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Etica
e politica : tutti a casa . L'opinione
di
Rodolfo Roselli*
Un celebre film con Alberto Sordi ci raccontò l'epilogo della
nostra disfatta causata principalmente dalla irresponsabilità
dei capi militari che, non sapendo cosa fare, senza dare ordini
appropriati, abbandonarono i nostri soldati e il popolo all'arbitrio
degli eserciti, tedeschi e alleati, contrapposti. Un film
emblematico, che potrebbe essere ripetuto anche oggi nei confronti
del nostro Parlamento che, non avendo direttive da capi partito,
irresponsabili o conniventi, è stato costretto a chiudere
i battenti e, anche in questo caso, i suoi componenti sono
andati tutti a casa.
Lo sfacelo dell'Italia del 1943 è paragonabile allo sfacelo
dell'Italia del 2010. Allora il rimedio popolare fu la lotta
di liberazione, oggi si ripropone la medesima necessità. I
rappresentanti del popolo si sono arresi senza combattere
all'arroganza dei partiti e, per parecchio tempo, non potranno
legiferare a favore degli italiani, perché comunque vada la
crisi, i tempi per riacquistare un equilibrio politico saranno
imprevedibili. Ma in questo modo la chiusura di due settimane
del Parlamento sarà solo un antipasto della paralisi, che
continuerà con le feste natalizie e con tutto ciò che potrà
seguire ad una crisi di governo, a consultazioni del Capo
dello Stato, ed è ormai certo che prima o poi si arriverà
a nuove elezioni perché ormai è palese che nessuno schieramento
avrà mai i numeri per governare.
Tutta questa inerzia, proprio in un momento terribile per
il nostro paese, sia dal punto di vista economico che politico,
sociale, morale, è inaccettabile per la situazione nella quale
continuano ad annaspare tante famiglie, tanti operai, tanti
precari in vana attesa che qualcuno dia loro una mano. Ma
una situazione così sconcertante, di estromissione del Parlamento,
non ha sollevato lo sdegno dell'opposizione che si è mollemente
sdraiata a mo' di stuoino ai piedi dell'esecutivo, non ha
provocato nessuna delle consuete roventi polemiche tra giornali
delle opposte testate, non vi sono stati dibattiti in televisione
ha taciuto Ballarò, Anno Zero, etc., e perfino la solerte
Gabanelli, tutti impegnati a minimizzare questa rapina del
potere popolare. Nessuna voce nemmeno dal Colle.
E'
stata fatta una ben orchestrata crociata per garantire l'indifferenza
della gente e, i sempre presenti intellettuali e tuttologhi,
in questo caso sono letteralmente scomparsi. Come è scomparsa
la solerte Confindustria che fino a ieri esortava a lavorare
con impegno, come sono scomparsi i Sindacati, così attenti
a difendere a difendere i loro privilegi, più che i lavoratori
ed il loro posto di lavoro.
La
nobile capacità di indignarsi pare estranea ai più, così come
la memoria storica. Non si ricorda il passato, né si progetta
il futuro, paghi delle infinite trame, dei mille tatticismi
politici di cui si fatica a seguire il filo. Questo è un fatto
grave, ma non isolato, perché il 30 maggio 1924 , dopo le
elezioni vinte da Mussolini, grazie ad una legge maggioritaria
da lui stesso voluta e per certi aspetti simile al porcellum
attuale, Giacomo Matteotti denunciò con forza in Parlamento
i brogli e le violenze che avevano gravemente inquinato il
voto. I deputati fascisti quasi non lo lasciarono parlare,
schiumavano di rabbia e di odio per l'uomo libero che non
si lasciava piegare nonostante avesse già subito pestaggi.
