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Solidarieta'
agli operai di Pomigliano : noi in carcere perche' senza lavoro
riceviamo
e pubblichiamo
Molti di noi sono in carcere, e siamo quasi tutti del Sud,
perché fuori, da giovani, non abbiamo trovato un lavoro. Mario
Pontillo dello Sportello di Segretariato Sociale del Carcere
presso il Circolo PRC Fr.lli Cervi di Roma ci ha inviato dei
volantini dei lavoratori della Fiat di Pomigliano, ed ecco
che è scattata l’idea di firmare un documento di solidarietà
ai lavoratori.
La
stragrande maggioranza di detenuti in carcere è in ozio istituzionale
e quei pochi detenuti che lavorano sono sottopagati, sfruttati
e non hanno nessuna copertura sindacale. Il lavoro in carcere
nella sua accezione più ampia, svolge una duplice funzione:
una personale, perché serve alla realizzazione umana e al
sostentamento materiale del detenuto, e una sociale, perché
facilita l’inserimento di un cittadino che ha sbagliato e
che sta pagando il debito alla società.
Dal
lavoro in carcere devono scaturire vantaggi anche d’ordine
psicologico e sociale e il detenuto deve essere avviato al
lavoro non tanto per essere sottratto all’ozio avvilente,
quanto perché è un essenziale strumento di rieducazione e
di reinserimento sociale. L’ozio forzato non fa parte della
pena cui siamo stati condannati, ma è un’afflizione aggiuntiva
che nessun tribunale ci ha elargito.
Ma
se il lavoro in carcere è importante, nel mondo libero lo
è ancora di più, per questo abbiamo deciso di dare solidarietà
ai lavoratori della Fiat di Pomigliano. I detenuti e gli ergastolani
del carcere di Spoleto ricordano ai padroni e agli azionisti
della Fiat che l’uomo è e vale specialmente per quello che
fa, non per quello che ha o per le azioni che possiede.
Carcere
di Spoleto, agosto 2010*
NOTA
dell'Osservatorio: Non ci e' nota la percentuale di detenuti
che ha firmato il documento
 
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