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Nel
Far West della ‘ndrangheta
di
staff
"Ero arrivato da poco e già avevo chiesto, in pubblica
udienza, l’assoluzione di buona parte dei capi più importanti
della ‘ndrangheta. Non avrei mai creduto di trovarmi in una
situazione simile. Ero io a motivare, a discutere, a chiedere
che venissero assolti coloro che tutti conoscevano, quelli
di cui tutti avevano paura. … Ettore interruppe la mia giaculatoria.
– Non è tanto quello che hai fatto che conta. Ma quel che
gli altri pensano di te. Sanno che sei uno che non può essere
condizionato, che vai avanti, che fai il tuo lavoro. Anche
se non facessi più niente, se non scoprissi più nulla, la
tua sola presenza costituirebbe un argine, una garanzia di
contenimento.
Non risposi. Forse aveva ragione".
Nel 1990 cade Rosario Livatino, “giudice ragazzino” impegnato
in prima linea nella lotta alla mafia. Due anni dopo Nando
dalla Chiesa gli dedica uno dei suoi libri intitolandolo proprio
con l’espressione controversa con cui il Presidente Cossiga
definì i giudici di prima nomina mandati nelle sedi più difficili.
La sua storia diventa anche un film, nel 1994. In quel periodo
Francesco Cascini sta concludendo gli studi di Giurisprudenza
a Napoli. Entra in magistratura nel 1995, con una scelta fra
tre destinazioni: Nicosia, Gela e Locri.
La scelta, Locri, è “obbligata” per un legame di affetto familiare.
Quel che succede dopo, nel mondo degli “uomini valorosi” (la
‘ndrangheta), lo racconta con avvincente semplicità nel suo
primo libro. Fa così capire che il giudice ragazzino è dovuto
crescere per forza, con l’eroismo senza retorica della paziente
fatica quotidiana.
Storia
di un giudice
Nel Far West della 'ndrangheta
di Francesco Cascini
Ed. Einaudi,
2010
pagg. 178, € 15,50
 
Dossier
giustizia
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