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02 dicembre 2010
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Etica e politica : proteste negli Atenei , solo folclore ?
di Rodolfo Roselli*

Le manifestazioni studentesche che si svolgono in Italia contro la Riforma Universitaria, già approvata dal Senato nel Luglio 2010, sono state definite folcloristiche dal Ministro Gelmini, ma solo al fine di negare che siano sostenute da ragioni valide che, per lo meno, andrebbero esaminate con obiettività e non certo scatenando la reazione delle piazze. Ma per l'opinione pubblica, queste manifestazioni sebbene dimostrino il disagio, non sono in grado di far percepire la realtà dei problemi e degli errori che vengono introdotti, una riforma che dovrebbe eliminare quelli del passato, ma fatta in modo da introdurne altri. Dunque una delle tante riforme incomplete,e la sua carenza è riconosciuta dallo stesso Ministro che, a dibattito in corso al Parlamento, ha ammesso che la riforma è aperta alle modifiche, anche di quelle dell'opposizione, e alla riformulazione degli articoli.

Non è la prima volta che si spara una legge, e poi qualcuno se ne pente, ma allora perché non riflettere prima, evitando scontri di piazza, in modo da giungere ad un testo largamente condiviso, che eviti ogni speculazione di tipo politico ? Il sospetto è che il folclore sia voluto ! Tuttavia, discutere su un testo di legge che si dichiara, da chi lo propone, non definitivo, a me sembra fatica inutile, e allora è meglio riferirsi a quel che già esiste consolidato ,che dimostra palesemente le intenzioni vere del Ministro, del resto travasate nel testo attuale. Faccio dunque riferimento al Decreto Legge 180 del 10 Novembre 2008 e approvato dal Senato, in soli 18 giorni, riguardante "Disposizioni urgenti …..per il sistema universitario e della ricerca" e le altre normative già vigenti.

Si tratta di un testo di 5 articoli dal quale traspare evidente, come obiettivo primario ,di ridurre la spesa universitaria e della ricerca, e già questo concetto, in termini d'investimento nazionale, sarebbe molto discutibile. Ma il modo con il quale si vuole attuare questo fine è ancor più discutibile.

Al comma 1 dell'art. 1 si stabilisce che le università, che nei loro bilanci avranno sforato il tetto del 90% del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) per spese di personale, non potranno indire concorsi e neppure assumere personale. Mancano dati ufficiali freschi per sapere quante università sarebbero escluse, ma da dati del 2006 , su 57 atenei, 20 sarebbero colpiti e altri 10 sarebbero al limite. Si parla di atenei come quelli di Siena, Firenze, Napoli, Pisa, Roma "la Sapienza" etc. Ma tutto questo rigore è solo fumo, perché in realtà non è una questione di sprechi, ma una questione di bilanci e di come vengono redatti.

E' da sempre noto che la maggioranza dei bilanci degli atenei non sono trasparenti e con acrobazie di ragioneria si possono trasformare bilanci disastrosi in bilanci virtuosi, anche eludendo i controlli degli ispettori ministeriali. Le regole mancanti e che dovrebbero essere introdotte nella riforma sono: (Rif.0)

-pubblicazione della ripartizione tra spese del personale e FFO(Fondo Finanziamento Ordinario)
-pubblicazione dei risultati finanziari contenuti nei bilanci consuntivi
-calcolo nei bilanci della base patrimoniale degli atenei
-contabilità economico-patrimoniale uniforme e comparabile
-commissariamento in caso di dissesto. (vedi rif. 1)

Dunque tanto fumo per non cambiare nulla. Altra osservazione è che il FFO, di anno in anno, può essere modificato dal Tesoro e quindi, aspettandosi ulteriori tagli,può mettere in difficoltà anche i restanti atenei. Infine un blocco del turnover, senza rimpiazzare personale e docenti che andranno in pensione, abbasserà ulteriormente la qualità delle università e la funzionalità di tutti i relativi servizi. Al comma 3 dell'art.1 si decide che le università "virtuose" potranno invece assumere ricercatori a tempo indeterminato e contrattisti (cioè ricercatori a tempo determinato) utilizzando il 60% del budget. Tutto questo dovrebbe evitare che i consigli di facoltà bandiscano concorsi per professori associati ed ordinari, prosciugando tutte le risorse disponibili per favorire gli avanzamenti di carriera dei propri membri e ignorare i concorsi da ricercatore. Tuttavia, poiché il ricorso a contratti precari e molto più conveniente per le università e molto più semplice, gran parte dei ricercatori assunti saranno precari e quindi, invece di eliminare la precarietà, si avrà esattamente il contrario. Questo vuol dire che essendo precari, non potranno godere dei diritti fondamentali del lavoro (...)

