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Congresso
UNCI : contrastare attacchi al libero e responsabile giornalismo
di
staff
"Dal 1993, poco dopo l’inizio di Tangentopoli, fino ad
oggi, sono stati almeno quattordici i tentativi di comprimere
la libertà di stampa con proposte di restrizione della libertà
personale dei giornalisti e di divieto di pubblicazione dei
contenuti delle intercettazioni telefoniche, strumento peraltro
confermatosi decisivo nelle indagini giudiziarie e amministrative".
Lo sottolinea il XIX Congresso dell’Unione Nazionale Cronisti
Italiani, riunitosi a Viareggio dal 24 al 26 marzo 2011.
Nel
documento conclusivo, il Congresso ha identificato quattro
fronti di attacco e pregiudizio nei confronti dei giornalisti:
quello politico, comprendente governo, legislatori e autorità
garanti, specie quella della privacy; quello delle fonti informative,
sia di polizia giudiziaria, sia della pubblica amministrazione
e degli Enti locali; quello giudiziario, con riferimento ad
alcune sentenze della Suprema Corte di Cassazione e ai comportamenti
talvolta intimidatori di alcuni pm; quello interno, costituito
dalle dinamiche dei giornalisti stessi attraverso i propri
organi professionali e sindacali.
Nel
corso del dibattito cui hanno partecipato il Presidente della
Fnsi Roberto Natale e il vicepresidente dell’Inpgi Maurizio
Andriolo, sono stati affrontati i temi dell’accesso alla professione,
del sempre più ampio e dilagante fenomeno del precariato (in
particolare giovanile), dello sviluppo continuo delle tecnologie
e dell’importanza di stare al passo con la loro diffusione
con specifico riferimento all’utilizzo corretto della Rete
e dei socialnetworks, ha concentrato la sua attenzione sugli
attacchi diretti o subdoli che continuamente si ripetono contro
la libertà; di stampa e contro il diritto-dovere di
cronaca, il diritto di informare e di essere informati.
Ricordando
i tanti tentativi fatti per comprimere la libertà di stampa
con proposte di restrizione della libertà personale dei giornalisti
e di divieto di pubblicazione dei contenuti delle intercettazioni
telefoniche, il Congresso ha rilevato che "Oggi il governo
e il ministro Alfano sono pronti a ripresentare il disegno
di legge-bavaglio che, modificando la normativa sulle intercettazioni,
minaccia in realtà il diritto dei giornalisti a informare
e quello dei cittadini a conoscere i fatti. L’Unione Cronisti,
che da sempre ha condannato gli abusi nella pubblicazione
delle intercettazioni e ha d’altro canto rilevato come nel
nostro ordinamento esistano già norme e contrappesi in grado
di punire le eventuali offese alla dignità delle persone,
riafferma la volontà di continuare a opporsi con decisione
e convinzione, così come fatto sino ad oggi, a ogni ulteriore
tentativo di emanare norme liberticide, in contrasto con l’articolo
21 della Costituzione".
Il Congresso ha quindi rivolto la sua attenzione alle risoluzioni
delle autorità garanti, in particolare di quella della privacy:
"E’ indubbio che questa Autorità abbia svolto un buon
lavoro nelle linee generali, ma è altrettanto vero che è spesso
giunta a clamorosi assurdi interpretativi delle sue stesse
regole con il risultato di impedire l’accesso dei giornalisti
anche a banali informazioni, o di vietare con provvedimenti
altrettanto discutibili la diffusione di immagini di acclarato
interesse publico. Riguardo al rapporto con le fonti informative
tradizionali della cronaca, nera e bianca, il Congresso valuta
con attenzione e intende monitorare, con la necessaria costanza,
l’autoproduzione di materiale informativo standard (comunicati,
servizi filmati) che gli organi di polizia giudiziaria e le
istituzioni di ogni ordine e grado tendono a promuovere anche
con la contrattualizzazione di personale giornalistico qualificato".
L’Unci sottolinea che questo significativo lavoro di sostegno
all’attività dei media non può e non deve mai diventare limite
invalicabile per ulteriori verifiche, indagini e approfondimenti
diretti delle notizie, come la deontologia impone, e conferma
che l’Unci intende collaborare con tutti gli specifici organismi
del la categoria, perché i colleghi degli uffici stampa, secondo
il principio di lealtà imposto dalla legge professionale,
rappresentino ai propri committenti l’insostituibilità di
un rapporto effettivo e diretto tra cronisti e istituzioni.
