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Scandalo Ruby e donne italiane visti dagli USA
di
Giulia Alliani*
Una settimana, quest'ultima, che verra' ricordata nella storia
mondiale della programmazione dei reality per un sommarsi
di curiose circostanze. Tutta la truppa di "Jersey Shore"
sta per arrivare in Italia, ma trovera' l'Italia immersa in
un reality show molto piu' reale, che si svolge nel fiume
di intercettazioni e verbali dello scandalo che coinvolge
il presidente del Consiglio.
Dalle colonne del Washington Post la vede cosi' Nina Burleigh,
giornalista e scrittrice, femminista quanto basta, tutt'altro
che nuova alle imprese di presidenti Dongiovanni (ha seguito
per la stampa gli anni di Bill Clinton, e ha scritto un libro
sul mistero dell'assassinio di Mary Pinchot Meyer, moglie
di un agente della Cia, che ebbe una relazione con il presidente
Kennedy).
Per
Nina le donne italiane, forse perche' alle prese con problemi
piu' gravi, sembrano aver accettato il fatto di "venire valutate
in base ai loro seni, alla loro giovinezza e all'attrazione
esercitata su uomini piu' anziani" ma, sostiene nel suo articolo,
"se il presidente del Consiglio cadesse, l'Italia potrebbe
entrare in una nuova era per quanto riguarda la politica di
genere. Perche', spiega "l'atteggiamento di Berlusconi verso
le donne e' la versione ufficiale della regola nazionale,
tanto che l'Italia si classifica al 74esimo posto su 134 paesi,
dopo Kazakistan e Ghana, nel global index 2010 del World Economic
Forum per la parità di genere".
Nina Burleigh riassume per i suoi lettori: "Tutta la carriera
di Berlusconi e' stata costruita sul maschilismo. Il suo impero
televisivo - fondamento per il suo culto della personalità
e del successo politico - affondava le radici in certi indecenti
talk-show dei primi anni '80, in cui si invitavano alcune
casalinghe italiane a togliersi i vestiti di dosso. Tutti
insieme, Berlusconi e queste allegre spogliarelliste da reality
show, hanno prodotto la successiva generazione di ragazze,
le "veline" che, fin dall'adolescenza, si preparano, con determinazione
degna di atlete olimpiche, ad apparire, con addosso un bikini,
nei programmi di notizie, per convincere i telespettatori
a non cambiare canale durante gli intervalli".
"Per alcune donne italiane - esemplifica Nina per il pubblico
americano - questi lavori sono diventati l'equivalente di
un posto di assistente a un giudice della Corte Suprema, o
almeno di una posizione nello staff del Congresso".
Confronto
corretto, non c'e' che dire, se un posto di velina diventa
il trampolino per farsi paracadutare in Parlamento, e infatti
"nei vecchi bavosi, ricchi, potenti, con i capelli trapiantati,
pieni di macchie e con i piedi deformati potrebbe insinuarsi
il sospetto che le ragazze non muoiono dal desiderio di essere
palpate da loro. Potrebbero arrivare al punto di intuire che
non e' il loro fascino a convincerle a spogliarsi per intrattenerli".
E "non sono poche le donne che in Italia hanno conquistato
potere e ricchezza grazie a questa intuizione".
Pero'
le donne cominciano a reagire e "le reazioni suscitate dalle
avventure di Berlusconi un effetto ce l'hanno: quello di rimuovere
l'illusione che, in Italia, sia consentito agli uomini potenti
di usare le donne a loro piacimento senza che vi siano spiacevoli
conseguenze".
*
Coordinatrice della Commissione tematica
"Visti dall'estero" dell'Osservatorio
 
Dossier
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