Tutto questo è in contrasto con l'analogo trattamento riservato al personale insegnante precario di altre materie, come ad esempio le procedure di calcolo per gli insegnati precari di religione, che sono diverse da quelle di tutti gli altri insegnati precari. Infatti prima l'aumento sugli scatti biennali era del 2,5% sul solo stipendio base, oggi l'aumento è anche sulla indennità integrativa speciale. Circa dunque 20.000 precari riceveranno mediamente 220 euro in più. (rif.1). Inoltre, queste assunzioni, più convenienti per gli atenei, non favoriscono la riduzione dei precari, nonostante che siano state aumentate le risorse dell'FFO, proprio per questo fine.

Il comma 4 dell'art.1 decide di ovviare allo strapotere delle cupole di settore ed eliminare lo scandalo dei concorsi truccati. In cinquanta anni si sono sperimentate senza successo numerose altre procedure come concorsi locali, nazionali, estrazione dei componenti delle commissioni e votazioni, sorteggio diretto etc. La nuova procedura, a parte la complessità delle operazioni richieste, non potrà evitare che i gruppi di potere si adattino per aggirare l'obiettivo di meritocrazia e trasparenza. Per il reclutamento dei professori universitari, le commissioni giudicatrici saranno composte da un professore ordinario della facoltà interessata e da quattro professori ordinari sorteggiati e appartenenti al settore scientifico del bando. Ma sorprendentemente e senza motivo apparente, saranno esclusi i professori associati, cioè circa 20.000 professori dai 40 ai 60 anni che sono in realtà la colonna portante dell'università.

Voci non ufficiali insinuano che questi sarebbero interessati a farsi ricattare per accedere al gradino superiore di carriera. Ma se fossero ricattabili, sarebbe opportuno agire sui ricattatori. Comunque tutto questo non distruggerà le consorterie dei professori ordinari, già esistenti. Strano che all'estero i professori non siano ricattabili, perché tutti i docenti (professori assistenti, associati ed ordinari) partecipano a tutte le valutazioni individuali e al reclutamento, ma solo i nostri sono invece esclusi e ricattabili. E' in realtà ben noto che è il professore ordinario, nominato dalla facoltà interessata, che pilota il concorso, ma questo non viene eliminato.

Il comma 7 dell'art.1 introduce novità positive e negative per la valutazione dei ricercatori. Tra le positive sono eliminate le prove orali e scritte, ma tra le negative la mancanza della possibilità di presentazione, illustrazione e dibattito, da parte del candidato, di ricerche da lui svolte, non consente di valutare le sue qualità in termini di capacità didattica. Ma ancor più negativa è la pretesa di riferirsi a "parametri di valutazione, riconosciuti anche in ambito internazionale, individuati con apposito decreto del Ministro …". Una castroneria colossale, prima di tutto perché questi non esistono a livello standard, per la loro estrema complessità, ma semmai esistono gli "impact factors", IF, che rappresentano un indice sintetico, che misura il numero medio di citazioni ricevute in un particolare anno da articoli pubblicati in una rivista scientifica nei due anni precedenti, certamente idonei per una catalogazione ma non per una valutazione. In aggiunta pensare che i Direttori Generali, ottimi burocrati,siano investiti del compito di valutazione della ricerca che valga per tutti i settori, dimostra semplicemente che chi legifera non sa di che cosa parla.

