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29 gennaio 2010
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Inaugurazione dell'anno giudiziario : intervento di Vietti
di Mauro W. Giannini

In occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, sorvolando volutamente sulle contrapposizioni fra politica e Giustizia, il vicepresidente del CSM Michele Vietti nel suo discorso si e' concentrato sul valore della funzione del giudice e sul rispetto che le si deve.

"La legalità è garantita dalla giurisdizione, la quale fa capo ad un corpo di magistrati a cui la Costituzione affida consapevolmente la funzione più alta: quella di rendere le formule della legge fonte di protezione effettiva dei beni e degli interessi e determinare la regola del caso concreto. L’evidenza dei nostri giorni spiega quanto sia importante la conservazione di questo valore" ha affermato Vietti, aggiungendo che "La giustizia è amministrata dai giudici e ad essi ed alla loro funzione si deve rispetto, un rispetto talora troppo trascurato. Non si tratta, certo, di un rispetto acritico, ma non va dimenticato che è nel processo che si incarna lo Stato di diritto e si assegnano i torti e le ragioni".

Vietti ha ricordato le parole del Capo dello Stato: "Fuori da questo quadro ci sono solo le tentazioni di conflitti istituzionali e di strappi mediatici che non possono condurre, per nessuno, a conclusioni di verità…". Vietti ha messo in guardia dalla tentazione della "numerificazione" della giustiziam che "consiste nel tentativo di abbracciare con uno sguardo onnicomprensivo ed enciclopedico il resto del pianeta della bilancia e della spada; e di leggere il fenomeno come aggregato di dati misurabili, scientificamente ricostruibili in termini quantitativi. Certo, la conoscenza del fenomeno complessivo segna utili elementi di valutazione e permette di ricostruire le tendenze che si palesano nel corso del tempo. Ma questo approccio, pur tanto utile in certe circostanze, rischia di far dimenticare che ognuno di quei numeri cela una vicenda umana, personale, economica, professionale che ha una sua propria individualità. Una sentenza non è mai solo un documento prodotto dall’apparato burocratico: è il volto dello Stato nella sua percepibile e fattuale concretezza, l’espressione della posizione di ciascuno nella società, che segna il limite del torto e della ragione e che indica la proporzione della convivenza".

Allo stesso modo, per Vietti va "allontanata la tentazione di guardare solo ai numerosi mali del quotidiano che pure affliggono il nostro vivere nelle aule dove la giustizia si amministra... Basti pensare alle gravi scoperture di organico e al divieto suicida, che tuttora permane, di impiegare in procura i nuovi magistrati. Ma fermarsi al censimento delle difficoltà, secondo un rito che tanti anni giudiziari hanno consolidato, non servirebbe che a ripetere il noto: nessuno può ignorare la situazione assai grave; occorre finalmente il fatto, che però tarda a venire. L’occasione di una inaugurazione è soprattutto progetto per l’immediato nostro futuro".

Invece, "non mancano nel nostro Paese, situazioni concrete nelle quali alcuni magistrati, alcuni uffici, alcune realtà hanno saputo darsi un obiettivo e l’hanno perseguito con coerenza e determinazione, raggiungendo miglioramenti obiettivi per il funzionamento del sistema". Vietti ha fatto alcuni concreti esempi. A giudizio del vicepresidente del CSM tali esperienze dimostrano come la giustizia, in Italia, si sostenga anche di queste realtà: realtà che pochi conoscono e valorizzano.

Infine Vietti ha sottolineato che "L’attività della magistratura non sottende disegni sovversivi. È funzione giurisdizionale, per lo più silente e operosa: perciò merita la stima che anche quegli esempi positivi richiamati sollecitano, specie da chi egualmente è, per posizione, servitore dello Stato... Lo stesso amore per la giustizia deve accomunare giudici e governanti".

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Dossier giustizia

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