituzione glielo ha impedito, ma perche’
incapace di mettere l’interesse pubblico in cima alla lista
delle priorita’. Allora che la smettano una buona volta coi
loro goffi e pericolosi tentativi di modificare e di alterare
l’equilibrio dei poteri disegnato dalla Carta Fondamentale,
e si mettano al Servizio del Paese.
Leggi da fare ce ne sono tante, come abbiamo ricordato; senza
necessita’ di mettere mano alla Costituzione.
*
Coordinatore della Commissione "Cittadinanza e Costituzione"
dell'Osservatorio
 
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etica e politica
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