Nel campo scientifico esiste la "peer review" che è una procedura, e non una misura di valutazione, da seguire per agevolare la valutazione di un prodotto scientifico,ed è questa che ha dei parametri o regole internazionali, seguite anche dalle agenzie federali statunitensi di regolazione. La procedura, ad esempio, definisce le caratteristiche che devono avere gli esperti chiamati a giudicare,come l'anonimato, l'indipendenza, la differenziazione, la non ripetitività etc. tutto naturalmente per evitare fenomeni di clientelismo.Tutte cose che in un ambiente ministeriale sono impensabili se non irrealizzabili, e non certo codificabili.

L'art.3 dispone 65 milioni di euro per alloggi e residenze, 405 milioni di euro per borse di studio , al fine d'incrementare il diritto allo studio universitario dei capaci e meritevoli. Non si capisce come sarà possibile questo incremento perché le cifre (2005) parlano chiaro: spesi circa 358 milioni di euro per borse di studio nel 2005, quindi, attualizzando ad oggi questo finanziamento si potrebbe avere al massimo un incremento del 2%. Studenti universitari fuori sede nel 2005 circa 350.000, assegnati 35.000 posti alloggio su una richiesta di 64.000, assegnati 7000 contributi su una richiesta di 20.000. Traete voi le conclusioni.

Nello stesso articolo è stato introdotta la valutazione dell'attività di ricerca per determinare gli scatti biennali (ora forse triennali) di carriera, in funzione di una valutazione delle pubblicazioni scientifiche, tutto gestito a livello centrale mediante decreti legislativi del Ministero. E' difficile credere che a livello ministeriale questo sia possibile, ma invece sarà certissimo l'aumento dei ricorsi al TAR del Lazio ed il relativo contenzioso. La cosa paradossale è che lo scatto biennale, attraverso questa rigorosa valutazione, ammesso che funzioni, dovrebbe premiare chi si è distinto per aver fatto il maggior numero e qualità di pubblicazioni, ma tutto questo viene smentito da un precedente decreto legge (rif.2) che indiscriminatamente, abolisce gli scatti biennali e gli adeguamenti ISTAT degli stipendi di ricercatori e professori per gli anni 2011-2012.2013, senza futuri recuperi e decide anche il pagamento differito della liquidazione in 3 anni.

Ma l'ignoranza del legislatore, anche se si applicasse lo scatto biennale per merito, è anche dimostrata dal fatto che la ricerca non ha scadenze biennali, ma un buon ricercatore può non pubblicare nulla per qualche anno e poi esplodere improvvisamente, quindi sarebbe remunerato per anzianità e non per il valore della sua ricerca. Inoltre il ricercatore non fa solo ricerca, ma anche didattica e può eccellere in questa, ma per questa gli scatti biennali non contano. All'estero non valuta un Ministero, ma la comunità scientifica.

La conclusione di quanto sopra dimostra che ancora una volta abbiamo legislatori che non conoscono il proprio mestiere e che si lasciano trascinare dalle consuete pratiche ministeriali che accentrano tutto senza avere poi la possibilità di avere la qualità per gestire tutto. Per rinascere il sistema universitario ha bisogno di piena autonomia dal Ministero e occorrerebbe solo stimolare la competizione tra atenei. La competizione sbandierata dal Ministro Gelmini è una competizione sotto tutela, che ha bisogno di montagne di decreti ministeriali per definire non scientificamente ma burocraticamente cosa sia una pubblicazione scientifica e cosa un criterio di valutazione. Un sistema tipicamente mafioso, che assegna a incompetenti la possibilità di condizionare la carriera e la vita di persone validissime, che saranno costrette per necessità ….a ungere le ruote. Ma tutto questo per noi non è una novità!

Forse ho trattato con troppo dettaglio questo argomento, e me ne scuso, ma l'ho fatto per dimostrare che per criticare occorre valutare i contenuti e chi lo fa non si preoccupa di fare folclore, ma intende semplicemente ragionare in modo costruttivo.

Rif.0 : proposte contenute nella relazione del prof. Muraro, ordinario di scienza della finanza a Padova e presidente della Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica(CTFP) del ministro Padoa Schioppa.

Rif. 1 - disposizione del 28.12.2009 del Ministero del Tesoro

Rif.2 - decreto legge del 31.5.2010 n.78

*stralci dell'intervento su Radio Gamma 5 del 01.12.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì in diretta dalle ore 19,00


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