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Mediazione
: OUA proclama agitazione , no UCPI , si' AIGA
di
Mauro W. Giannini
Sono
diverse le prese di posizione in merito allo stato di agitazione
proclamato dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana
per protesta contro la normativa sulla mediazione e conciliazione.
Per i penalisti italiani non si tratta di questione di interesse
costituzionale, quindi no all'astensione, per i giovani avvocati,
invece, il nuovo istituto giuridico lede il diritto del cittadino
di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e quindi
merita una protesta decisa.
Nel corso dell'Assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura
Italiana tenutasi in data 18 e 19 febbraio 2011 a Roma, l'OUA
ha deliberato lo stato di agitazione dell' Avvocatura, proclamato
l'astensione dalle udienze civili, penali, amministrative
e tributarie e da ogni attività giudiziaria dal giorno 16
marzo 2011 al giorno 22 marzo 2011, nel rispetto della normativa
di legge in materia di "autoregolamentazione", indetto una
pubblica manifestazione di denuncia e di protesta per il giorno
16 marzo 2011 alle ore 10.00 in Roma, con l'invito ad avvocati
e cittadini a prendervi parte.
L'Unione
Camere Penali Italiane, pur condividendo le ragioni dei colleghi
civilisti nei confronti del nuovo istituto giuridico, e ritenendo
meritevoli di solidsarietà le iniziative intraprese dalle
associazioni di categoria e dai Consigli dell'Ordine che si
oppongano a tale innovazione, ha riteuto di non aderire all'inziativa
OUA, sia perchè non riconosce a tale associazione una rappresentanza
generale dell'Avvocatura, sia perchè la protesta è stata proclamata
anche a nome dell'Avvocatura penale, che non era stata preventivamente
consultata.
Peraltro - sottolinea la Giunta UCPI - l'Unione Camere Penali
Italiane ha sempre proclamato astensioni con riguardo ai temi
"della struttura del processo e dell'ordinamento e comunque
a tutela dell'interesse generale dei consociati, ma non a
tutela degli interessi professionali della categoria degli
avvocati", mentre lo strumento dell'astensione prolungata
dalle udienze è stato adottato solo in caso di attacco ai
diritti costituzionalmente garantiti.
Non
è dello stesso avviso la Giunta dell’Associazione Italiana
Giovani Avvocati, riunita a Roma il 5 marzo 2011, che ha invece
deliberato l'adesione all'astensione. L'AIGA nota che "l’obbligatorietà
della mediazione finalizzata alla conciliazione, applicata
indiscriminatamente ad un elenco ampio ed eterogeneo di materie
limita la tutela processuale, impedendo di fatto l’accesso
immediato dei cittadini alla giurisdizione; che la facoltatività
dell’assistenza tecnica rischia non solo di pregiudicare il
principio di eguaglianza, ma anche di comprimere i diritti
di difesa, essendo previste norme che possono condizionare
il governo delle spese e l’esito della lite nel processo;
che l’obbligo di esperire il tentativo di conciliazione dinanzi
agli appositi organismi costringe le parti in lite a sostenere
un costo anche nel caso in cui la conciliazione fallisca;
che l’assenza di rigidi criteri di determinazione dell’organismo
territorialmente competente espone la parte resistente al
rischio di non potere far valere adeguatamente le proprie
ragioni dinanzi ad enti di conciliazione molto distanti da
quello di residenza del resistente ; che appare incoerente
la scelta politica di abolire il tentativo obbligatorio di
conciliazione per le controversie di lavoro visto il suo fallimento
e di introdurlo per una vasta e generalizzata serie di materie
civili".
L'AIGA
ribadisce "la fondamentale centralità della giurisdizione,
quale massima espressione del potere statale di dirimere le
controversie tra privati e tra questi ultimi e la Pubblica
Amministrazione; la contrarietà al progetto di attuare il
principio della ragionevole durata del processo affidando
a soggetti privati la amministrazione della giustizia civile;
la inutilità di disorganici interventi settoriali e la indispensabilità
di riforme finalizzate ad una più razionale gestione ed allocazione
delle attuali risorse dell’Amministrazione giudiziaria" e
richiama "la proposta di prevedere esclusivamente come facoltativo
il tentativo di conciliazione ante causam; la opportunità
di valutare l’inserimento nel processo di una fase conciliativa
– con finalità deflattive – dopo la conclusione della udienza
istruttoria e prima di quella per la precisazione delle conclusioni".
L'AIGA
si riserva ulteriori iniziative, anche d’intesa con le altre
componenti dell’Avvocatura, a difesa della costituzionale
prerogativa di ciascun cittadino di agire in giudizio per
la tutela dei propri diritti.
 
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