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10 gennaio 2010
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Israele : commissione d'inchiesta sui gruppi di sinistra
di Mauro W. Giannini

Una commissione d'inchiesta parlamentare di stampo maccartista. E' quella voluta dalla Knesset, il parlamento israeliano, e che è stata oggetto degli strali di Gideon Levy, editorialista e scrittore, in un commento sul quotidiano israeliano Haaretz del 6 gennaio.

Levy lancia una provocazione, affermando che nello Stato di Israele del 2011 non è più legittimo appartenere alla sinistra, e allora che la si dichiari illegale, e denuncia che "la polizia, il sistema giuridico, la Knesset, lo Shin Bet, e l'IDF (l'esercito israeliano, ndr) hanno unito le forze con i propagandisti di destra per agire come procuratori senza un processo".

Lo scrittore israeliano non è nuovo alle denunce e provocazioni sullo stato della società israeliana e sulla situazione di Gaza, che in un editoriale del 2002 paragonò a Ground Zero, il sito di New York dove avvenne l'attentato alle torri gemelle nel 2001. Nell'agosto del 2002, Levy sperimentò di persona quello che l'esercito israeliano chiamò "errore di collegamento": il taxi su cui viaggiava - e che riportava chiaramente le insegne israeliane e di veicolo pubblico - fu colpito da diverse pallottole sparate da un soldato israeliano ad un posto di blocco. Levy e l'autista rimasero illesi grazie al parabrezza antiproiettile.

La successiva inchiesta interna all'esercito, sollecitata dallo stesso Levy, motivò l'incidente con ben due problemi di comunicazione nella catena di comando e fra pattuglie diverse, ma in un commento su Haaretz in cui narrava e analizzava l'accaduto, il giornalista si chiedeva "Quante volte l'hanno fatto in passato, e lo faranno in futuro, aprendo il fuoco senza alcun motivo contro palestinesi innocenti in auto che non hanno parabrezza antiproiettile?".

Nel recente editoriale, Gideon Levy parla dello "spirito del tempo che ha preso piede tra la maggioranza degli Israeliani" per cui è diventato "illegittimo lottare per i diritti umani o per opporsi all'occupazione o per indagare sui crimini di guerra. Tali azioni - afferma - guadagnano agli Israeliani un marchio di vergogna. Un colono che ruba la terra è un sionista, un guerrafondaio di destra è un patriota, un rabbino che sobilla è un leader spirituale, un razzista che espelle gli stranieri è un cittadino leale. Solo uno di sinistra è un traditore" aggiunge Levy, che commenta "L'uno non deve chiedere scusa per nulla, mentre l'altro deve smentire voci e speculazioni".

E il clima per cui un gruppo di medici è "di estrema sinistra", una fondazione sociale "disprezza Israele" e un centro informazioni è considerato "complice del terrorismo, spiega Levy, è avallato dal comportamento di diverse Istituzioni, proprio come la Knesset che ha deciso di creare una commissione parlamentare d'inchiesta per esaminare le attività dei gruppi di sinistra "e il loro contributo alla campagna di delegittimazione contro Israele". "Tale commissione - commenta Levy - farebbe arrossire anche il senatore Joseph McCarthy".

Lo scrittore racconta anche che gli attivisti per la pace sono interrogati dal servizio di sicurezza dello Shin Bet e messi in guardia contro la possibilità che compiano violazioni, e i difensori dei diritti umani delle minoranze hanno maggiori possibilità di essere arrestati per un nonnulla. "I coloni che lanciano spazzatura contro i soldati israeliani e i loro amici che hanno dato fuoco ai campi palestinesi non sono rinviati a processo, mentre Pollak (un anarchico attivista contro il muro, ndr) è mandato in prigione" per aver lasciato la sua bicicletta sulla strada, denuncia Levy, aggiungendo che "I soldati che hanno ucciso i Palestinesi che portavano bandiere bianche devono ancora essere puniti, ma coloro che hanno rivelato questi accadimenti sono denunciati".

In realtà, afferma Levy, il vero danno per l'immagine internazionale di Israele "è causato dalla sua politica ostruzionista e dagli sforzi del governo per consolidare ulteriormente l'occupazione. Esso è causato dalle attività violente delle Forze di Difesa di Israele e dei coloni, insieme con le azioni razziste dei parlamentari e dei rabbini di Israele" e tutto questo ha "fatto di più per trascinare il nome di Israele nel fango di tutti i commenti ed editoriali che criticavano Israele messi assieme".


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