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Inaugurazione dell'anno giudiziario : intervento di Vietti
di
Mauro W. Giannini
In occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, sorvolando
volutamente sulle contrapposizioni fra politica e Giustizia,
il vicepresidente del CSM Michele Vietti nel suo discorso
si e' concentrato sul valore della funzione del giudice e
sul rispetto che le si deve.
"La
legalità è garantita dalla giurisdizione, la quale fa capo
ad un corpo di magistrati a cui la Costituzione affida consapevolmente
la funzione più alta: quella di rendere le formule della legge
fonte di protezione effettiva dei beni e degli interessi e
determinare la regola del caso concreto. L’evidenza dei nostri
giorni spiega quanto sia importante la conservazione di questo
valore" ha affermato Vietti, aggiungendo che "La giustizia
è amministrata dai giudici e ad essi ed alla loro funzione
si deve rispetto, un rispetto talora troppo trascurato. Non
si tratta, certo, di un rispetto acritico, ma non va dimenticato
che è nel processo che si incarna lo Stato di diritto e si
assegnano i torti e le ragioni".
Vietti
ha ricordato le parole del Capo dello Stato: "Fuori da questo
quadro ci sono solo le tentazioni di conflitti istituzionali
e di strappi mediatici che non possono condurre, per nessuno,
a conclusioni di verità…". Vietti ha messo in guardia dalla
tentazione della "numerificazione" della giustiziam che "consiste
nel tentativo di abbracciare con uno sguardo onnicomprensivo
ed enciclopedico il resto del pianeta della bilancia e della
spada; e di leggere il fenomeno come aggregato di dati misurabili,
scientificamente ricostruibili in termini quantitativi. Certo,
la conoscenza del fenomeno complessivo segna utili elementi
di valutazione e permette di ricostruire le tendenze che si
palesano nel corso del tempo. Ma questo approccio, pur tanto
utile in certe circostanze, rischia di far dimenticare che
ognuno di quei numeri cela una vicenda umana, personale, economica,
professionale che ha una sua propria individualità. Una sentenza
non è mai solo un documento prodotto dall’apparato burocratico:
è il volto dello Stato nella sua percepibile e fattuale concretezza,
l’espressione della posizione di ciascuno nella società, che
segna il limite del torto e della ragione e che indica la
proporzione della convivenza".
Allo stesso modo, per Vietti va "allontanata la tentazione
di guardare solo ai numerosi mali del quotidiano che pure
affliggono il nostro vivere nelle aule dove la giustizia si
amministra... Basti pensare alle gravi scoperture di organico
e al divieto suicida, che tuttora permane, di impiegare in
procura i nuovi magistrati. Ma fermarsi al censimento delle
difficoltà, secondo un rito che tanti anni giudiziari hanno
consolidato, non servirebbe che a ripetere il noto: nessuno
può ignorare la situazione assai grave; occorre finalmente
il fatto, che però tarda a venire. L’occasione di una inaugurazione
è soprattutto progetto per l’immediato nostro futuro".
Invece, "non mancano nel nostro Paese, situazioni concrete
nelle quali alcuni magistrati, alcuni uffici, alcune realtà
hanno saputo darsi un obiettivo e l’hanno perseguito con coerenza
e determinazione, raggiungendo miglioramenti obiettivi per
il funzionamento del sistema". Vietti ha fatto alcuni
concreti esempi. A giudizio del vicepresidente del CSM tali
esperienze dimostrano come la giustizia, in Italia, si sostenga
anche di queste realtà: realtà che pochi conoscono e valorizzano.
Infine
Vietti ha sottolineato che "L’attività della magistratura
non sottende disegni sovversivi. È funzione giurisdizionale,
per lo più silente e operosa: perciò merita la stima che anche
quegli esempi positivi richiamati sollecitano, specie da chi
egualmente è, per posizione, servitore dello Stato... Lo stesso
amore per la giustizia deve accomunare giudici e governanti".
 
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