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15 dicembre 2010
tutti gli speciali

Etica e politica : tutti a casa . L'opinione
di Rodolfo Roselli*

Un celebre film con Alberto Sordi ci raccontò l'epilogo della nostra disfatta causata principalmente dalla irresponsabilità dei capi militari che, non sapendo cosa fare, senza dare ordini appropriati, abbandonarono i nostri soldati e il popolo all'arbitrio degli eserciti, tedeschi e alleati, contrapposti. Un film emblematico, che potrebbe essere ripetuto anche oggi nei confronti del nostro Parlamento che, non avendo direttive da capi partito, irresponsabili o conniventi, è stato costretto a chiudere i battenti e, anche in questo caso, i suoi componenti sono andati tutti a casa.

Lo sfacelo dell'Italia del 1943 è paragonabile allo sfacelo dell'Italia del 2010. Allora il rimedio popolare fu la lotta di liberazione, oggi si ripropone la medesima necessità. I rappresentanti del popolo si sono arresi senza combattere all'arroganza dei partiti e, per parecchio tempo, non potranno legiferare a favore degli italiani, perché comunque vada la crisi, i tempi per riacquistare un equilibrio politico saranno imprevedibili. Ma in questo modo la chiusura di due settimane del Parlamento sarà solo un antipasto della paralisi, che continuerà con le feste natalizie e con tutto ciò che potrà seguire ad una crisi di governo, a consultazioni del Capo dello Stato, ed è ormai certo che prima o poi si arriverà a nuove elezioni perché ormai è palese che nessuno schieramento avrà mai i numeri per governare.

Tutta questa inerzia, proprio in un momento terribile per il nostro paese, sia dal punto di vista economico che politico, sociale, morale, è inaccettabile per la situazione nella quale continuano ad annaspare tante famiglie, tanti operai, tanti precari in vana attesa che qualcuno dia loro una mano. Ma una situazione così sconcertante, di estromissione del Parlamento, non ha sollevato lo sdegno dell'opposizione che si è mollemente sdraiata a mo' di stuoino ai piedi dell'esecutivo, non ha provocato nessuna delle consuete roventi polemiche tra giornali delle opposte testate, non vi sono stati dibattiti in televisione ha taciuto Ballarò, Anno Zero, etc., e perfino la solerte Gabanelli, tutti impegnati a minimizzare questa rapina del potere popolare. Nessuna voce nemmeno dal Colle. E' stata fatta una ben orchestrata crociata per garantire l'indifferenza della gente e, i sempre presenti intellettuali e tuttologhi, in questo caso sono letteralmente scomparsi. Come è scomparsa la solerte Confindustria che fino a ieri esortava a lavorare con impegno, come sono scomparsi i Sindacati, così attenti a difendere a difendere i loro privilegi, più che i lavoratori ed il loro posto di lavoro.

La nobile capacità di indignarsi pare estranea ai più, così come la memoria storica. Non si ricorda il passato, né si progetta il futuro, paghi delle infinite trame, dei mille tatticismi politici di cui si fatica a seguire il filo. Questo è un fatto grave, ma non isolato, perché il 30 maggio 1924 , dopo le elezioni vinte da Mussolini, grazie ad una legge maggioritaria da lui stesso voluta e per certi aspetti simile al porcellum attuale, Giacomo Matteotti denunciò con forza in Parlamento i brogli e le violenze che avevano gravemente inquinato il voto. I deputati fascisti quasi non lo lasciarono parlare, schiumavano di rabbia e di odio per l'uomo libero che non si lasciava piegare nonostante avesse già subito pestaggi.