A questo proposito l’Unci esprime preoccupazione, ma non certo
rassegnazione, per "l’applicazione distorta della legge
sulla trasparenza degli atti amministrativi, la 241/90 e successive
modificazioni, che, senza la collaborazione leale delle istituzioni,
si trasforma in elemento di ulteriore ostacolo nell’accesso
agli atti e a un trasparente controllo delle attività pubbliche".
Da qui l’invito che il Congresso rivolge a tutti i Cronisti
a non lasciar mai correre e a denunciare ogni episodio in
cui la Pubblica amministrazione opponga ritardi, differimenti,
rifiuti e divieti.
Sul fronte giudiziario il Congresso dell’Unci evidenzia come
suscitino sconcerto gli arretramenti della Corte di Cassazione
soprattutto dopo che la sentenza 16236 del 2010 ha stabilito
che libertà di stampa e privacy sono entrambe beni costituzionali,
e che la prima “prevale” sulla seconda, essendo acclarato
fin dal 1984 che oltre alla realtà oggettiva dei fatti il
cronista possa valutare anche la eventuale verità putativa,
purché frutto di un serio e diligente lavoro di ricerca. Esemplari
di questa deriva due sentenze, che sono vere mazzate per il
lavoro dei giornalisti: la prima in cui si afferma che la
verità giudiziale accertata nel corso di un processo è immodificabile
(inchiesta di Renzo Magosso sull’uccisione di Walter Tobagi);
la seconda (servizi di Peter Gomez su fatti di mafia) che
compito esclusivo del giornalista è dare notizie, e che qualora
il giornalista “confonda cronaca su eventi accaduti e prognosi
su eventi a venire” la sua attività sia “in stridente contrasto
con il diritto dovere di cronaca”.
Il
Congresso conferma con forza che "simili interpretazioni
pongono limiti inaccettabili al lavoro dei cronisti e alla
ricerca della verità, che può essere anche diversa da quella
processuale soprattutto quando può far luce su elementi non
ancora emersi dalle indagini ufficiali. Ulteriori timori sono
espressi anche a proposito dei comportamenti immotivati, quando
non addirittura vessatori, di alcuni pubblici ministeri che
ordinano perquisizioni e sequestri di materiale informativo
nelle redazioni e nelle abitazioni dei Cronisti che hanno
l’unica responsabilità di voler effettuare con serietà il
proprio lavoro coltivando un rapporto fiduciario con le fonti,
indispensabile per la verifica di fatti e notizie".
Per
l'UNCI, "Questi attentati alla libertà di informazione
risultano ancora più gravi poiché la legge italiana prevede
che il giornalista, quando dà notizia di un reato oggetto
di indagine, non è perquisibile se l’autore del reato è già
stato identificato. Allo stesso modo risulta incomprensibile
il mancato recepimento legislativo delle più avanzate sentenze
della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che
difendono il segreto professionale e proibiscono - di fatto-
le perquisizioni equiparandole a vere e proprie intimidazioni".
Ultimo fronte, non meno insidioso, a giudizio del Congresso
dei cronisti, quello interno, in particolare a proposito dei
codici di autoregolamentazione, entrati in vigore con il beneplacito
di Ordine e Federazione Nazionale della Stampa. Esempio eclatante
il codice di autoregolamentazione dei processi in tv, ritenuto
dall’Unci un insieme di regole che limita pesantemente la
libertà dei giornalisti e costituisce una censura nel campo
di una attività professionale già abbondantemente regolamentata.
In conclusione, rilevato che a parole tutti sostengono la
libertà di informazione, il diritto di cronaca e il diritto
di essere informati, ma constatato che ognuno, dal proprio
punto di vista (istituzioni, politica, poteri forti dell’economia,
criminalità) ha una distinta opinione sulle modalità di esercizio
della libertà di stampa, il Congresso dell’Unci ribadisce
come una informazione davvero libera, non possa mai essere
sottoposta a revisioni di comodo o condizionamenti di parte.
"La Costituzione e le norme vigenti già da decenni garantiscono
efficacemente sia la libertà di stampa, sia la dignità dei
cittadini. - rilevano i cronisti - Proprio per questo il dibattito
perenne e talvolta surreale su come i giornalisti debbano
lavorare risulta oltremodo pericoloso. Leggi e regole ci sono,
basta applicarle".
Qualora questi reiterati attacchi dovessero nuovamente sfociare
in ipotesi legislative lesive del diritto di cronaca e della
professione giornalistica, il Congresso dell’Unci invita i
giornalisti italiani e tutti i dirigenti della categoria a
reagire con fermezza e compattezza, e a mobilitarsi in ogni
sede riattivando, in stretta sinergia con l’Ordine dei giornalisti
e la Federazione della Stampa, quel sistema di alleanze sociali
e civili che ha sinora impedito provvedimenti liberticidi.
 
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