 |
Tripoli
: chi non ha memoria non ha futuro !
di
Doriana Goracci*
Stanno
tornando in Italia a centinaia, diverranno migliaia nel giro
di pochi giorni: lavoratori italiani con famiglie, l’aereoporto
è preso d’assedio(1). Piove e un signore apre l’ombrello.
Un fatto è che “Eni è il primo produttore di gas e petrolio
in Libia, con una produzione di idrocarburi nel 2009 pari
a 244 mila barili di olio equivalente al giorno. L’attività
produttiva ed esplorativa di Eni in Libia è condotta nell’offshore
del Mediterraneo, di fronte a Tripoli, e nel deserto. A fine
2009 Eni era presente in 13 titoli minerari, per una superficie
complessiva di circa 36.374 chilometri quadrati (18.165 chilometri
in quota Eni). La presenza del gruppo italiano nel Paese risale
al 1959".
Girava
oggi come una trottola, una certa notizia da Technicoblog:
"Mentre in Libia divampa la protesta della popolazione
contro il regime di Gheddafi, su Twitter si rincorrono le
notizie di aerei italiani che bombardano i dissidenti a Tripoli
ed addirittura di navi da guerra italiane che stanno navigando
nelle acque nazionali libiche fino ad attraccare anche nel
porto per fornire supporto militare alle operazioni di repressione
del governo nei confronti della popolazione che protesta.”
Cosa
c’è da capire? Ci sono le notizie, sull’Ansa ad esempio e
tante altre poche agenzie di stampa italiane, che riportano
mobilitazioni come questa: “La nave della marina militare
Elettra è stata mobilitata per far fronte alla emergenza creata
dalla crisi in Libia. Lo ha confermato il ministro della Difesa,
Ignazio La Russa, ad Abu Dhabi per una visita ufficiale. La
nave è attualmente nel porto de La Spezia. Si tratta di una
unità molto particolare, dotata di apparecchiature radar,
per la guerra elettronica, di ascolto e raccolta informazioni.
A bordo non è escluso che possano essere imbarcati anche uomini
delle forze speciali.”
Si poteva anche leggere “Dopo gli aerei libici atterrati
nel pomeriggio a Malta, sono state innalzate le misure per
la difesa aerea italiana. Allertati al ‘massimo livello di
prontezza’ gli Stormi dell’Aeronautica militare di Trapani
e Gioia del Colle (Bari), da cui partono i caccia che hanno
il compito di intercettare velivoli entrati senza autorizzazione
nello spazio aereo nazionale. Lo rende noto l’Aeronautica.
Tutti gli equipaggi sono così pronti al decollo se necessario,
per neutralizzare eventuali minacce aeree.” Dopo che?
“Hanno ricevuto l’ordine di bombardare i manifestanti a
Bengasi ed a quel punto hanno deciso di fuggire. È il racconto
fatto oggi al loro arrivo a Malta da parte dei due colonnelli
dell’aeronautica libica fuggiti con due Mirage, secondo quanto
hanno riferito fonti governative e militari. I due ufficiali
hanno chiesto asilo politico e stanno fornendo informazioni
riservate sulle attività militari in corso in Libia che vengono
messe a disposizione di tutti i paesi dell’Unione europea
. Il loro racconto parte dalla base di Okhabrin Nafe, a Tripoli,
quando ricevono l’ordine di decollare insieme ad un squadrone
di aerei per andare a bombardare i dimostranti a Bengasi.
Gli aerei si abbassano fino ad una quota di 500 piedi e, mentre
gli altri bombardano la folla, i due piloti decidono di virare
verso Malta. I due hanno detto di non aver scelto l’Italia
perchè in base al trattato italo-libico avrebbero potuto essere
rimpatriati.(2) L’aeroporto internazionale dell’isola resta
in stato di allerta perchè, secondo fonti non ufficiali, c’è
la possibilità di altre defezioni da parte di militari dell’aeronautica
libica, mentre elicotteri privati civili stanno scappando
dai campi petroliferi del paese. Quasi contemporaneamente
ai due Mirage sono giunti a La Valletta due elicotteri civili
con a bordo sette persone, di cui una sola con i documenti,
che hanno detto di essere Francesi, dipendenti di una compagnia
petrolifera in Libia.”(3)
Come
vogliamo chiamarli questi due militari colonnelli: disertori
refusnik, disubbidenti, traditori, insurrezionalisti, rifugiati
politici? E perchè non sono venuti da noi che abbiamo la Giornata
Mondiale del Rifugiato politico? Noi mica facciamo respingimenti…Ma
dicono, anzi dicevano che “Si è aperta una nuova fase nei
rapporti tra i due paesi dopo la visita in Italia di Gheddafi
il 10 giugno 2009, seguita alle scuse senza precedenti del
presidente del Consiglio italiano per le ferite del periodo
coloniale e il trattato di amicizia e cooperazione dell’agosto
del 2008.”