Il 10 giugno Matteotti venne rapito da un gruppo di fascisti,
segretamente organizzati per far fuori i nemici (si erano
definiti "Ceka"). La notizia venne tenuta nascosta per timore
delle reazioni della piazza. In effetti quando uscì, il 12
giugno, l'emozione nel Paese fu fortissima. Mussolini si sentì
in pericolo. Si tentarono inutili depistaggi. Cresceva l'indignazione
della gente, anche di molti fascisti. A questo punto,anche
l'allora Capo del Governo ebbe la stessa brillante idea: il
14 giugno decise la chiusura anticipata del Parlamento, con
la scusa dell'estate imminente e non lo riaprì che a novembre,
e per poco. A dicembre la pubblicazione sul "Mondo" di Amendola
dei diari di Cesare Rossi, uomo che era stato vicinissimo
a Mussolini, che denunciavano il ruolo di Mussolini nell'assassinio
di Matteotti, scatenò una nuova ondata di indignazione nell'opinione
pubblica.
L'opposizione
divisa, anche allora, come sempre e come oggi, non seppe sfruttare
il momento. Mussolini rassicuratosi sull'appoggio del re,
del Vaticano, dei magnati dell'industria, sventolando il drappo
rosso del pericolo comunista e sostenuto, quasi minacciato
dai ras fascisti, i falchi del partito, pronunciò il famoso
discorso del 3 gennaio del '25 che dette l'avvio al regime
vero e proprio. Il 25 dello stesso mese le Camere vennero
sciolte definitivamente e solo il crollo del fascismo e la
Resistenza ne consentirono la rinascita, dopo una guerra atroce.
Io mi auguro che sia semplicemente una analogia storica, troppo
però simile per non essere molto preoccupati, o troppo incoscienti
per ignorarla.
Ma anche senza ricordare il passato, non è che il Parlamento
non avesse il dovere di continuare a lavorare, perché cose
urgenti da fare non mancavano. Dovevano essere discussi e
approvati provvedimenti non di poco conto ,come il pacchetto
giustizia, la riforma fiscale, il federalismo, il rilancio
dell'economia con il piano per il Sud, le misure anticorruzione
nel settore pubblico, il testamento biologico, il divorzio
breve, le misure per la lotta alla prostituzione, il codice
delle autonomie locali, i provvedimenti per ridurre l'affollamento
delle carceri, il 5 per mille al volontariato e forse ho dimenticato
qualche cosa, ma sembra che basti.
Ma
questa Camera che, con tanta disinvoltura chiude i battenti,
non si è nemmeno distinta quando i battenti erano aperti.
In tutto il 2010 si è riunita, commissioni a parte, solo 149
volte, ha varato solo 20 leggi e di queste solo metà sono
state di origine parlamentare, le altre sono state del governo.
Un sistema che lavora in questo modo non può guadagnarsi la
fiducia dei cittadini e quindi l'antiparlamentarismo è più
che giustificato, e il fiume di denaro che questi individui
riescono ad estorcere ai cittadini è una vergogna inaccettabile.
Un Parlamento che è stato in balia di un esecutivo che ha
governato per decreti legge blindati, maxiemendamenti, voti
di fiducia a ripetizione che hanno impedito ai più di aprire
bocca. Ebbene tutto questo non è stato sufficiente per generare
uno scatto d'orgoglio, una protesta, un rifiuto di essere
spediti, per volontà di pochi, obbligatoriamente a casa, dimostrando
palesemente al popolo sovrano di essere dei costosissimi perdigiorno
che non servono a nessuno, neanche ai partiti che li hanno
nominati.
E'
un pessimo segnale per la nostra democrazia che richiede al
più presto di cambiare questa legge elettorale, cioè quello
strumento che ha consentito l'elezione di codesti personaggi,
ma che proprio questi personaggi non hanno intenzione di cambiare.
Una legge elettorale che, anche in questo caso, ha dimostrato
i suoi effetti perversi distruggendo il rapporto tra gli elettori
e gli eletti, con un premio di maggioranza che rapina i voti
liberamente espressi, e che è un unico e perverso esempio
in tutto il mondo civile.(...)
Tutti a casa, si andate tutti a casa, ma sia un addio definitivo
e non un pernicioso arrivederci.
*stralci
dell'intervento su Radio Gamma 5 del 15.12.2010 e su Challenger
TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì in
diretta dalle ore 19,00
 
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