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Uomo
nero e leader deviati
di
Pierpaolo Benni
Tutti
i bambini hanno subìto la minaccia dello “uomo nero“, che
solo con la Liberazione perse in Italia quell'aura di mistero
grazie all’arrivo di tanti soldati con la pelle nera i quali,
invece di spaventare i bambini, offrivano loro la cioccolata
che spesso era sparita da tanto tempo.
Perso
il nesso con il colore della pelle, l’uomo nero rimane lo
spauracchio del “diverso“ cioè di chi possa essere in qualunque
modo classificato come tale manipolandone, descrivendone o
dipingendone una caratteristica, affinché faccia “paura“.
Oggi, nei fatti, la possibilità di materializzare la diversità
che spaventa, grazie alla facilità dei viaggi ed alla mondializzazione,
prende sempre più un contenuto mediatico di origine culturale,
in attesa che i creatori di paure mettano in commercio la
successiva versione.
L’esigenza
della creazione dell’uomo nero pubblico prende corpo a livello
sociale in presenza di leader schiavi di un’ambizione personale
irrefrenabile che, opposta alle caratteristiche di chi concepisce
la guida di un Popolo come il servizio attraverso il quale
promuovere il benessere comune migliorando le condizioni di
vita per tutti, vogliono conquistare il consenso di una parte
adeguata a garantirgli il Potere attraverso la scorciatoia
del “benessere relativo“, cioè quello che viene più facilmente
percepito nel confronto con le condizioni di vita del vicino.
Leader
comunque “deviati“ rispetto a quelli positivi, e che appartengono
però a due linee di pensiero:
1.
quelli più ambiziosi che, volendo l’applauso e la ricchezza
prodotta da tutto il Popolo, creano l’uomo nero oltre i confini
e quindi sfruttano la guerra come strumento della loro glorificazione;
2. quelli che si accontentano delle gioie domestiche e quindi,
appena diminuisce l’intensità dell’entusiasmo dei fedeli ai
quali le sistematiche menzogne finiscono in cenere, creano
la loro Corte che li protegga dall’assalto al palazzo.
Sulla
sponda sud del Mediterraneo assistiamo a due esempi di leadersgip,
uno “normale“ in Egitto e Tunisia, dove i Governanti hanno
abusato del loro Potere, ma hanno lasciato progredire la diffusione
della cultura popolare e sono usciti di scena appena il Popolo
li ha contestati; ed uno “deviato“ che ha mantenuto il Popolo
nella massima ignoranza tribale in modo da poter affermare,
senza venire sommerso dalle risate, che il Popolo non lo può
cacciare perché il Popolo è lui stesso che trasferisce le
entrate del Paese sui propri conti lasciando in patria le
elemosine.
(Ci
ricorda qualcosa?)
 
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