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Il
voto immaginario
di
Rodolfo Roselli*
I sistemi democratici hanno come caratteristica comune quella
di richiedere il consenso dei cittadini attraverso votazioni,
o generali o particolari e, di conseguenza, decidere in relazione
al risultato. Quindi consenso e decisione sono di competenza
dei cittadini, l'attuazione di chi è delegato, conseguente
controllo dei cittadini e loro eventuale rinnovo del consenso,
e così via.
Tutto questo in linea teorica, soprattutto perché chi dovrebbe
essere delegato all'attuazione, male sopporta di essere vincolato
al consenso, al controllo, ed essere esecutore di decisioni
di altri. Di conseguenza, non potendo contestare apertamente
i principi democratici, cerca di addomesticarli in modo tale
che, formalmente, le regole siano rispettate, ma praticamente
chi vota non conti nulla. Per
fare tutto questo viene interposto tra voto e realizzazione
il sistema elettorale che costituisce lo strumento più manipolativo
della politica e che incide direttamente sulla determinazione
della rappresentanza.
Di
per sè, il sistema elettorale potrebbe essere semplice,
lineare e facilmente comprensibile a tutti, ma in realtà è
l'unico strumento che, essendo tagliato su misura su chi intende
appropriarsi del potere, diviene complesso, personalizzato,
adattato agli umori politici del momento e totalmente incomprensibile
a coloro, gli elettori, che invece dovrebbero conoscerlo perfettamente,
e in tutti i suoi dettagli, per comprendere la reale destinazione
della volontà espressa dal loro voto.
Ma esiste anche un'altra ragione che mette in discussione
ogni sistema elettorale, cioè quanto l'eventuale Parlamento
che si realizza sia sottoposto al controllo dei partiti. Un
concetto paradossale, perché se il Parlamento è costituito
dai rappresentanti eletti dal popolo, è il popolo che deve
controllarlo e non i partiti che possono, al massimo, essere
gli strumenti idonei a organizzare e coordinare la volontà
popolare. Ma tutto questo rientra nella logica, già sopra
accennata, cioè che il voto è solo uno strumento immaginario
per la gente, che deve invece far confluire il potere verso
personaggi o partiti che lo devono usare secondo le loro convenienze,
più o meno lecite.
Vi
sono studiosi, come Arend Lijphart, professore di Scienze
Politiche all'Università di California a San Diego, che condividono
la necessità di proporre un sistema elettorale semplice, come
lo è il sistema proporzionale puro, che realizza il giusto
equilibrio tra esecutivo e legislativo e che crea una forte
funzione di indirizzo e di controllo sulle attività di governo.
Il sistema elettorale proporzionale, che implica, molteplicità
di partiti, decentramento amministrativo e autonomie locali,
non solo assicura uno stretto legame tra esigenze popolari
e realizzazioni, ma di fatto è simile al sistema maggioritario,
che ad esso si contrappone, e che dichiara di voler essere
monopartitico o bipartitico, e non lo è ed invece assicura
la predominanza del potere esecutivo su quello legislativo,
con la segregazione della volontà popolare espressa dal voto.
Il sistema elettorale proporzionale, cioè tanti voti, tanti
eletti, viene contestato da chi sostiene il sistema maggioritario,
proprio perché rende più difficile assegnare il potere a intermediari,
cioè ai partiti. Infatti il problema è su chi controlla la
selezione dei candidati, e la maggiore differenza tra i due
sistemi è tra voto alla persona o voto al partito. E' evidente
che la differenza è sostanziale perché nel primo caso è l'elettore
che controlla l'eletto, nel secondo caso è il partito che
controlla l'eletto, in modo così sfacciato da proporre il
sistema (maggioritario) ove chi vince piglia tutto.
In
poche parole il maggioritario annulla l'opposizione e quindi
il confronto democratico, mentre nel proporzionale l'esito
del voto è spartito tra coloro che ricevono una quota sufficiente,
cioè un quoziente elettorale, idonea a rappresentare adeguatamente
le differenti posizioni dei votanti. Ed
è proprio per questo che tutti i partiti osteggiano (l'ipotesi
del)le elezioni primarie obbligatorie per la formazione delle
liste elettorali perché, oltre a controllare preventivamente
l'idoneità e la popolarità del candidato, sottrarrebbero ai
partiti il potere di essere "i datori di lavoro degli eletti".
E'
assurdo che agli elettori s'intenda sottrarre la volontà di
assumersi la responsabilità di eleggere i loro rappresentanti
dei quali possono avere, a torto o a ragione, piena fiducia.
Nei sistemi maggioritari viene offerta una sola alternativa,
in quelli proporzionali gli elettori hanno un ventaglio di
scelte ampio nell'ambito delle liste di partito che nel maggioritario
non esiste.
Ma
anche nel sistema maggioritario esistono varianti, proprio
per definire in che modo "si pigli tutto", cioè si abbia la
maggioranza. Una maggioranza che si tende a raggiungere a
qualsiasi costo, con il pretesto di assicurare la governabilità,
un pretesto che non ha alcun fondamento per varie ragioni.
Prima di tutto perché non solo il voto è già in partenza limitato,
ma anche perché si indica già a priori chi obbligatoriamente
dovrebbe governare, a prescindere dalla reale entità delle
forze in gioco, cosa che si può conoscere dopo il voto e non
prima, e quindi impedendo tutti gli adattamenti a posteriori
delle forze politiche, necessari alla reale situazione indicata
dall'elettorato.
In
secondo luogo, la cosa ancor più grave è che questa maggioranza,
cioè il 50% + 1, deve essere ottenuta a qualsiasi costo, e
quindi indipendentemente dalla percentuale, ovviamente ignota,
raggiunta dalla fazione vincitrice. Ora, potrebbe essere tollerabile
aggiungere qualche punto percentuale in più ad un vincente
che avesse già il 48% dei consensi, ma diverrebbe assurdo
per chi raggiungesse a mala pena il 30% o peggio. Dire
che un governo ha il consenso reale del 30% significa avere
una opposizione del 70%, il che è una bestemmia nei confronti
della democrazia. Ma c'è di peggio perché, proprio per raggiungere
il 50%+1 ,occorre considerare che almeno il 20% dei voti contrari
espressi debba essere invece abusivamente considerato come
voti favorevoli, il che si configura semplicemente come una
truffa elettorale.
Tutto
questo sistema, costruito a tavolino, non è solo totalmente
ingiusto ,ma ha delle conseguenze pesantissime negative sulla
possibilità di governo.
(continua
domani)
*
intervento su Radio Gamma 5 del 5.1.2011 e su Challenger TV
satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì in diretta
dalle ore 19,00
 
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