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07 marzo 2011
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Mediazione : OUA proclama agitazione , no UCPI , si' AIGA
di Mauro W. Giannini

Sono diverse le prese di posizione in merito allo stato di agitazione proclamato dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana per protesta contro la normativa sulla mediazione e conciliazione. Per i penalisti italiani non si tratta di questione di interesse costituzionale, quindi no all'astensione, per i giovani avvocati, invece, il nuovo istituto giuridico lede il diritto del cittadino di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e quindi merita una protesta decisa.

Nel corso dell'Assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana tenutasi in data 18 e 19 febbraio 2011 a Roma, l'OUA ha deliberato lo stato di agitazione dell' Avvocatura, proclamato l'astensione dalle udienze civili, penali, amministrative e tributarie e da ogni attività giudiziaria dal giorno 16 marzo 2011 al giorno 22 marzo 2011, nel rispetto della normativa di legge in materia di "autoregolamentazione", indetto una pubblica manifestazione di denuncia e di protesta per il giorno 16 marzo 2011 alle ore 10.00 in Roma, con l'invito ad avvocati e cittadini a prendervi parte.

L'Unione Camere Penali Italiane, pur condividendo le ragioni dei colleghi civilisti nei confronti del nuovo istituto giuridico, e ritenendo meritevoli di solidsarietà le iniziative intraprese dalle associazioni di categoria e dai Consigli dell'Ordine che si oppongano a tale innovazione, ha riteuto di non aderire all'inziativa OUA, sia perchè non riconosce a tale associazione una rappresentanza generale dell'Avvocatura, sia perchè la protesta è stata proclamata anche a nome dell'Avvocatura penale, che non era stata preventivamente consultata.

Peraltro - sottolinea la Giunta UCPI - l'Unione Camere Penali Italiane ha sempre proclamato astensioni con riguardo ai temi "della struttura del processo e dell'ordinamento e comunque a tutela dell'interesse generale dei consociati, ma non a tutela degli interessi professionali della categoria degli avvocati", mentre lo strumento dell'astensione prolungata dalle udienze è stato adottato solo in caso di attacco ai diritti costituzionalmente garantiti.

Non è dello stesso avviso la Giunta dell’Associazione Italiana Giovani Avvocati, riunita a Roma il 5 marzo 2011, che ha invece deliberato l'adesione all'astensione. L'AIGA nota che "l’obbligatorietà della mediazione finalizzata alla conciliazione, applicata indiscriminatamente ad un elenco ampio ed eterogeneo di materie limita la tutela processuale, impedendo di fatto l’accesso immediato dei cittadini alla giurisdizione; che la facoltatività dell’assistenza tecnica rischia non solo di pregiudicare il principio di eguaglianza, ma anche di comprimere i diritti di difesa, essendo previste norme che possono condizionare il governo delle spese e l’esito della lite nel processo; che l’obbligo di esperire il tentativo di conciliazione dinanzi agli appositi organismi costringe le parti in lite a sostenere un costo anche nel caso in cui la conciliazione fallisca; che l’assenza di rigidi criteri di determinazione dell’organismo territorialmente competente espone la parte resistente al rischio di non potere far valere adeguatamente le proprie ragioni dinanzi ad enti di conciliazione molto distanti da quello di residenza del resistente ; che appare incoerente la scelta politica di abolire il tentativo obbligatorio di conciliazione per le controversie di lavoro visto il suo fallimento e di introdurlo per una vasta e generalizzata serie di materie civili".

L'AIGA ribadisce "la fondamentale centralità della giurisdizione, quale massima espressione del potere statale di dirimere le controversie tra privati e tra questi ultimi e la Pubblica Amministrazione; la contrarietà al progetto di attuare il principio della ragionevole durata del processo affidando a soggetti privati la amministrazione della giustizia civile; la inutilità di disorganici interventi settoriali e la indispensabilità di riforme finalizzate ad una più razionale gestione ed allocazione delle attuali risorse dell’Amministrazione giudiziaria" e richiama "la proposta di prevedere esclusivamente come facoltativo il tentativo di conciliazione ante causam; la opportunità di valutare l’inserimento nel processo di una fase conciliativa – con finalità deflattive – dopo la conclusione della udienza istruttoria e prima di quella per la precisazione delle conclusioni".

L'AIGA si riserva ulteriori iniziative, anche d’intesa con le altre componenti dell’Avvocatura, a difesa della costituzionale prerogativa di ciascun cittadino di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti.


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