|
Crocifisso
nei tribunali : l'informazione e i rischi
di
Rita Guma*
In merito alla vicenda del giudice Tosti, per il quale il
Procuratore Generale della Cassazione ha chiesto la conferma
della rimozione dall'Ordine giudiziario, facciamo rilevare
che molti articoli e commenti che la riportano sono omissivi.
Ecco
le reali circostanze:
Tosti
si era rifiutato di tenere udienze in aule con il crocifisso,
ma anche dopo la rimozione del crocifisso dalla sua aula aveva
persistito nella sua astensione: si era astenuto dal trattare
15 udienze tra il maggio e il luglio del 2005. Sospeso dalle
funzioni e dallo stipendio dal 2006, era stato poi destinatario
nel gennaio 2010 di un provvedimento disciplinare del CSM
di rimozione dall'Ordine giudiziario. Tosti
presentava quindi ricorso in Cassazione, ed è il procedimento
di cui si parla oggi.
Ma
il 22 gennaio 2010, l'allora vicepresidente del Csm, Nicola
Mancino, così spiegava la decisione nei confronti del magistrato:
"Con l'intenzione di risolvere una questione di principio,
il giudice Luigi Tosti s'era rifiutato di tenere udienza anche
dopo che il Presidente del Tribunale gli aveva messo a disposizione
un'aula senza il Crocifisso, con ciò venendo meno all'obbligo
deontologico e ai doveri assunti in qualità di magistrato
che gli impongono di prestare servizio. Il Csm non è né la
Corte Costituzionale né la Corte Europea - rimarcava Mancino
- non doveva risolvere, e in effetti non ha risolto la questione
della legittimità o meno di tenere il Crocifisso in un'aula
giudiziaria. Il dottor Tosti è stato giudicato per essersi
rifiutato di tenere comunque udienza fino a quando in tutti
i Tribunali d'Italia non fossero stati rimossi i crocifissi".
(AdnKronos)
In sede penale Tosti era invece stato assolto in via definitiva
dall'accusa di omissione di atti d'ufficio: la Cassazione,
nel febbraio 2009, annullò senza rinvio - "perchè il fatto
non sussiste" - la condanna a sette mesi di reclusione e ad
un anno di interdizione dai pubblici uffici che era stata
inflitta al giudice di Camerino dalla Corte d'Appello dell'Aquila.
Per la Suprema Corte, in quell'occasione, la condotta di Tosti,
che era stato sostituito da altri giudici, non aveva impedito
lo svolgimento delle udienze.
Quindi oggi non si tratta di sanzionare il comportamento di
chi "si era rifiutato di tenere udienza finchè il crocifisso
non fosse stato rimosso dall'aula", i quanto egli si era rifiutato
anche dopo. Non c'è dunque da meravigliarsi per la richiesta
del PG della Cassazione, che conferma quanto espresso da Mancino:
sanzione a Tosti per l'astensione dal suo lavoro, come si
sarebbe fatto per qualunque altro magistrato in circostanze
analoghe, anche a prescindere dal crocifisso.
Anche la sentenza penale evidenzia che non c'è un complotto
confessionale per punire Tosti, ma procedimenti dovuti, che
si concludono con assoluzione o condanna dell'accusato, a
seconda dei casi.
Tanto
era da noi dovuto in difesa della corretta informazione. Il
fatto di essere - come siamo - una associazione laica contraria
alla presenza del crocifisso nelle Istituzioni della Repubblica
(scuole, tribunali, seggi elettorali, etc) e favorevole alla
sentenza di Strasburgo in materia, non ci induce ad omettere,
come fanno alcune organizzazioni di parte ed organi di informazione
poco accurati, circostanze senza le quali si può dare adito
ad interpretazioni scorrette dei fatti.
Fra l'altro, viste le circostanze, in caso la Cassazione confermasse
la decisione del CSM e il giudice Tosti procedesse davvero
ad un ricorso a Strasburgo, c'è la concreta possibilità
che i giudici europei, esaminati i motivi reali della sentenza
italiana (il dovere di esercitare la funzione per la quale
si è stati assunti), non la censurino.
Ciò
ingenererebbe confusione con quelle che invece sono sentenze
europee sulla questione, completamente diversa, della presenza
del crocifisso nei pubblici edifici. Tale
confusione potrebbe comportare un danno, non un beneficio,
alla causa di quanti desiderano uno Stato effettivamente laico
e pluralista.
*
presidente Osservatorio sulla legalità e sui diritti
Onlus
 
Dossier
crocifisso
|