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Su
Battisti il Presidente Lula ha ragione. E invece no
riceviamo
e rispondiamo
I dati sono visibili agli occhi del mondo: Le carceri italiane
violano le convenzioni internazionali sui diritti umani ed
il rischio per l'incolumità dei detenuti è reale.
Il
numero di suicidi nelle carceri italiane è terribilmente alto.
Nel confronto con l'Europa, se si prendono in considerazione
la frequenza dei suicidi tra la popolazione libera e quella
detenuta, l’Italia risulta detenere un triste primato: tra
i Paesi europei considerati, è quello in cui maggiore è lo
scarto tra i suicidi nella popolazione libera e quelli che
avvengono nella popolazione detenuta, con un rapporto da 1,2
a 9,9 (quindi in carcere i suicidi sono circa 9 volte più
frequenti), mentre in Gran Bretagna sono 5 volte più frequenti,
in Francia 3 volte più frequenti, in Germania e in Belgio
2 volte più frequenti e in Finlandia, addirittura, il tasso
di suicidio è lo stesso dentro e fuori dalle carceri.
E’
quanto emerge dalla ricerca “Suicide en prison: la France
comparée à ses voisins européens”, pubblicata a dicembre 2009,
dell’Istituto nazionale L’Istituto Nazionale francese di Studi
Demografici (Ined). Inoltre, dal 1990 ad oggi nelle carceri
italiane si è registrato in media ogni anno: 1 suicidio ogni
924 detenuti presenti; 1 suicidio ogni 283 detenuti in regime
di 41-bis; 1 tentato suicidio ogni 70 detenuti; 1 atto di
autolesionismo ogni 10 detenuti; 1 sciopero della fame ogni
11 detenuti; 1 rifiuto delle terapie mediche ogni 20 detenuti.
Persino
il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha da tempo
"certificato" che le condizioni di sovraffollamento causerebbero
l'alto tasso di suicidi. Infatti il dottor Franco Ionta, capo
del Dap, il 21 gennaio 2010 ha inviato una circolare ai provveditori
e ai direttori delle carceri italiane dal titolo esemplificativo:
"Emergenza suicidi". Una circolare dove nelle prime tre righe
si afferma: "L’analisi dei dati statistici relativi al tasso
di mortalità in ambito penitenziario evidenzia il progressivo
incremento dei suicidi in misura direttamente proporzionale
all’aumento della popolazione detenuta".
La Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia perché il sovraffollamento
presente nelle patrie galere trasforma la detenzione in tortura.
Il 1° luglio scorso a lanciare una forte provocazione è stato
mons. Giorgio Caniato, ispettore generale dei Cappellani delle
carceri italiane. In un’intervista al Servizio di informazione
religiosa della Cei ha detto: "A mio avviso, tutte le carceri
andrebbero distrutte: il carcere, di per sé, è antiumano e
anticristiano, e spesso la rieducazione avviene solo sulla
carta..”. In un anno 170 morti di cui 65 suicidi. Numeri che
Eugenio Sarno, segretario generale della Uil penitenziari,
ha definito “un’ecatombe”.
Come
fanno, in queste condizioni carcerarie disastrose, il ministro
della Difesa e tutti gli altri uomini politici, tra i quali
anche alcuni del PD, a biasimare la scelta del governo brasiliano
di non concedere l'estradizione di Cesare Battisti ?? Come
si fa a parlare di rottura diplomatica tra i due paesi? In
questo clima grottesco non sarebbe illogico che lo stesso
governo Sudamericano passasse alla controffensiva in sede
Onu chiedendo una moratoria su tutte le domande di estradizione
verso l'Italia per le acclarate condizioni inumane e degradanti
nelle quali versano gran parte dei detenuti e per le diverse
condanne già inflitte al nostro paese sull'iniquità del "Sistema
Giustizia".
Domenico
Ciardulli
Risponde
il presidente dell'Osservatorio, Rita Guma:
Temo
che Lula non potrebbe portare avanti un'azione internazionale
in questo senso contro l'Italia perche' gli riderebbero in
faccia, viste le condizioni delle carceri e della giustizia
brasiliana, certificate non dalla Corte di Strasbugo (che
purtroppo sul Brasile non ha giurisdizione) ma dai
rapporti ONU sui diritti umani del 2007 e del 2010, nei quali
si denuncia che la tortura, le esecuzioni extragiudiziali
e la giustizia in Brasile presentano lacune che definire gravi
sarebbe una sottovalutazione.
A
parte la gestione "fantasiosa" degli arresti e delle
prove da parte della polizia, con effetti talora distruttivi
sulle indagini, e la partecipazione di elementi della stessa
polizia a squadroni della morte autoincaricatisi di fare pulizia
(di bambini) nelle favelas, la situazione delle carceri e'
spaventosa, con continue rivolte nei penitenziari, omicidi
e ferimenti.
I
un convegno ONU a Ginevra incentrato proprio sulle violazioni
dei diritti umani nelle carceri brasiliane, sono emersi dati
emblematici: in alcune carceri si e' registrata la presenza
di 235 uomini in celle la cui capacita' era di 36 persone
e temperature fino a 50 ° all'ombra. Per non parlare di
bastonature e torture all'interno di penitenziari, anche minorili.
E i difensori dei diritti umani che cercano di denunciare
la situazione e agire per migliorarla sono spesso uccisi.
Dal
che si desume che non si tratta di un problema di diritti,
nel caso di Battisti, ma di colori. Battisti ha il colore
giusto (politicamente) per il governo del Brasile, e percio'
puo' evitare la giusta pena per atti di violenza fatti per
libera scelta e premeditatamente. A differenza dei poveracci
che a parole stanno a cuore a certi politicanti e che invece
- per reati modesti e magari per ragioni di necessita' - pagano
un tributo alla giustizia nelle nostre carceri.
Carceri
brutte e piene e tristi quanto si vuole (come abbiamo spesso
denunciato), ma certo migliori (come la nostra giustizia)
di quelle del presidente Lula, che pretende di darci una lezione.
 
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