Qualcuno
si è preso la briga di fare anche un video esplicativo: Italia
e Libia fra soldi, petrolio e migranti. Tra altre cose
spiega: “In base a questo trattato l’Italia si impegna
a pagare 5 miliardi di dollari in 20 anni attraverso investimenti
e progetti di cooperazione nell’ex colonia italiana. Questa
cifra arriverà, secondo i progetti, da una tassazione aggiuntiva
sulle aziende petrolifere italiane che operano in Libia, e
in particolare sull’Eni. Inoltre diversi soggetti libici hanno
fatto investimenti importanti sul mercato italiano – come
è avvenuto anche in passato come nel caso della Fiat – diventando
oggi azionisti tra l’altro della stessa Eni. La Libia rappresenta
per l’Italia un importante esportatore di petrolio e in chiave
futura anche di gas. L’Eni è il principale operatore petrolifero
in Libia, con una media di 550mila barili al giorno e ha siglato
nuovi accordi su gas e petrolio con Tripoli, che proteggerà
la posizione privilegiata dell’azienda italiana almeno fino
al 2047. La Libia è poi importante perché è diventato il principale
paese di passaggio per il flusso di immigrati che dall’Africa
e dall’Oriente vogliono arrivare in Italia e in Europa. I
migranti che arrivano in Italia attraverso gli sbarchi a Lampedusa
o gli altri approdi dello Stivale sono solo una minoranza
del flusso migratorio principale che arriva dall’Est europeo
con altri mezzi, ma questo flusso secondario è ad alto impatto
mediatico e soprattutto provoca numerosi morti lungo il percorso
che attraversa il deserto del Sahara e poi il mare con barche
precarie.Infine dopo la fine delle sanzioni americane e la
riabilitazione internazionale della Libia, la conseguente
apertura di Tripoli al mondo esterno e il ruolo di primo piano
che Gheddafi vuole ricoprire non tanto più solo nel mondo
arabo ma anche nel contesto africano, aprono nuove prospettive
di sviluppo per la Libia e indirettamente per l’Italia.”
Dicono
pure che due navi da guerra iraniane “sono entrate nel Canale
di Suez e si dirigono verso il Mediterraneo, il cui passaggio
nel canale, il primo dalla Rivoluzione iraniana del 1979,
è considerato da Israele una grave “provocazione”. “Sono entrate
alle 5:45 (le 4:45 in Italia, ndr)”, ha dichiarato un funzionario
del Canale. Il passaggio delle due navi, una fregata ed una
nave di approvvigionamento, è stato autorizzato dalla Consiglio
militare al potere in Egitto dall’11 febbraio. Una scelta
diplomatica non semplice per il giovane governo ad interim:
il Cairo è un alleato degli Stati Uniti, ha un trattato di
pace con Israele e le sue relazioni con l’Iran sono tese da
oltre tre decenni.”
Dicono pure che le borse europee sono depresse (4) mai come
Piazza Affari che si conferma la peggiore in Europa (Ftse
All-Share -3,53%), in quanto l’Italia è considerato il paese
maggiormente esposto alla Libia. A livello settoriale soffrono
soprattutto le banche e gli assicurativi. In netto rialzo
il prezzo del petrolio e dell’oro, sulle tensioni politiche
in Libia. Maglia nera del listino principale di Piazza Affari
è stata Impregilo (-6,1% a 2,31 euro) che, alla pari dell’Eni
(-5,12% a 17,43 euro), ha avviato le procedure di rimpatrio
dei dipendenti. Male inoltre UniCredit (-5,75% a 1,86 euro),
con i libici che sono primi azionisti della banca con una
quota che supera il 7 per cento. Il Wti viaggia sopra i 90
dollari al barile e il Brent oltre a 105 usd/bar mentre l’oro
vale più di 1.405 dollari l’oncia. Meno male che sono in pensione,
perchè non avrei saputo cosa “offrire” alla clientela.
