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Iraq
: esercito USA in partenza lascia situazione esplosiva
di
Shorsh Surme*
Mentre ammainava la bandiera stelle e strisce a Baghdad, in
presenza del segretario Leon Panetta, in Iraq si continuava
a morire sia per mano del terrorismo internazionale sia per
continuo conflitto tra le due confessioni religiose, gli Sciiti
e i Sunniti.
L’escaltion
tra Sunniti e Sciiti è arrivata al culmine dopo che ieri cinque
magistrati iracheni hanno emesso un mandato d'arresto contro
il vicepresidente della Repubblica Federale dell’Iraq, Tareq
al Hashemi (sunnita), nell'ambito di un'inchiesta su atti
terroristici. Infatti, due componenti della sua scorta hanno
confessato di aver preparato e fatto scoppiare delle auto
bombe nelle zone abitate delle popolazione Sciita proprio
sul ordine di Al Hashemi.
Non
solo: anche il premier sciita Nuri al Maliki ha accusato le
guardie del corpo del vicepresidente sunnita di essere dietro
ad un attentato dinamitardo davanti al parlamento che, il
28 novembre scorso, aveva provocato la morte di due persone
e il ferimento di altre cinque.
Il
coivolgimento di Al Hashemi negli atti terroristici ha scosso
il paese mediorientale. Infatti, proprio ieri il presidente
della regione del Kurdistan dell’Iraq, Massud Barzani, ha
chiesto urgentemente una conferenza di riconciliazione nazionale
per poter placare la pericolosa situazione che si sta creando
in Iraq dopo il ritiro americano.
Non
dimentichiamo anche i paesi limitrofi, come la Turchia e l’Iran,
che hanno cercato sempre di fomentare l’odio tra i popoli
dell’Iraq, con gli eserciti dei due paesi che entrao ed escono
dai confini dell’Iraq come se niente fosse.
Per
quanto riguarda il ritiro dell’esercito americano, il presidente
Barack Obama ha mantenuto la sua promessa fatta durante la
campagna elettorale, cioè il ritiro dei militari dell’Iraq.
Ma è stata un’uscita ad alto prezzo: 113mila civili iracheni
hanno perso la vita, 4500 soldati statunitensi uccisi e oltre
30mila i feriti, mentre sono stati spesi 802 miliardi di dollari,
secondo le stime del premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz.
Tutto
questo è successo semplicemente perché gli Usa non
avevono un piano dopo la cosidetta guerra di liberazione.
La
cosa certa è che gli Usa hanno lasciato un paese vulnerabile
alle ingerenze dei paesi arabi sunniti e sciiti e in primis
dell'Iran, che in tutti questi anni non ha fatto altro che
gettare benzina sul fuoco per i suoi interessi.
*
giornalista curdo-iracheno
 
Dossier
guerra e pace
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