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Fatti
Reati Studenti e Stato a confronto
riceviamo
e pubblichiamo
12 maggio 1977: “Giorgiana Masi quando fu ammazzata
il 12 maggio del 1977 aveva 19 anni, fu in un giorno romano
con una bella Carica d’ Alleggerimento: se oggi fosse viva
sarebbe una signora 50enne”.
6
dicembre 1990: Strage dell’Istituto Salvemini : un Aermacchi
MB 326 dell’Aeronautica Militare italiana precipitò dentro
alla II A dell’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno uccidendo
12 studenti di quindici anni. Morirono 12 studenti di quindici
anni, 88 persone vennero ricoverate, a 72 di esse fu in seguito
riconosciuta invalidità permanente, in un’aula di una scuola.
Era il 6 dicembre del 1990.Il Comune di Casalecchio e l’Associazione
Vittime del Salvemini, nel frattempo, chiesero più volte l’approvazione
di una legge che vietasse le esercitazioni militari sui centri
abitati. Nessuno li ascoltò. Il 26 gennaio 1998 la Cassazione
confermò l’assoluzione degli imputati: il Fatto non costitisce
reato.
30
ottobre 2008: In un’intervista rilasciata il 25 ottobre
a “Quotidiano Nazionale”, l’ex presidente della Repubblica,
dall’alto dell’esperienza maturata in qualità di ministro
dell’Interno nel ’77, dispensa consigli a Maroni su come neutralizzare
la protesta studentesca contro la riforma Gelmini. “Maroni
dovrebbe fare quel che feci io quando ero ministro dell’Interno”,
dice. Riferendosi in particolare agli studenti universitari,
suggerisce di “lasciarli fare” e di “ritirare le forze di
polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento
con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per
una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano
fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città”. “Dopo
di che […] mandarli tutti all’ospedale. Non arrestarli, che
tanto i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma
picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano”.
Bisogna concentrarsi sulla soluzione auspicata da Cossiga.
In particolare, quella che vuole le forze dell’ordine “ritirate”
in modo da lasciare i manifestanti mettere “a ferro e fuoco
le città”.
Tecnicamente, ciò che Cossiga vorrebbe che i manifestanti
facessero è previsto e punito con la reclusione da 8 a 15
anni dall’art. 419 del codice penale, reato intitolato “devastazione
e saccheggio”, che altro non è che un’azione prolungata e
indiscriminata di danneggiamento e di furto posta in essere
da un numero indeterminato di persone. Il problema, però,
è che secondo il metodo Cossiga questi reati andrebbero incoraggiati
attraverso il ritiro delle forze dell’ordine e l’utilizzo
di “infiltrati”. Un’azione deliberata, quindi, volta a favorire
la commissione del reato di devastazione e saccheggio da parte
dei manifestanti. Deliberata da chi, come il ministro dell’Interno
(che controlla l’ordine pubblico a livello nazionale), per
posizione istituzionale ha invece l’obbligo di prevenire i
reati.
E
l’art. 40, comma 2°, del codice penale parla chiaro: “Non
impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire
equivale a cagionarlo”.
In quest’ottica, il ministro dell’Interno Maroni, se seguisse
alla lettera i consigli di Cossiga, commetterebbe il reato
di devastazione e saccheggio in concorso con i manifestanti
. Anche la reazione delle forze dell’ordine, così come auspicata
da Cossiga, consistente nel “mandare tutti all’ospedale” una
volta cessate le devastazioni, costituirebbe evidentemente
reato, per il semplice fatto che un tale comportamento non
potrebbe rientrare né nella legittima difesa né nell’uso legittimo
delle armi, figure che escludono la responsabilità penale
solo in quanto operino in un’ottica di prevenzione dei reati.
Le
esternazioni di Cossiga non sono pura manifestazione del pensiero,
riconducibili all’art. 21 Cost., ma consigli tecnici su come
gestire un ministero in una fase delicata. Cossiga è stato
ministro dell’Interno nel periodo forse più nero della Repubblica,
con riferimento al problema dell’ordine pubblico. I suoi sono
quindi consigli molto autorevoli, anche in considerazione
della sua qualità di ex capo dello Stato, dispensati a beneficio
dell’attuale ministro Maroni, il quale, oltre ad essere molto
più giovane, vanta un’esperienza e un’autorevolezza nettamente
inferiori. In altre parole, vi sono quegli elementi che la
giurisprudenza ritiene sufficienti perché si possa parlare
di un comportamento (quello di Cossiga) “idoneo a provocare
la commissione di delitti”, dove qui i delitti sarebbero quelli
(eventuali) di Maroni che ritira le forze dell’ordine lasciando
che i manifestanti mettano a ferro e fuoco le città, per spedirle
poi contro i manifestanti in un’ottica di pura rappresaglia.
Concorrendo così nella commissione dei relativi reati. In
termini tecnici, bisogna concludere che Cossiga, pronunciando
quelle frasi, ha commesso il reato di istigazione a delinquere
(art. 414 del codice penale), che punisce “chiunque pubblicamente
istiga a commettere uno o più reati”.”
19
maggio 2010: “La Corte d’appello di Genova ha riconosciuto
le responsabilità di 27 tra agenti e dirigenti della polizia
per i gravi abusi commessi durante il G8 di Genova, nella
notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, ai danni di decine di
persone presso la scuola Diaz.Ne emerge una conferma del quadro
già allarmante ricostruito in primo grado: gravi violazioni
(tra cui lesioni gravi, arresti illegali, falso e calunnia)
furono commesse a Genova da agenti di polizia e dai loro responsabili
nei confronti di decine di manifestanti inermi, aggrediti
mentre si trovavano in un luogo di riparo notturno al termine
delle manifestazioni indette in occasione del G8.
In questi nove anni, sottolinea la Sezione Italiana di Amnesty
International, non c’è stata alcuna parola forte di condanna
da parte delle istituzioni per il comportamento tenuto dalle
forze di polizia nel luglio 2001 a Genova. Il riconoscimento
delle responsabilità penali di dirigenti di polizia per i
fatti della scuola Diaz rende ancora più urgente che le istituzioni
coinvolte si interroghino sul fallimento nella gestione dell’ordine
pubblico a Genova nel luglio 2001 e sulle gravi e molteplici
violazioni dei diritti umani commesse in pochi giorni nei
confronti di centinaia di persone. Il quadro complessivo che
emerge da questa sentenza di appello, da quella emessa nel
marzo scorso relativamente alle brutalità compiute a Bolzaneto
e da altre decisioni precedenti, rende quest’analisi necessaria.
I sistemi operativi e di controllo delle forze di polizia
non garantirono la protezione e la sicurezza dei manifestanti
e tuttora manca un’analisi interna a questi organismi di tale
fallimento.
Le
lacune di sistema che hanno concorso alle violazioni dei diritti
umani alla scuola Diaz non sono state colmate dalle autorità
italiane, che non hanno adottato alcuna misura per impedire
abusi di analoga natura da parte della polizia.”
18
dicembre 2010: “E’ di 81 denunciati il bilancio delle
indagini della Digos in relazione alle manifestazioni studentesche
che nelle ultime settimane hanno interessato il centro della
Capitale. Per tutti è stato contestato il reato di manifestazione
non preavvisata, oltre al blocco stradale, interruzione di
pubblico servizio, oltraggio e resistenza pubblico ufficiale.
Intanto la Digos sta indagando anche per reato di incendio
doloso in relazione ai roghi appiccati durante le proteste
di martedì scorso.”
Fosse che ogni Governo ha bisogno dei suoi ribelli?
Doriana
Goracci
 
Dossier
etica e politica
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