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25 gennaio 2012
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E io pago ! L'Unione Europea a caccia dei soliti furbetti
di Annalisa Gasparre*

Questa volta l’Unione Europea bacchetta l’Italia per le galline. Sì, avete capito bene, le galline.

Una direttiva UE del 1999 vieta la detenzione di galline in gabbie grandi quanto un foglio A4. Circa metà delle galline europee vivono in queste condizioni: senza spazio per allargare le ali.

In gabbie così devono fare tutto: mangiare, defecare, deporre le uova. O meglio, dovevano: la direttiva impone di sostituire queste gabbie con altre di grandezza di almeno 45 cm per lato, un nido per deporre le uova, un posatoio largo almeno 15 cm e una lettiera per razzolare.

Liberi, gli allevatori illuminati, di allevare le galline in spazi aperti. Liberi, i consumatori consapevoli, di acquistare uova di galline allevate all’aperto (o di non consumare uova).

Il divieto è entrato in vigore il 1° gennaio 2012 per permettere l’adeguamento con tredici anni di preavviso. Ma le brutte abitudini – è noto – sono dure a morire. Così, l’Italia è rimasta indietro. Questa volta, però, non è sola. A farle compagnia altri Paesi europei: Francia, Spagna, Polonia, Belgio, Bulgaria, Cipro, Grecia, Ungheria, Lettonia, Olanda, Portogallo e Romania.

Non hanno fatto in tempo. Oppure, non hanno condiviso la legge comune. Forse perché le galline non votano, sono considerate solo oggetti usa e getta, nella loro breve vita di produttrici di uova.

Non si è fatto attendere, però, il rimprovero dell’Unione. È stata avviata la procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea per il ritardo nella messa al bando delle gabbie convenzionali in batteria, tramite attuazione della direttiva europea. Queste modalità di allevamento oggi, di fatto, producono – oltre a gratuita sofferenza – uova illegali, la cui commercializzazione dovrebbe essere immediatamente sospesa.

Se il procedimento – che inizia con “richiami” al Paese inadempiente – si concluderà davanti alla Corte di Giustizia con un ricorso per inadempimento del Paese in mora, è bene saperlo, potrà essere richiesto il pagamento di una somma forfettaria e di una penalità di mora.

La sanzione minima per l’Italia è stata determinata in 9.920.000 euro, mentre la penalità di mora può oscillare tra 11.904 e 714.240 euro per ogni giorno di ritardo nel pagamento, a seconda della gravità dell’infrazione a monte.

E io pago!

* Coordinatrice della Commissione "Cassazione penale" dell'Osservatorio


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