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India
: Corte Suprema ammette , sospesi i diritti al tempo di Indira
di
Gabriella Mira Marq*
Trentaquattro anni dopo, la Corte Suprema del'India ha ammesso
che una sentenza del 1976 passata in base alla legge d'emergenza
voluta da Indira Gandhi violo' i diritti fondamentali di un
gran numero di persone.
Nel
giugno 1975, infatti, la Gandhi convinse il presidente Fakhruddin
Ahmed Ali a dichiarare lo stato di emergenza ai sensi dell'articolo
352 della Costituzione, il che comporto' un aumento su larga
scala del periodo di detenzione degli oppositori politici
in virtu' della legge sulla sicurezza interna. Secondo
la Corte, sospendendo i diritti fondamentali in nome dell'emergenza,
fu commessa un'ingiustizia contro il popolo del paese. La
decisione del 1976 riguardante il caso Jabalpur Vs Shivakant
Shukla e' stata definita "erronea" dai giudici Aftab Alam
e Asok Kumar Ganguly che hanno redatto la sentenza.
Con
una scelta senza precedenti, in India, la Corte Suprema ha
appena commutato in ergastolo la condanna a morte, che in
precedenza aveva confermato, di un uomo che ha ucciso quattro
membri di una famiglia. Il
5 maggio 2009 la Corte aveva confermato la condanna a morte
di Remdeo Chauhan alias Rajnath Chauhan che aveva ucciso Bhabani
Charan Das e tre membri della sua famiglia l'8 marzo del 1992.
A giustificazione, l giudice Gaunguly ha dichiarato: "I casi
di sentenze di questa Corte che violino i diritti umani dei
cittadini possono essere estremamente rari, ma non si puo'
dire che una tale situazione non potra' mai accadere, e come
esempio hanno rimandato al caso Jabalpur del 1976, affermando
che "Non
c'è dubbio che la sentenza a maggioranza di questa Corte...
violo' i diritti fondamentali di un gran numero di persone
in questo paese".
"Siamo in grado di ricordare a noi stessi la decisione di
maggioranza dell'assise Costituzionale di questa Corte nel
caso del magistrato distrettuale Jabalpur Vs Shivakant Shukla...
che divenne tristemente famoso come il caso 'habeas corpus'
dopo che quattro giudici della Corte Suprema accettarono l'allora
visione del governo e del Congresso che anche diritto alla
vita fosse abolito durante l'emergenza".
Ma
a quel tempo il giudice della Corte Suprema Hans Raj Khanna
aveva dissentito dai suoi colleghi, affermando che la Costituzione
non consentiva che il diritto alla vita e alla liberta' fosse
oggetto di decreto del governo e che "L'articolo
226 in base al quale i giudici di grado elevato rilasciano
mandati di habeas corpus e' parte integrante della Costituzione.
Nessun potere e' stato conferito dalla Costituzione ad alcuna
autorita' per sospendere il potere della Corte Suprema di
emettere mandati riguardanti l'habeas corpus nel corso del
periodo di emergenza".
La
stessa Indira Gandhi ostacolo' la promozione di Khanna a presidente
della Corte Suprema il 3 gennaio 1977, dopo di che il magistrato
si dimise.
*
si ringrazia Claudio Giusti
 
Dossier
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