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02 gennaio 2010
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India : Corte Suprema ammette , sospesi i diritti al tempo di Indira
di Gabriella Mira Marq*

Trentaquattro anni dopo, la Corte Suprema del'India ha ammesso che una sentenza del 1976 passata in base alla legge d'emergenza voluta da Indira Gandhi violo' i diritti fondamentali di un gran numero di persone.

Nel giugno 1975, infatti, la Gandhi convinse il presidente Fakhruddin Ahmed Ali a dichiarare lo stato di emergenza ai sensi dell'articolo 352 della Costituzione, il che comporto' un aumento su larga scala del periodo di detenzione degli oppositori politici in virtu' della legge sulla sicurezza interna. Secondo la Corte, sospendendo i diritti fondamentali in nome dell'emergenza, fu commessa un'ingiustizia contro il popolo del paese. La decisione del 1976 riguardante il caso Jabalpur Vs Shivakant Shukla e' stata definita "erronea" dai giudici Aftab Alam e Asok Kumar Ganguly che hanno redatto la sentenza.

Con una scelta senza precedenti, in India, la Corte Suprema ha appena commutato in ergastolo la condanna a morte, che in precedenza aveva confermato, di un uomo che ha ucciso quattro membri di una famiglia. Il 5 maggio 2009 la Corte aveva confermato la condanna a morte di Remdeo Chauhan alias Rajnath Chauhan che aveva ucciso Bhabani Charan Das e tre membri della sua famiglia l'8 marzo del 1992.

A giustificazione, l giudice Gaunguly ha dichiarato: "I casi di sentenze di questa Corte che violino i diritti umani dei cittadini possono essere estremamente rari, ma non si puo' dire che una tale situazione non potra' mai accadere, e come esempio hanno rimandato al caso Jabalpur del 1976, affermando che "Non c'è dubbio che la sentenza a maggioranza di questa Corte... violo' i diritti fondamentali di un gran numero di persone in questo paese".

"Siamo in grado di ricordare a noi stessi la decisione di maggioranza dell'assise Costituzionale di questa Corte nel caso del magistrato distrettuale Jabalpur Vs Shivakant Shukla... che divenne tristemente famoso come il caso 'habeas corpus' dopo che quattro giudici della Corte Suprema accettarono l'allora visione del governo e del Congresso che anche diritto alla vita fosse abolito durante l'emergenza".

Ma a quel tempo il giudice della Corte Suprema Hans Raj Khanna aveva dissentito dai suoi colleghi, affermando che la Costituzione non consentiva che il diritto alla vita e alla liberta' fosse oggetto di decreto del governo e che "L'articolo 226 in base al quale i giudici di grado elevato rilasciano mandati di habeas corpus e' parte integrante della Costituzione. Nessun potere e' stato conferito dalla Costituzione ad alcuna autorita' per sospendere il potere della Corte Suprema di emettere mandati riguardanti l'habeas corpus nel corso del periodo di emergenza".

La stessa Indira Gandhi ostacolo' la promozione di Khanna a presidente della Corte Suprema il 3 gennaio 1977, dopo di che il magistrato si dimise.

* si ringrazia Claudio Giusti


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Dossier pena di morte

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