Il
gioco in ogni caso si fa avvincente: tra ex perseguitati e
futuri… persecutori: era O la borsa o la vita! Merita ricordare?
“I rapporti tra l’Italia e la Libia sono stati caratterizzati
da una parte da lunghe discussioni sulla compensazione per
i danni subiti dai Libici durante il colonialismo italiano
e dall’altra da richieste di risarcimenti da parte dei rimanenti
italiani in Libia (che furono costretti a perdere tutte le
loro proprietà ed a esulare come quasi apolidi in Italia dopo
l’ascesa al potere del colonnello Gheddafi nel 1969). Secondo
stime del governo libico (contestate dall’AIRL) nel suo complesso
la conquista della Libia e le successive repressioni italiane
costarono la vita di circa 100.000 cittadini libici su una
popolazione stimata di 800.000 abitanti. Dopo trattative durate
diversi anni tra il Governo Italiano e il leader libico Muammar
Gheddafi, il 30 agosto 2008 è stato firmato un accordo che
prevede una compensazione del valore complessivo di 5 miliardi
di dollari usa. La compensazione comprende la realizzazione
di diverse infrastrutture tra cui l’autostrada da Ras Jdeir
a Assaloum, collegando Egitto con Tunisia attraversando la
costa libica. Duecento abitazioni. Il pagamento delle pensioni
di guerra ai libici che vennero impiegati in combattimento
dal Regio Esercito Italiano. La creazione di un comitato di
consultazioni politiche e di un partenariato economico. Il
finanziamento di borse di studio per studenti libici. La fornitura
di un radar per il controllo delle frontiere meridionali della
Libia realizzato da Finmeccanica. Il 30 agosto 2008 è stata
inoltre restituita la statua Venere di Cirene. L’accordo che
comprende diverse fasi di attuazione con scadenze comprese
dai 25 ai 40 anni comprende un ampio capitolo relativo alla
lotta all’immigrazione clandestina diretta in Italia, alla
collaborazione industriale e alle forniture energetiche. Rimane
non completamente risolta la questione relativa ai cittadini
italiani espulsi dalla Libia nel 1970.”
C’è
anche da dire che Se questo è un uomo: nei ghetti d’Italia
questo non è un uomo. Ne abbiamo viste e ne vedremo di facce
di tutti i colori come scrive Andrea Segre in LIBIA C.V.D.
– come volevasi dimostrare "…Abbiamo ospitato
le sue terrificanti sceneggiate. Abbiamo coperto i crimini
della sua polizia ai danni di migliaia di esseri umani. Abbiamo
violato su sua richiesta convenzioni internazionali come quella
di Ginevra. Abbiamo messo in crisi i rapporti dell’Italia
con l’Europa e le Nazioni Unite. Ed ora che il popolo libico,
forse ben più maturo e cosciente di quello italiano, lo sta
cacciando? Beh, le conseguenze si vedono subito: le imprese
e i gruppi finanziari coinvolti in Libia perdono verticalmente
valore in borsa e ritirano il personale, il Governo fa figuracce
diplomatiche con gli altri paesi occidentali e non ha la più
pallida idea di come affrontare il prevedibile e comprensibile
flusso di immigrazione che questa situazione genererà. Complimenti
Italia. Non solo abbiamo segnato per sempre il nostro curriculum
etico consegnando migliaia di donne, uomini e bambini ai container
e agli stupratori di Gheddafi, ma ora, invece di festeggiarne
la fine, non possiamo che tremare insieme a lui nel momento
della sua caduta. Come volevasi dimostrare. Semplicemente”.
Chi
non ha memoria, non ha futuro.
(1)
da RaiNews24
(2) dai lavori
della Camera
(3) da La Stampa
(4) da virgilio finanza
*
coordinatrice della Commissione Voci dalla rete dell'Osservatorio
 
Dossier
immigrazione
|
|