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Israele
: commissione d'inchiesta sui gruppi di sinistra
di
Mauro W. Giannini
Una commissione d'inchiesta parlamentare di stampo maccartista.
E' quella voluta dalla Knesset, il parlamento israeliano,
e che è stata oggetto degli strali di Gideon Levy, editorialista
e scrittore, in un commento sul quotidiano israeliano Haaretz
del 6 gennaio.
Levy
lancia una provocazione, affermando che nello Stato di Israele
del 2011 non è più legittimo appartenere alla sinistra, e
allora che la si dichiari illegale, e denuncia che "la polizia,
il sistema giuridico, la Knesset, lo Shin Bet, e l'IDF (l'esercito
israeliano, ndr) hanno unito le forze con i propagandisti
di destra per agire come procuratori senza un processo".
Lo
scrittore israeliano non è nuovo alle denunce e provocazioni
sullo stato della società israeliana e sulla situazione di
Gaza, che in un editoriale del 2002 paragonò a Ground Zero,
il sito di New York dove avvenne l'attentato alle torri gemelle
nel 2001. Nell'agosto del 2002, Levy sperimentò di persona
quello che l'esercito israeliano chiamò "errore di collegamento":
il taxi su cui viaggiava - e che riportava chiaramente le
insegne israeliane e di veicolo pubblico - fu colpito da diverse
pallottole sparate da un soldato israeliano ad un posto di
blocco. Levy e l'autista rimasero illesi grazie al parabrezza
antiproiettile.
La
successiva inchiesta interna all'esercito, sollecitata dallo
stesso Levy, motivò l'incidente con ben due problemi di comunicazione
nella catena di comando e fra pattuglie diverse, ma in un
commento su Haaretz in cui narrava e analizzava l'accaduto,
il giornalista si chiedeva "Quante volte l'hanno fatto in
passato, e lo faranno in futuro, aprendo il fuoco senza alcun
motivo contro palestinesi innocenti in auto che non hanno
parabrezza antiproiettile?".
Nel recente editoriale, Gideon Levy parla dello "spirito del
tempo che ha preso piede tra la maggioranza degli Israeliani"
per cui è diventato "illegittimo lottare per i diritti umani
o per opporsi all'occupazione o per indagare sui crimini di
guerra. Tali azioni - afferma - guadagnano agli Israeliani
un marchio di vergogna. Un colono che ruba la terra è un sionista,
un guerrafondaio di destra è un patriota, un rabbino che sobilla
è un leader spirituale, un razzista che espelle gli stranieri
è un cittadino leale. Solo uno di sinistra è un traditore"
aggiunge Levy, che commenta "L'uno non deve chiedere scusa
per nulla, mentre l'altro deve smentire voci e speculazioni".
E
il clima per cui un gruppo di medici è "di estrema sinistra",
una fondazione sociale "disprezza Israele" e un centro informazioni
è considerato "complice del terrorismo, spiega Levy, è avallato
dal comportamento di diverse Istituzioni, proprio come la
Knesset che ha deciso di creare una commissione parlamentare
d'inchiesta per esaminare le attività dei gruppi di sinistra
"e il loro contributo alla campagna di delegittimazione contro
Israele". "Tale commissione - commenta Levy - farebbe arrossire
anche il senatore Joseph McCarthy".
Lo
scrittore racconta anche che gli attivisti per la pace sono
interrogati dal servizio di sicurezza dello Shin Bet e messi
in guardia contro la possibilità che compiano violazioni,
e i difensori dei diritti umani delle minoranze hanno maggiori
possibilità di essere arrestati per un nonnulla. "I coloni
che lanciano spazzatura contro i soldati israeliani e i loro
amici che hanno dato fuoco ai campi palestinesi non sono rinviati
a processo, mentre Pollak (un anarchico attivista contro il
muro, ndr) è mandato in prigione" per aver lasciato la sua
bicicletta sulla strada, denuncia Levy, aggiungendo che "I
soldati che hanno ucciso i Palestinesi che portavano bandiere
bianche devono ancora essere puniti, ma coloro che hanno rivelato
questi accadimenti sono denunciati".
In realtà, afferma Levy, il vero danno per l'immagine internazionale
di Israele "è causato dalla sua politica ostruzionista e dagli
sforzi del governo per consolidare ulteriormente l'occupazione.
Esso è causato dalle attività violente delle Forze di Difesa
di Israele e dei coloni, insieme con le azioni razziste dei
parlamentari e dei rabbini di Israele" e tutto questo ha "fatto
di più per trascinare il nome di Israele nel fango di tutti
i commenti ed editoriali che criticavano Israele messi assieme".
 
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