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Misure
Monti sulla giustizia : passi avanti ma occorre prudenza
di
avv. Demetro Delfino*
Il
Consiglio dei Ministri ha di recente approvato una serie di
interventi nel settore giustizia derogando parzialmente a
non poche norme di legge sia nel settore civile che in quello
penale.
Tali innovazioni non possono certo ritenersi risolutive dei
non pochi problemi che affliggono la nostra giustizia essendo
necessarie, evidentemente, delle misure più invasive che incidono
nelle fondamenta del nostro ordinamento. Peraltro, mi sento
davvero di condividere alcune novità destinate a migliorare
la funzionalità e la celerità del processo penale.
Il primo di questi provvedimenti che mi preme esaminare, afferisce
alla depenalizzazione dei reati minori e cioè alla
depenalizzazione di quei reati puniti con la sola pena pecuniaria.
Si impone, evidentemente, una premessa. Nel nostro ordinamento
penale, vige la conosciuta regola dell’obbligatorietà dell’azione
penale: ciò significa che qualsiasi notizia di reato che perviene
sul tavolo del Pubblico Ministero faccia sì che lo stesso
magistrato “apra” un procedimento finalizzato ad accertare
la stessa notizia di reato disponendo, per l’effetto, le necessarie
indagini.
E’ facile comprendere che questo comporta il mettere in moto
una complessa macchina in cui sono coinvolti non solo gli
stessi magistrati ma, altresì, cancellieri, impiegati dell’amministrazione
giudiziaria, avvocati, ufficiali giudiziari, nonché, gli organi
di polizia deputati ai necessari accertamenti. E’ d’evidenza,
visto il particolare carico giudiziario, che tali cospicui
sforzi vanno anche a discarico dei processi nei quali si deve
accertare la commissione dei reati più gravi i quali, per
l’effetto, non vengono svolti con la necessaria celerità e
attenzione.
A tal riguardo giova ricordare che l’ampia casistica giudiziaria
insegna che i più frequenti errori si sono commessi in fase
di indagini; errori che, per i più diversi motivi, non sono
stati sanati nel corso del dibattimento e che hanno cagionato
ingiuste condanne ad anni di prigione. Giova inoltre rilevare
che la delega al Governo prevede, in concreto, la trasformazione
in illecito amministrativo dei reati puniti con la sola pena
pecuniaria, con esclusione dei reati in materia di immigrazione,
sicurezza pubblica, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro,
alimenti e bevande, ambiente, territorio e paesaggio nonché
edilizia urbanistica.
Un'ultima considerazione è d’obbligo per i lettori più attenti.
In realtà, la gravità del reato non sempre è avallata dal
tipo di sanzione - pecuniaria e/o detentiva - poiché, nelle
norme di legge identificanti un reato (e mi riferisco, evidentemente,
non solo al codice penale ma a tutte quelle altre norme che
contengono ipotesi di reato), è possibile rilevare fatti di
una certa gravità puniti con pena pecuniaria e fatti di minore
gravità rispetto ai primi puniti con pena detentiva! E’ d’evidenza
che non si può fare altro che attendere e verificare, al termine
di attuazione della delega, le effettive novità in materia.
Le altre novità di significativo rilievo che vale la pena
esaminare riguardano l’annoso problema inerente al sovraffollamento
delle carceri. Senza affrontare lo specifico il problema,
è doveroso mettere a conoscenza il lettore che “l’eccessiva
popolazione carceraria” è da ascriversi non solo ad una permanenza
di detenuti che sono stati condannati a pena definitiva ma,
anche, ad indagati che hanno una permanenza davvero breve:
secondo i dati forniti dall’amministrazione carceraria, soltanto
nel 2010, 21.000 persone sono risultate detenute nelle carceri
italiane per un periodo non superiore ai tre giorni! E’ d’evidenza
che simili dati non possono che fare riflettere.
Anche per questo motivo la delega prevede l’adozione dei seguenti
provvedimenti:
-
la previsione che, in caso di arresto in flagranza (il cd.
arresto sul fatto), il giudizio direttissimo si debba tenere
entro e non oltre le 48 ore dall’arresto;
-
il divieto di condurre in carcere le persone che sono arrestate
per reati minori, in questo caso, la custodia, in attesa
del procedimento finalizzato alla convalida dell’arresto,
verrà affidata alle forze di polizia che dovrà far permanere
l’arrestato in apposite camere di sicurezza;
-
la previsione di altre pene alternative non detentive e
la sospensione del processo penale, sempre per reati di
minore gravità, con una sorta di “ messa alla prova” dell’imputato
comportante lo svolgimento, da parte dello stesso imputato,
di tutta una serie di prestazioni di pubblica utilità al
cui esito positivo viene subordinata l’estinzione del reato;
-
l’innalzamento da dodici a diciotto mesi della pena detentiva
che può essere scontata dal condannato presso il domicilio
anziché di scontarla in carcere (legge 199/2010).
I provvedimenti appena indicati appaiono, prima facie,
sicuramente di grande interesse e di efficienza capaci di
snellire, evidentemente, la macchina giudiziaria.
Peraltro,
il problema che ci si deve porre è il seguente: risulta o
meno presente il contesto logistico capace di rendere concrete
queste misure? Le forze di polizia, i centri di assistenza
e di ascolto, il personale giudiziario è in grado di rendere
davvero effettive queste misure? A mio avviso no o, per lo
meno, non lo è ancora.
E’ d’evidenza che, prima di rendere concrete delle misure
quali quelle previste, è assolutamente necessario verificare
se ci sono i presupposti per poter renderle effettive
poiché, in difetto, avremmo l’effetto opposto di creare nuovi
e forse più complessi problemi di quelli che la giustizia
vive ogni giorno.
Tempo fa, quando entrò in vigore la legge sull’indulto, assistetti
ad un convegno nel quale venivano rese note le impressioni
degli operatori che prestano attività di assistenza ai detenuti.
Mi colpì quanto descrisse uno di questi operatori: "ricevetti
una telefonata alle 2.00 del mattino dall’ex detenuto X che
mi disse: padre… sono appena uscito dal carcere e non so dove
andare…non so cosa fare… L'Assistente: da dove stai chiamando,
sono 2.00 del mattino! L’ex detenuto: da un cellulare, l’ho
rubato".
*
Presidente dei Probi Viri e Reponsabile
dell'Ufficio legale dell'Osservatorio
 
Carcere
e processo penale: le misure del governo Monti
Rapporto
sulle Carceri 2011
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