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06 novembre 2010
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Riforma forense : i si' e i no dell'Avvocatura
di Mauro W. Giannini

Il Consiglio nazionale forense ha espresso apprezzamento per l’impegno con il quale il Senato sta esaminando la riforma dell’ordinamento della professione di avvocato. Nell'ultima settimana l’aula ha votato, secondo il CNF "articoli importanti, inserendo norme che rispondono all’esigenza di riqualificare e modernizzare la professione forense e che vengono incontro a specifiche esigenze dirette a tutelare la qualità della prestazione, il rafforzamento della preparazione degli avvocati, l’affidamento dei cittadini su un corretto esercizio della professione". Il Cnf prende atto con soddisfazione che il senato ha ripristinato la incompatibilità tra rapporto di lavoro dipendente privato e l’iscrizione all’albo, funzionale al rispetto dei principi di autonomia e indipendenza dell’avvocato. Dal Cnf, infine, arriva la richiesta che la riforma venga licenziata dall’aula di palazzo Madama la prossima settimana.

In precedenza, il Cnf aveva espresso preoccupazione per alcuni emendamenti "che compromettono l’ autonomia, storicamente improntata a grande severità, con la quale i Consigli dell’Ordine forense hanno sempre escluso la iscrizione all’albo di richiedenti che avessero riportato condanne penali". "Sarebbe la prima legge professionale a indicare la lista dei reati ostativi alla iscrizione all’albo, laddove i Consigli dell’Ordine hanno dimostrato grande severità nella deliberazione sulla iscrizione di chi si sia macchiato di quelli e di altri reati", sottolineva una nota del Cnf aggiungendo che l'emendamento "presenta anche un profilo di pericolosita', rispetto al condivisibile obiettivo di iscrivere all’albo solo soggetti dalla condotta irreprensibile: quella di considerare esaustiva la lista dei reati, acconsentendo alla iscrizione di chi ne abbia commessi altri non in essa ricompresi”.

Per l'Unione camere Penali, "Il ripristino, in aula al Senato, dell’incompatibilità tra professione forense e lavoro subordinato nel settore privato ha cancellato un emendamento che avrebbe reso la riforma irricevibile da parte dell’avvocatura" perche' limitativo della libertà, l’autonomia e la dignità della professione forense. In senso opposto va, invece, secondo l'Avvocatura penale, l’inserimento nel testo della previsione di iscrizione di diritto all’Albo per magistrati e docenti universitari: "la politica non dovrebbe ignorare che la professione forense non può prescindere da un’adeguata formazione pratica quale difensore delle parti; nulla a che vedere con i curriculum universitari, né con l’esperienza in magistratura. Per altro verso l’unilateralità di tale percorso 'di diritto' testimonia la persistente sottovalutazione della funzione difensiva e l’incapacità di far fronte a pretese corporative seppur non scientificamente motivate".

Critiche al provvedimento in discussione sono arrivate invece da alcune associazioni per i consumatori che lamentano come il parlamento stia riservando la consulenza extragiudiziale ai soli avvocati, escludendo quindi le organizzazioni per la difesa dei cittadini.


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