Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
24 agosto 2010
tutti gli speciali

Madelene Kolab, professione pescatrice a Gaza
riceviamo e pubblichiamo

Madelene Kolab, professione pescatrice a Gaza A Gaza, tra i mestieri tradizionali, c’è la pesca, fatta da uomini ma anche da una donna, Madelene Kolab, 16 anni. La barca è di suo padre, che ha subito un incidente alla gamba.

Vederla al lavoro in mare, è già una gioia. Grazie a Nicole Johnston, che lo ha fatto sapere da Al Jazeera: reporter in Kenya, Gerusalemme e Gaza. Prima di Al Jazeera, Nicole è stata una reporter di ABC Australia per 7 anni.

Ne ricordo un’altra, via terra, che si oppone con il suo corpo, con fermezza ai soldati israeliani, una giovane piccola grande donna. Chiamatela Intifada, chiamatela Resistenza, via terra via mare, chiamatela come vi pare…ma chiamatela.

Chiamateli pure Li Puntigli delle Donne, gli applausi se li meritano tutti.

Doriana Goracci

p.s. traduzione che tento di un articolo prezioso, come una perla..., segnalotomi su facebook...grazie...aggiungo anche io, a chi ci ha dato spazio.

Come le onde libere di Gaza sulla costa mediterranea, Mohammed Kulab dà a sua figlia maggiore, Madeleine, istruzioni dettagliate su come navigare in acque agitate per riuscire a pescare fruttuosamente nella notte. Il signor Kulab scruta l'orizzonte e le barche da pesca come quella di Madeleine con i suoi due fratelli più giovani "E' pericoloso lì fuori", dice lui" Nessuno può uscire. Ma ho dato loro istruzioni, ho detto loro cosa fare". I suoi figli saltano verso la barca e iniziano a nuotare. Ci sono momenti difficili ma ben presto si va verso la direzione di una boa lontana.

Madeleine, 16enne, è di Gaza, è solo una pescatrice. In una società in cui i valori islamici conservatori sono strettamente osservati, lei si mette contro la tradizione in più di un modo. Lei ha poca scelta. Suo padre è affetto da una forma di paralisi. La madre guadagna un magro salario con il lavoro tessile, la famiglia è a carico per gli aiuti alimentari, delle Nazioni Unite. La sua famiglia ha bisogno dei pochi chilogrammi di pesce catturati. «Mi è stato insegnato da mio padre quando ero solo un ragazzina» dice Madeleine «che dipendeva da me, vivere, da quando avevo 13 anni.

E' una pesante responsabilità per una ragazza giovane, ma necessaria. Dal momento che Israele da 3 anni, per indebolire Hamas, ha imposto per terra e mare il blocco su Gaza, le famiglie hanno difficoltà a sbarcare il lunario. L'assedio, in gran parte di natura economica, ha decimato Gaza, l'agricoltura e le industrie manifatturiere, un tempo tanto importanti datori di lavoro, e ha impedito ai palestinesi di lasciare la Striscia, trovando lavoro in Israele. La disoccupazione è pari a oltre il 40 per cento, e più del 80 per cento di Gaza è composta da 1,5 milioni di abitanti che dipendono dagli aiuti alimentari. Madeleine, sogna di diventare una stilista di moda, in un ruolo che oggi, è del tutto dominato dagli uomini. Non ha gettato via la tradizione del tutto - anche per la pesca e le immersioni, lei indossa un velo e un modesto grembiule che copre, per la maggior parte, i suoi pantaloni.

Ogni sera, Madeleine, il suo fratello minore, Quaid, e la sorella, Ream, prendono la barca per gettare le reti di notte. Le raccolgono la mattina seguente, intorno alle 7. Durante il periodo delle lezioni, dovranno farlo anche prima. E' un lavoro faticoso, e talvolta pericoloso. I tre, loro non hanno spesso la forza e la destrezza che serve con una barca, potrebbe capovolgersi, devono contare su l'aiuto di un pescatore vicino o aspettare il loro padre per nuotare fuori. Il padre aspetta pazientemente sulla riva il loro ritorno, un pescatore di passaggio dice con stupore: «Lei li mandati fuori con questo tempo? Le onde sono troppo grandi. Come ha fatto?»

Kulab viene guardato con scetticismo e incredulità, per la la rivelazione che sua figlia è una pescatrice, lungo una costa, dove le bagnanti di sesso femminile non si sono mai viste. Inoltre, Hamas ha lanciato una campagna per far rispettare gli standard morali nella comunità musulmana, come ad esempio il divieto per le donne di condurre barche, fumare in pubblico e le si incoraggia ad indossare il velo e abiti lunghi non aderenti. La reazione ai Kulab raramente è espressione di disapprovazione, ma piuttosto una preoccupazione per la loro sicurezza.

A Gaza i pescatori fronteggiano non solo gli elementi, ma anche l'ira della marina israeliana. Se si supera un limite di tre miglia imposte da Israele, rischiano di essere colpiti da cannonate. Dopo cena negli alberghi che Gaza City offre sulla spiaggia, non è raro sentire raffiche di mitragliatrici in alto mare.

Senza una barca a motore, Madeleine e i suoi fratelli rischiano e non vanno lontano. Durante la notte, i pescatori professionali usano imbarcazioni a motore e stanno fuori tutta la notte, con le loro lampade per attrarre banchi di pesci, come le sardine. Il lignor Kulab, il cui padre fuggì nel 1948 dalla sua casa nella città israeliana di Ashkelon, a poche miglia lungo la costa, ricorda i tempi in cui si catturavano pesci come triglie e cernie. «C'era un sacco di pesce poi, il pesce grosso fa fare i soldi. Riportare 15 o 20 kg di pesce, egli dice, lo potevano fare solo poche famiglie. Le opportunità economiche si prosciugano, i palestinesi si rivolgono alla pesca come un modo per sopravvivere.

«Ora tutte e tutti siamo solo pescatori».

Doriana Goracci

per approfondire...

Dossier diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale