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Caso
Wikileaks : forza Julian !
di
Pierpaolo Benni
Qualcuno ricorda quando in Italia cominciò la catilinaria
dei politici contro i magistrati che, avendo scoperto motivi
d’indagine, si permettavano di chiedere al Parlamento il permesso
di approfondire la posizione dei singoli personaggi attraverso
ulteriori indagini, con la casta schierata a testuggine per
impedire qualsiasi intromissione nei suoi traffici, dando
così origine alla geremiade dei Magistrati che si domandavano
cosa ci stessero a fare?
Fortunatamente c’è sempre stato qualche coraggioso che cercava
di soffiare alla Comunicazione qualche spiffero sui delitti
di Corte, ovviamente rischiando il linciaggio mediatico e
forse non solo. L’abilità della casta era ed é tale da alimentare
il turbinio di notizie di ogni tipo, mescolando delitti a
burle boccaccesche, in modo che mai nessuno possa orientarcisi,
ed intanto facendo ciò che vuole nella più totale impunità,
ottenendo che qualunque dibattito rimanga al livello dei bar
di periferia. Che poi è l’eterna tecnica utilizzata da chi
detiene il Potere per frantumare l’opposizione (con la “ o
“ minuscola per non confonderla con quella che fa parte dalla
democrazia).
Come
sempre, per quanto abilmente mascherato, il pugno che strangola
la libertà viene percepito dal popolo marginalmente,
finché la presa di coscienza raggiunge la dimensione critica:
è la fase in cui i moti più diversi si verificano nei luoghi
più imprevedibili e senza apparente motivazione comune, come
tanti soffioni nei Campi Flegrei. Oggi è interessante porre
attenzione alla confusione mentale di tanti che si domandano
come si possa dire che ci manca la libertà proprio
quando è divenuto lecito o comunque passibile di sanzioni
minime come non mai, fare qualunque cosa, dall’abusivismo
edilizio a quello espressivo, contabile, ecologico, alimentare,
morale ecc ...
Fenomeno la cui lenta ma costante evoluzione ne impedisce
la percezione mentre nei fatti si passa dallo Stato di Diritto
a quello della Prevaricazione del Potere individuale, con
una totale rassegnazione e resa da cosciente impotenza sintetizzabile
nella domanda: dove vado a reclamare quelli che credo essere
i miei superstiti, teorici diritti? Il che dimostra quanta
capacità plagiante sia stata profusa con successo da chi,
ormai per due generazioni, è riuscito a mascherare ogni principio
sociale inculcando nelle menti degli orfani della cultura
il concetto puramente matematico della logica del Potere nella
quale ai tanti toccano risorse materiali ed immateriali esclusivamente
in funzione di ciò che essi consegnano a chi comanda affinché
egli lo distribuisca come crede!
Il
che ripete, parlando di tempi non remoti, nient’altro che
il principio dell’industrializzazione primordiale, comune
ai contestuali vetero Capitalismo e Real-Comunismo accomunati
dall’egoismo dell’animale-uomo sottoistruito, visto che ambedue
ugualmente non sopravvivono quando si confrontano con la libertà
garantita da confini formalizzati. È diverso aver parlato
con chi fuggiva dall’EST durante il tempo della Guerra Fredda,
non rischiando la vita per arrivare laddove si diceva che
esistesse più benessere, ma perché qui c’era la Libertà, rispetto
a chi ora ne sente raccontare ad usum tructae (che dall’avvento
della dinastia Bossi ha sostituito il “delphini“). E se ora
tutti coloro che fuggono dal loro Paese lo fanno per disperazione
economica, coscienti che non troveranno altrove un futuro
molto più dignitoso ma solo un pezzo di pane, è altrettanto
vero che la presa di coscienza della libertà tradita si sta
diffondendo in tutto l’Occidente.
In Italia, come può il Ministro Franco Frattini trasferire
pari pari al caso WIKILEAKS l’inversione della verità subdolamente
contrabbandata, quella suddetta che, di fronte ad oggettivi
reati Pubblici resi noti a tutto il mondo, auspica che la
magistratura si occupi di Julian Assange anche se Hillary
Rodan Clinton, vergognandosi delle notizie diffuse, si impegna
pubblicamente a non ripetere i suoi imperdonabili errori?
Dove si è mai formato un personaggio che - mentre tutto l’Occidente
rimpiange almeno metà del patrimonio costruito con il suo
lavoro manuale ed intellettuale perso per colpa di errori
madornali commessi dagli incapaci che, eletti in qualche modo,
si sono impossessati del potere anche con trucchi non proprio
limpidi - invece di denunciarli al Tribunale della Storia
ed anche a quello dell’Aja, propone di incriminare chi informa
le vittime?
Forse
è fra quanti hanno cavalcato il sessantotto, trascurando di
informarsi su personaggi come Giuseppe Mazzini, che fu costretto
a fuggire a Ginevra per poter denunciare i delitti che accadevano
nel suo Paese! Oggi, con l’Occidente unificato, non ci sono
più Ginevra o Marsiglia, non ancora sostituite da Pechino
o New Dehli, perché la religione della Libertà è una conquista
che richiede il tempo necessario a modificare i cromosomi,
ma è frastornante che qualcuno immagini di mettere la museruola,
cioè chiudere nella versione mediatica di un Lager di recente
memoria, a chi espone se stesso pur di diffondere notitias
criminis! La
resistenza al tempo della mondializzazione si può fare e si
fa solo a livello mondiale perché non ci sono più angoli di
mondo nei quali “i Carbonari“, cioè i progettisti del futuro,
possano ripararsi dal potere dei robot umanoidi sottosviluppati,
come lo erano i monarchi dei secoli scorsi, ognuno nel proprio
Paese.
Quanti
film di fantascienza abbiamo visto ripetere questo tema, che
rifiutiamo di riconoscere ora che ci tocca? Come sempre accaduto,
tutte le pazzie giungono ad una fine attraverso percorsi che
difficilmente sfuggono alla violenza perché la conservazione,
inevitabilmente, dopo aver consumato le astuzie per evitare
che i Popoli percepiscano la sottrazione della Dignità, non
disponendo di mezzi intellettuali per impedire l’innovazione,
deve affidarsi a quella soluzione per protrarre di qualche
tempo l’agonia, favorita anche alla sistematica mancanza di
sostituti dei leaders, che non possono maturare finché non
si riafferma la vera Libertà.
Coraggio Julian, non credo che i falsi democratici dell'Occidente
di oggi rispolvereranno la pena di morte (nemmeno per mano
di sconosciuti) per chi finalmente li mette alla gogna tutti
assieme, ma sii ben cosciente che la libertà dei Popoli non
si riconquista senza martiri; che i primi ad esporsi non riescono
mai a goderne personalmente; e che la forza per avviare il
cambio, soprattutto in tempi di perdita di ideali, non proviene
certamente da chi gode nella conservazione e quindi funge
inevitabilmente da freno, ma esclusivamente dagli studenti
e dai lavoratori, una volta coscienti della convergenza d’interessi
a breve e lungo termine.
 
Dossier
etica e politica
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