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05 gennaio 2010
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Il voto immaginario
di Rodolfo Roselli*

I sistemi democratici hanno come caratteristica comune quella di richiedere il consenso dei cittadini attraverso votazioni, o generali o particolari e, di conseguenza, decidere in relazione al risultato. Quindi consenso e decisione sono di competenza dei cittadini, l'attuazione di chi è delegato, conseguente controllo dei cittadini e loro eventuale rinnovo del consenso, e così via.

Tutto questo in linea teorica, soprattutto perché chi dovrebbe essere delegato all'attuazione, male sopporta di essere vincolato al consenso, al controllo, ed essere esecutore di decisioni di altri. Di conseguenza, non potendo contestare apertamente i principi democratici, cerca di addomesticarli in modo tale che, formalmente, le regole siano rispettate, ma praticamente chi vota non conti nulla. Per fare tutto questo viene interposto tra voto e realizzazione il sistema elettorale che costituisce lo strumento più manipolativo della politica e che incide direttamente sulla determinazione della rappresentanza.

Di per sè, il sistema elettorale potrebbe essere semplice, lineare e facilmente comprensibile a tutti, ma in realtà è l'unico strumento che, essendo tagliato su misura su chi intende appropriarsi del potere, diviene complesso, personalizzato, adattato agli umori politici del momento e totalmente incomprensibile a coloro, gli elettori, che invece dovrebbero conoscerlo perfettamente, e in tutti i suoi dettagli, per comprendere la reale destinazione della volontà espressa dal loro voto.

Ma esiste anche un'altra ragione che mette in discussione ogni sistema elettorale, cioè quanto l'eventuale Parlamento che si realizza sia sottoposto al controllo dei partiti. Un concetto paradossale, perché se il Parlamento è costituito dai rappresentanti eletti dal popolo, è il popolo che deve controllarlo e non i partiti che possono, al massimo, essere gli strumenti idonei a organizzare e coordinare la volontà popolare. Ma tutto questo rientra nella logica, già sopra accennata, cioè che il voto è solo uno strumento immaginario per la gente, che deve invece far confluire il potere verso personaggi o partiti che lo devono usare secondo le loro convenienze, più o meno lecite.

Vi sono studiosi, come Arend Lijphart, professore di Scienze Politiche all'Università di California a San Diego, che condividono la necessità di proporre un sistema elettorale semplice, come lo è il sistema proporzionale puro, che realizza il giusto equilibrio tra esecutivo e legislativo e che crea una forte funzione di indirizzo e di controllo sulle attività di governo. Il sistema elettorale proporzionale, che implica, molteplicità di partiti, decentramento amministrativo e autonomie locali, non solo assicura uno stretto legame tra esigenze popolari e realizzazioni, ma di fatto è simile al sistema maggioritario, che ad esso si contrappone, e che dichiara di voler essere monopartitico o bipartitico, e non lo è ed invece assicura la predominanza del potere esecutivo su quello legislativo, con la segregazione della volontà popolare espressa dal voto.

Il sistema elettorale proporzionale, cioè tanti voti, tanti eletti, viene contestato da chi sostiene il sistema maggioritario, proprio perché rende più difficile assegnare il potere a intermediari, cioè ai partiti. Infatti il problema è su chi controlla la selezione dei candidati, e la maggiore differenza tra i due sistemi è tra voto alla persona o voto al partito. E' evidente che la differenza è sostanziale perché nel primo caso è l'elettore che controlla l'eletto, nel secondo caso è il partito che controlla l'eletto, in modo così sfacciato da proporre il sistema (maggioritario) ove chi vince piglia tutto.

In poche parole il maggioritario annulla l'opposizione e quindi il confronto democratico, mentre nel proporzionale l'esito del voto è spartito tra coloro che ricevono una quota sufficiente, cioè un quoziente elettorale, idonea a rappresentare adeguatamente le differenti posizioni dei votanti. Ed è proprio per questo che tutti i partiti osteggiano (l'ipotesi del)le elezioni primarie obbligatorie per la formazione delle liste elettorali perché, oltre a controllare preventivamente l'idoneità e la popolarità del candidato, sottrarrebbero ai partiti il potere di essere "i datori di lavoro degli eletti".

E' assurdo che agli elettori s'intenda sottrarre la volontà di assumersi la responsabilità di eleggere i loro rappresentanti dei quali possono avere, a torto o a ragione, piena fiducia. Nei sistemi maggioritari viene offerta una sola alternativa, in quelli proporzionali gli elettori hanno un ventaglio di scelte ampio nell'ambito delle liste di partito che nel maggioritario non esiste.

Ma anche nel sistema maggioritario esistono varianti, proprio per definire in che modo "si pigli tutto", cioè si abbia la maggioranza. Una maggioranza che si tende a raggiungere a qualsiasi costo, con il pretesto di assicurare la governabilità, un pretesto che non ha alcun fondamento per varie ragioni. Prima di tutto perché non solo il voto è già in partenza limitato, ma anche perché si indica già a priori chi obbligatoriamente dovrebbe governare, a prescindere dalla reale entità delle forze in gioco, cosa che si può conoscere dopo il voto e non prima, e quindi impedendo tutti gli adattamenti a posteriori delle forze politiche, necessari alla reale situazione indicata dall'elettorato.

In secondo luogo, la cosa ancor più grave è che questa maggioranza, cioè il 50% + 1, deve essere ottenuta a qualsiasi costo, e quindi indipendentemente dalla percentuale, ovviamente ignota, raggiunta dalla fazione vincitrice. Ora, potrebbe essere tollerabile aggiungere qualche punto percentuale in più ad un vincente che avesse già il 48% dei consensi, ma diverrebbe assurdo per chi raggiungesse a mala pena il 30% o peggio. Dire che un governo ha il consenso reale del 30% significa avere una opposizione del 70%, il che è una bestemmia nei confronti della democrazia. Ma c'è di peggio perché, proprio per raggiungere il 50%+1 ,occorre considerare che almeno il 20% dei voti contrari espressi debba essere invece abusivamente considerato come voti favorevoli, il che si configura semplicemente come una truffa elettorale.

Tutto questo sistema, costruito a tavolino, non è solo totalmente ingiusto ,ma ha delle conseguenze pesantissime negative sulla possibilità di governo.

(continua domani)

* intervento su Radio Gamma 5 del 5.1.2011 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì in diretta dalle ore 19,00


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