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07 marzo 2011
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Uomo nero e leader deviati
di Pierpaolo Benni

Tutti i bambini hanno subìto la minaccia dello “uomo nero“, che solo con la Liberazione perse in Italia quell'aura di mistero grazie all’arrivo di tanti soldati con la pelle nera i quali, invece di spaventare i bambini, offrivano loro la cioccolata che spesso era sparita da tanto tempo.

Perso il nesso con il colore della pelle, l’uomo nero rimane lo spauracchio del “diverso“ cioè di chi possa essere in qualunque modo classificato come tale manipolandone, descrivendone o dipingendone una caratteristica, affinché faccia “paura“. Oggi, nei fatti, la possibilità di materializzare la diversità che spaventa, grazie alla facilità dei viaggi ed alla mondializzazione, prende sempre più un contenuto mediatico di origine culturale, in attesa che i creatori di paure mettano in commercio la successiva versione.

L’esigenza della creazione dell’uomo nero pubblico prende corpo a livello sociale in presenza di leader schiavi di un’ambizione personale irrefrenabile che, opposta alle caratteristiche di chi concepisce la guida di un Popolo come il servizio attraverso il quale promuovere il benessere comune migliorando le condizioni di vita per tutti, vogliono conquistare il consenso di una parte adeguata a garantirgli il Potere attraverso la scorciatoia del “benessere relativo“, cioè quello che viene più facilmente percepito nel confronto con le condizioni di vita del vicino.

Leader comunque “deviati“ rispetto a quelli positivi, e che appartengono però a due linee di pensiero:
1. quelli più ambiziosi che, volendo l’applauso e la ricchezza prodotta da tutto il Popolo, creano l’uomo nero oltre i confini e quindi sfruttano la guerra come strumento della loro glorificazione;
2. quelli che si accontentano delle gioie domestiche e quindi, appena diminuisce l’intensità dell’entusiasmo dei fedeli ai quali le sistematiche menzogne finiscono in cenere, creano la loro Corte che li protegga dall’assalto al palazzo.

Sulla sponda sud del Mediterraneo assistiamo a due esempi di leadersgip, uno “normale“ in Egitto e Tunisia, dove i Governanti hanno abusato del loro Potere, ma hanno lasciato progredire la diffusione della cultura popolare e sono usciti di scena appena il Popolo li ha contestati; ed uno “deviato“ che ha mantenuto il Popolo nella massima ignoranza tribale in modo da poter affermare, senza venire sommerso dalle risate, che il Popolo non lo può cacciare perché il Popolo è lui stesso che trasferisce le entrate del Paese sui propri conti lasciando in patria le elemosine.

(Ci ricorda qualcosa?)


per approfondire...

Dossier etica e politica

Dossier immigrazione

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