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Madelene
Kolab, professione pescatrice a Gaza
riceviamo
e pubblichiamo
Madelene
Kolab, professione pescatrice a Gaza A Gaza, tra i mestieri
tradizionali, c’è la pesca, fatta da uomini ma anche da una
donna, Madelene Kolab, 16 anni. La barca è di suo padre, che
ha subito un incidente alla gamba.
Vederla
al lavoro in mare, è già una gioia. Grazie a Nicole Johnston,
che lo ha fatto sapere da Al Jazeera: reporter in Kenya, Gerusalemme
e Gaza. Prima di Al Jazeera, Nicole è stata una reporter di
ABC Australia per 7 anni.
Ne
ricordo un’altra, via terra, che si oppone con il suo corpo,
con fermezza ai soldati israeliani, una giovane piccola grande
donna. Chiamatela Intifada, chiamatela Resistenza, via terra
via mare, chiamatela come vi pare…ma chiamatela.
Chiamateli
pure Li Puntigli delle Donne, gli applausi se li meritano
tutti.
Doriana
Goracci
p.s.
traduzione che tento di un articolo prezioso, come una perla...,
segnalotomi su facebook...grazie...aggiungo anche io, a chi
ci ha dato spazio.
Come le onde libere di Gaza sulla costa mediterranea, Mohammed
Kulab dà a sua figlia maggiore, Madeleine, istruzioni dettagliate
su come navigare in acque agitate per riuscire a pescare fruttuosamente
nella notte. Il signor Kulab scruta l'orizzonte e le barche
da pesca come quella di Madeleine con i suoi due fratelli
più giovani "E' pericoloso lì fuori", dice lui" Nessuno può
uscire. Ma ho dato loro istruzioni, ho detto loro cosa fare".
I suoi figli saltano verso la barca e iniziano a nuotare.
Ci sono momenti difficili ma ben presto si va verso la direzione
di una boa lontana.
Madeleine,
16enne, è di Gaza, è solo una pescatrice. In una società in
cui i valori islamici conservatori sono strettamente osservati,
lei si mette contro la tradizione in più di un modo. Lei ha
poca scelta. Suo padre è affetto da una forma di paralisi.
La madre guadagna un magro salario con il lavoro tessile,
la famiglia è a carico per gli aiuti alimentari, delle Nazioni
Unite. La sua famiglia ha bisogno dei pochi chilogrammi di
pesce catturati. «Mi è stato insegnato da mio padre quando
ero solo un ragazzina» dice Madeleine «che dipendeva da me,
vivere, da quando avevo 13 anni.
E'
una pesante responsabilità per una ragazza giovane, ma necessaria.
Dal momento che Israele da 3 anni, per indebolire Hamas, ha
imposto per terra e mare il blocco su Gaza, le famiglie hanno
difficoltà a sbarcare il lunario. L'assedio, in gran parte
di natura economica, ha decimato Gaza, l'agricoltura e le
industrie manifatturiere, un tempo tanto importanti datori
di lavoro, e ha impedito ai palestinesi di lasciare la Striscia,
trovando lavoro in Israele. La disoccupazione è pari a oltre
il 40 per cento, e più del 80 per cento di Gaza è composta
da 1,5 milioni di abitanti che dipendono dagli aiuti alimentari.
Madeleine, sogna di diventare una stilista di moda, in un
ruolo che oggi, è del tutto dominato dagli uomini. Non ha
gettato via la tradizione del tutto - anche per la pesca e
le immersioni, lei indossa un velo e un modesto grembiule
che copre, per la maggior parte, i suoi pantaloni.
Ogni sera, Madeleine, il suo fratello minore, Quaid, e la
sorella, Ream, prendono la barca per gettare le reti di notte.
Le raccolgono la mattina seguente, intorno alle 7. Durante
il periodo delle lezioni, dovranno farlo anche prima. E' un
lavoro faticoso, e talvolta pericoloso. I tre, loro non hanno
spesso la forza e la destrezza che serve con una barca, potrebbe
capovolgersi, devono contare su l'aiuto di un pescatore vicino
o aspettare il loro padre per nuotare fuori. Il padre aspetta
pazientemente sulla riva il loro ritorno, un pescatore di
passaggio dice con stupore: «Lei li mandati fuori con questo
tempo? Le onde sono troppo grandi. Come ha fatto?»
Kulab
viene guardato con scetticismo e incredulità, per la la rivelazione
che sua figlia è una pescatrice, lungo una costa, dove le
bagnanti di sesso femminile non si sono mai viste. Inoltre,
Hamas ha lanciato una campagna per far rispettare gli standard
morali nella comunità musulmana, come ad esempio il divieto
per le donne di condurre barche, fumare in pubblico e le si
incoraggia ad indossare il velo e abiti lunghi non aderenti.
La reazione ai Kulab raramente è espressione di disapprovazione,
ma piuttosto una preoccupazione per la loro sicurezza.
A
Gaza i pescatori fronteggiano non solo gli elementi, ma anche
l'ira della marina israeliana. Se si supera un limite di tre
miglia imposte da Israele, rischiano di essere colpiti da
cannonate. Dopo cena negli alberghi che Gaza City offre sulla
spiaggia, non è raro sentire raffiche di mitragliatrici in
alto mare.
Senza
una barca a motore, Madeleine e i suoi fratelli rischiano
e non vanno lontano. Durante la notte, i pescatori professionali
usano imbarcazioni a motore e stanno fuori tutta la notte,
con le loro lampade per attrarre banchi di pesci, come le
sardine. Il lignor Kulab, il cui padre fuggì nel 1948 dalla
sua casa nella città israeliana di Ashkelon, a poche miglia
lungo la costa, ricorda i tempi in cui si catturavano pesci
come triglie e cernie. «C'era un sacco di pesce poi, il pesce
grosso fa fare i soldi. Riportare 15 o 20 kg di pesce, egli
dice, lo potevano fare solo poche famiglie. Le opportunità
economiche si prosciugano, i palestinesi si rivolgono alla
pesca come un modo per sopravvivere.
«Ora
tutte e tutti siamo solo pescatori».
Doriana
Goracci
 
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