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Caso
Berlusconi alla Corte di Strasburgo ?
di
Rita Guma*
Sull'ipotesi che Silvio Berlusconi intenti una causa allo
Stato in conseguenza dell'inchiesta nota come "caso Ruby",
il ministro degli esteri Franco Frattini ha dichiarato ai
giornalisti che la violazione della privacy del premier è
un fatto che "può essere portato non solo in Italia ma anche
di fronte alla Corte Europea dei diritti dell'uomo".
Cominciamo
col dire che dal punto di vista tecnico ci si può rivolgere
alla Corte dei diritti dell'uomo - organo del Consiglio d'Europa
incaricato di sanzionare i Paesi membri che violano la Convenzione
europea sui diritti - soltanto dopo aver esaurito i rimedi
nazionali, quindi prima occorrerebbe agire legalmente in Italia,
e solo dopo l'ultimo grado di giudizio si potrebbe adire alla
Corte di Strasburgo.
Non
si capisce tuttavia quale sia la contestazione ai magistrati
italiani, visto che sia per i Tribunali interni che per quello
europeo varrebbe ciò che vale per ogni altra persona sospettata
di aver avuto rapporti sessuali con minorenni (a pagamento
o meno): essere messo sotto inchiesta. Essendo peraltro Berlusconi
un eletto al parlamento le cui conversazioni telefoniche sono
protette dalla legge, i magistrati hanno anche escluso dalle
indagini le registrazioni delle telefonate che le giovani
toccate dall'inchiesta hanno ricevuto dal premier, intercettato
in quel caso solo "indirettamente".
Dal punto di vista dell'informazione, invece, il Consiglio
d'Europa, di cui la Corte dei diritti è espressione, ha sancito
in più occasioni che la tutela per la privacy dei politici
non può essere severa come quella dei semplici cittadini.
E
proprio la Corte europea dei diritti dell'uomo, con sentenza
del 7 giugno 2007, si è pronunciata in favore della pubblicazione
di intercettazioni riguardanti figure istituzionali anche
ove protette dal segreto delle indagini e quindi anche quando
acquisite illegalmente dalla stampa. Nel caso esaminato dalla
Corte, gli autori di un libro scottante su politici francesi
avevano riportato trascrizioni di intercettazioni ottenute
violando le leggi sul segreto istruttorio, ma i giudici di
Strasburgo stabilivano che è prevalente l'esigenza del pubblico
di essere informato sul procedimento giudiziario in corso,
purché i giornalisti riportino fatti veri in modo corretto.
La
sentenza europea - che non è un caso isolato nella giurisprudenza
delle Corte - afferma fra l'altro che "il diritto della stampa
di informare su indagini in corso e quello del pubblico di
ricevere notizie su inchieste scottanti prevalgono sulle esigenze
di segretezza".
*
presidente Osservatorio sulla legalità e sui diritti
Onlus
 
Parlamento
UE condanna Frattini: non è politica ma informazione
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