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Carcere
solo quando necessario : UCPI invita ANM al confronto
di
Mauro W. Giannini
Nel corso del congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati
conclusosi il 28 novembre, il presidente Luca Palamara ha
espressamente indicato la questione carcere come centrale.
Per Palamara, "La drammaticita' della situazione e' evidente.
Oggi la popolazione carceraria è costituita da circa 69.000
detenuti, un terzo dei quali tossicodipendenti e più di un
terzo stranieri. Mai, nella storia della Repubblica, ce ne
sono stati tanti. La capienza dei 206 istituti italiani e'
di circa 44.000 posti letto. A cio' si aggiungono le pesanti
carenze di organico degli agenti di polizia penitenziaria".
Secondo
il presidente ANM, "La soluzione al continuo aumento
del sovraffollamento non puo' essere solo la costruzione di
nuovi stabilimenti in quanto il carcere deve essere la extrema
ratio. È necessario introdurre pene alternative, non limitare
l'affidamento in prova che pure ha dato buoni risultati, mitigare
le restrizioni previste per i recidivi al godimento dei benefici
penitenziari. Il carcere non può essere la risposta a ogni
situazione di devianza marginale e la politica non puo' mostrarsi
indifferente alle ragioni del disagio sociale e alle cause
dei fenomeni collettivi complessi, quali ad esempio l'immigrazione
e le tossicodipendenze, che hanno aumentato esponenzialmente
in questi ultimi anni il tasso di carcerizzazione".
Palamara
ha preso atto dell'approvazione in via definitiva del ddl
2313, c.d. "svuota carceri", che - si calcola - dovrebbe porre
circa 9.000 detenuti in detenzione domiciliare ed ha commentato
che "Questo provvedimento sembra aprire la strada al
criterio secondo il quale le pene brevi o il breve residuo
finale possono essere espiati fuori del carcere nel senso
auspicato dall'ANM di favorire il superamento della concezione
pancarceraria della pena. Restano, tuttavia, dubbi e perplessità,
anzitutto per la schizofrenia legislativa, evidenziata dalla
contraddizione di un legislatore che, da un lato, criminalizza
fatti di dubbia offensività (v. reato di immigrazione clandestina)
e, dall'altro, sopraffatto dall'emergenza, si preoccupa di
svuotare le carceri."
La
Giunta dell’Unione Camere Penali ha reso noto che non può
che apprezzare la posizione espressa da Palamara rilevando,
su questi punti, una coincidenza con i propri indirizzi. "Del
resto - affermano i penalisti in una nota - la situazione
di degrado degli istituti penitenziari italiani richiede a
tutti un’assunzione di responsabilità e i penalisti auspicano
il dialogo tra tutte le componenti del mondo giudiziario al
fine di rafforzare la tutela dei diritti umani e le garanzie
dei cittadini privati della libertà personale".
A
giudizio dell'avvocatura penale "E’ però necessario ribadire,
da un lato, che le garanzie sono indivisibili, e che dunque
non si possono sopportare sacrifici dei diritti inalienabili
di qualsiasi detenuto sia pur in nome delle istanze di sicurezza,
e d’altro lato che le cause del sovraffollamento risiedono
anche nell’abuso della custodia cautelare, che vede oggi l’Italia
detenere il triste record negativo europeo con stime prossime
al 50% della popolazione detenuta".
Su
quest’ultimo aspetto l'UCPI sottolinea che, "se si vuole
intendere il carcere come extrema ratio, non ci si deve limitare
alla riforma del sistema delle sanzioni penali, ma, con lo
stesso vigore e la stessa chiarezza, si deve reclamare il
ritorno alla eccezionalità e alla residualità della custodia
cautelare in carcere, criteri che erano alla base del codice
del 1988, e che sono stati di fatto abbandonati dalle prassi
giudiziarie". L'associazione
dei penalisti di dice pronta, sul punto, "al dialogo
ed al confronto, reale, aperto e senza pregiudizi".
 
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