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14 febbraio 2011
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UCPI a Severino : professione forense non è prodotto commerciale
di staff

L'Osservatorio - preoccupato per la riforma dell'avvocatura che mina l'indipendenza degli avvocati, riduce la qualità delle prestazioni e non garantisce adeguate tutele ai giovani legali - pubblica la lettera aperta, tratta dal sito UCPI, che l'Unione Camere Penali Italiane ha inviato al ministro Severino con l'intento di spiegare la peculiarità della professione di avvocato penalista e la non equiparabilità della stessa ad un prodotto commerciale.

Illustre Signor Ministro,

i prossimi 23 e 24 febbraio gli avvocati penalisti italiani si asterranno dalle udienze. Non lo faranno per la difesa delle tariffe forensi o per altre rivendicazioni parasindacali, i penalisti italiani si asterranno perché gli interventi legislativi sulla professione forense degli ultimi mesi pongono in pericolo il diritto dei cittadini di essere assistiti da avvocati realmente indipendenti, forti, preparati e liberi.

Ci riferiamo, prima di tutto, al fatto che la nostra attività sia considerata esclusivamente sotto gli aspetti economici, equiparando la professione legale ad una merce e dimenticando che essa coinvolge beni costituzionali di rango primario. Ci riferiamo, poi, alla nuova disciplina delle società professionali, una soluzione che non trova eguali in altri Paesi, ed introduce un modello nel quale il singolo avvocato, trasformato in un dipendente amministrato da chi avvocato non è, perderebbe la sua autonomia ed indipendenza, ed a farne le spese sarebbe l'assistito.

Ci riferiamo alla idea, astratta e dannosa, che ritiene ormai inutile che un avvocato si formi nelle aule dei tribunali, per un periodo congruo. Lei sa bene quanto sia importante la pratica vera, il confronto nelle aule di giustizia, per un penalista, perché solo lì un giovane impara a confrontarsi con l'immensa forza che lo Stato mette in campo quando esercita la pretesa punitiva. Non è cosa che si impara senza viverla sul serio, così come non si impara a fare il medico senza toccare la carne dei malati.

Ci riferiamo, ancora, al fatto che tutto questo parlare di ammodernamento curiosamente non ha neppure sfiorato una delle cose che manca, da sempre, e di cui c'è drammaticamente bisogno: la specializzazione, unica soluzione che coniuga competenza e merito con l'effettività della difesa. Una mancanza che appare paradossale, nel terzo millennio, di fronte ad un corpus di norme sterminato, di fronte a riti processuali diversissimi tra loro, che stride in maniera clamorosa rispetto a quel che avviene, di nuovo, nel campo della professione medica. Quale persona si affiderebbe ad un ortopedico per un intervento al cuore? Eppure nella materia legale può succedere, e gli effetti sono assai negativi per i cittadini.

Ci riferiamo infine, al controllo sui noi stessi, sugli avvocati, sui comportamenti deontologici, che vanno vagliati con serietà perché i cittadini devono poter contare su difensori che improntino il loro comportamento a canoni rigorosi; con una sterminata platea di oltre 250.000 iscritti è necessario rinnovare lo statuto dell’avvocatura, le regole disciplinari, attraverso una riforma organica, non con interventi estemporanei come si è fatto negli ultimi mesi.

No, Signor Ministro, non è la questione delle tariffe o delle parcelle che ci preoccupa, ma la difesa di una funzione, quella del penalista in particolare, che è essenziale in un sistema giudiziario moderno e che non può essere misurata dagli indicatori economici, perché non si misura la libertà.

Roma, 13 febbraio 2012

La Giunta UCPI


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Dossier giustizia

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