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01 dicembre 2010
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Carcere solo quando necessario : UCPI invita ANM al confronto
di Mauro W. Giannini

Nel corso del congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati conclusosi il 28 novembre, il presidente Luca Palamara ha espressamente indicato la questione carcere come centrale. Per Palamara, "La drammaticita' della situazione e' evidente. Oggi la popolazione carceraria è costituita da circa 69.000 detenuti, un terzo dei quali tossicodipendenti e più di un terzo stranieri. Mai, nella storia della Repubblica, ce ne sono stati tanti. La capienza dei 206 istituti italiani e' di circa 44.000 posti letto. A cio' si aggiungono le pesanti carenze di organico degli agenti di polizia penitenziaria".

Secondo il presidente ANM, "La soluzione al continuo aumento del sovraffollamento non puo' essere solo la costruzione di nuovi stabilimenti in quanto il carcere deve essere la extrema ratio. È necessario introdurre pene alternative, non limitare l'affidamento in prova che pure ha dato buoni risultati, mitigare le restrizioni previste per i recidivi al godimento dei benefici penitenziari. Il carcere non può essere la risposta a ogni situazione di devianza marginale e la politica non puo' mostrarsi indifferente alle ragioni del disagio sociale e alle cause dei fenomeni collettivi complessi, quali ad esempio l'immigrazione e le tossicodipendenze, che hanno aumentato esponenzialmente in questi ultimi anni il tasso di carcerizzazione".

Palamara ha preso atto dell'approvazione in via definitiva del ddl 2313, c.d. "svuota carceri", che - si calcola - dovrebbe porre circa 9.000 detenuti in detenzione domiciliare ed ha commentato che "Questo provvedimento sembra aprire la strada al criterio secondo il quale le pene brevi o il breve residuo finale possono essere espiati fuori del carcere nel senso auspicato dall'ANM di favorire il superamento della concezione pancarceraria della pena. Restano, tuttavia, dubbi e perplessità, anzitutto per la schizofrenia legislativa, evidenziata dalla contraddizione di un legislatore che, da un lato, criminalizza fatti di dubbia offensività (v. reato di immigrazione clandestina) e, dall'altro, sopraffatto dall'emergenza, si preoccupa di svuotare le carceri."

La Giunta dell’Unione Camere Penali ha reso noto che non può che apprezzare la posizione espressa da Palamara rilevando, su questi punti, una coincidenza con i propri indirizzi. "Del resto - affermano i penalisti in una nota - la situazione di degrado degli istituti penitenziari italiani richiede a tutti un’assunzione di responsabilità e i penalisti auspicano il dialogo tra tutte le componenti del mondo giudiziario al fine di rafforzare la tutela dei diritti umani e le garanzie dei cittadini privati della libertà personale".

A giudizio dell'avvocatura penale "E’ però necessario ribadire, da un lato, che le garanzie sono indivisibili, e che dunque non si possono sopportare sacrifici dei diritti inalienabili di qualsiasi detenuto sia pur in nome delle istanze di sicurezza, e d’altro lato che le cause del sovraffollamento risiedono anche nell’abuso della custodia cautelare, che vede oggi l’Italia detenere il triste record negativo europeo con stime prossime al 50% della popolazione detenuta".

Su quest’ultimo aspetto l'UCPI sottolinea che, "se si vuole intendere il carcere come extrema ratio, non ci si deve limitare alla riforma del sistema delle sanzioni penali, ma, con lo stesso vigore e la stessa chiarezza, si deve reclamare il ritorno alla eccezionalità e alla residualità della custodia cautelare in carcere, criteri che erano alla base del codice del 1988, e che sono stati di fatto abbandonati dalle prassi giudiziarie". L'associazione dei penalisti di dice pronta, sul punto, "al dialogo ed al confronto, reale, aperto e senza pregiudizi".


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