 |
Parlamento
UE : non rinviate i migranti in Libia , rischio pena di morte
di
Gabriella Mira Marq
Il parlamento europeo ha espresso una ferma condanna dell'esecuzione
d 18 persone in Libia ed ha richiesto giusti processi e un
trattamento umano durante la detenzione, oltre che ammonire
gli Stati membri che effettuano espulsioni verso la Libia
affinche' cessino tale pratica in situazioni di rischio. Un
monito che vale in primis per il governo italiano, che ha
stipulato accordi di deportazione di massa dei clandestini
verso il Paese nordafricano.
Nella
risoluzione approvata giovedì dall'esuroparlamento, i deputati
hanno esortano le autorita' libiche a progredire verso una
moratoria sulle esecuzioni, ed ha chiesto agli Stati membri
che rinviano gli immigrati in tale Paese a porre immediatamente
fine a queste pratiche qualora sussista il rischio che la
persona interessata possa essere sottoposta alla pena di morte.
Ribadendo la sua opposizione di lunga data alla pena di morte,
il Parlamento UE ha sottolineato ancora una volta che la sua
abolizione contribuisce a promuovere la dignita' umana e a
far progredire i diritti dell'uomo.
Nonostante
la Libia sia recentemente divenuta membro del Consiglio per
i diritti umani delle Nazioni Unite, secondo quanto riferito
dal giornale "Cerene" 18 persone sarebbero state giustiziate
il 30 maggio scorso a Tripoli e a Bengasi a seguito dell'accusa
di omicidio premeditato; le loro identita' non sono state
rese note. Tra esse figurerebbero anche cittadini stranieri.
In base alla della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione
europea, "nessuno può essere allontanato, espulso o estradato
verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto
alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti
inumani o degradanti". Tuttavia,
secondo l'UNHCR (Agenzia ONU per i rifugiati), in Libia sono
stati registrati 9000 rifugiati che rischiano costantemente
di essere rinviati nei loro paesi d'origine e di transito,
senza che i principi della Convenzione di Ginevra siano rispettati,
esponendoli così al rischio di persecuzione e morte. Nei centri
di detenzione per rifugiati si sarebbero registrati casi di
maltrattamento, tortura e omicidio, come pure casi di abbandono
di rifugiati in zone desertiche ai confini tra la Libia e
altri paesi africani.
I deputati hanno chiesto quindi che alle persone arrestate
sia garantito un trattamento umano durante la detenzione e
processi giusti conformemente al diritto internazionale, compreso
il diritto a un avvocato di propria scelta e il rispetto del
principio della presunzione di innocenza. Gli Stati membri
che rinviano gli immigrati in Libia in cooperazione con Frontex
sono invitati dunque a porre immediatamente fine a questa
pratica qualora sussista il serio rischio che la persona interessata
possa essere sottoposta alla pena di morte, alla tortura o
ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti. La risoluzione,
esprimendo profonda preoccupazione per la recente chiusura
dell'ufficio dell'UNHCR di Tripoli, esorta le autorità libiche
a ratificare quanto prima la Convenzione di Ginevra sui rifugiati
e a consentire e facilitare lo svolgimento delle attività
dell'UNHCR in Libia, inclusa la creazione di un sistema nazionale
di asilo.
Infine, i deputati si sono compiaciuti per la liberazione
del cittadino svizzero Max Goeldi.
 
Dossier
pena di morte
|
|