Il 10 giugno Matteotti venne rapito da un gruppo di fascisti, segretamente organizzati per far fuori i nemici (si erano definiti "Ceka"). La notizia venne tenuta nascosta per timore delle reazioni della piazza. In effetti quando uscì, il 12 giugno, l'emozione nel Paese fu fortissima. Mussolini si sentì in pericolo. Si tentarono inutili depistaggi. Cresceva l'indignazione della gente, anche di molti fascisti. A questo punto,anche l'allora Capo del Governo ebbe la stessa brillante idea: il 14 giugno decise la chiusura anticipata del Parlamento, con la scusa dell'estate imminente e non lo riaprì che a novembre, e per poco. A dicembre la pubblicazione sul "Mondo" di Amendola dei diari di Cesare Rossi, uomo che era stato vicinissimo a Mussolini, che denunciavano il ruolo di Mussolini nell'assassinio di Matteotti, scatenò una nuova ondata di indignazione nell'opinione pubblica.

L'opposizione divisa, anche allora, come sempre e come oggi, non seppe sfruttare il momento. Mussolini rassicuratosi sull'appoggio del re, del Vaticano, dei magnati dell'industria, sventolando il drappo rosso del pericolo comunista e sostenuto, quasi minacciato dai ras fascisti, i falchi del partito, pronunciò il famoso discorso del 3 gennaio del '25 che dette l'avvio al regime vero e proprio. Il 25 dello stesso mese le Camere vennero sciolte definitivamente e solo il crollo del fascismo e la Resistenza ne consentirono la rinascita, dopo una guerra atroce.

Io mi auguro che sia semplicemente una analogia storica, troppo però simile per non essere molto preoccupati, o troppo incoscienti per ignorarla. Ma anche senza ricordare il passato, non è che il Parlamento non avesse il dovere di continuare a lavorare, perché cose urgenti da fare non mancavano. Dovevano essere discussi e approvati provvedimenti non di poco conto ,come il pacchetto giustizia, la riforma fiscale, il federalismo, il rilancio dell'economia con il piano per il Sud, le misure anticorruzione nel settore pubblico, il testamento biologico, il divorzio breve, le misure per la lotta alla prostituzione, il codice delle autonomie locali, i provvedimenti per ridurre l'affollamento delle carceri, il 5 per mille al volontariato e forse ho dimenticato qualche cosa, ma sembra che basti.

Ma questa Camera che, con tanta disinvoltura chiude i battenti, non si è nemmeno distinta quando i battenti erano aperti. In tutto il 2010 si è riunita, commissioni a parte, solo 149 volte, ha varato solo 20 leggi e di queste solo metà sono state di origine parlamentare, le altre sono state del governo. Un sistema che lavora in questo modo non può guadagnarsi la fiducia dei cittadini e quindi l'antiparlamentarismo è più che giustificato, e il fiume di denaro che questi individui riescono ad estorcere ai cittadini è una vergogna inaccettabile. Un Parlamento che è stato in balia di un esecutivo che ha governato per decreti legge blindati, maxiemendamenti, voti di fiducia a ripetizione che hanno impedito ai più di aprire bocca. Ebbene tutto questo non è stato sufficiente per generare uno scatto d'orgoglio, una protesta, un rifiuto di essere spediti, per volontà di pochi, obbligatoriamente a casa, dimostrando palesemente al popolo sovrano di essere dei costosissimi perdigiorno che non servono a nessuno, neanche ai partiti che li hanno nominati.

E' un pessimo segnale per la nostra democrazia che richiede al più presto di cambiare questa legge elettorale, cioè quello strumento che ha consentito l'elezione di codesti personaggi, ma che proprio questi personaggi non hanno intenzione di cambiare. Una legge elettorale che, anche in questo caso, ha dimostrato i suoi effetti perversi distruggendo il rapporto tra gli elettori e gli eletti, con un premio di maggioranza che rapina i voti liberamente espressi, e che è un unico e perverso esempio in tutto il mondo civile.(...)

Tutti a casa, si andate tutti a casa, ma sia un addio definitivo e non un pernicioso arrivederci.

*stralci dell'intervento su Radio Gamma 5 del 15.12.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì in diretta dalle ore 19,00


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Dossier etica e politica

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