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Etica
e politica : proteste negli Atenei , solo folclore ?
di
Rodolfo Roselli*
Le manifestazioni studentesche che si svolgono in Italia contro
la Riforma Universitaria, già approvata dal Senato nel Luglio
2010, sono state definite folcloristiche dal Ministro Gelmini,
ma solo al fine di negare che siano sostenute da ragioni valide
che, per lo meno, andrebbero esaminate con obiettività e non
certo scatenando la reazione delle piazze. Ma per l'opinione
pubblica, queste manifestazioni sebbene dimostrino il disagio,
non sono in grado di far percepire la realtà dei problemi
e degli errori che vengono introdotti, una riforma che dovrebbe
eliminare quelli del passato, ma fatta in modo da introdurne
altri. Dunque una delle tante riforme incomplete,e la sua
carenza è riconosciuta dallo stesso Ministro che, a dibattito
in corso al Parlamento, ha ammesso che la riforma è aperta
alle modifiche, anche di quelle dell'opposizione, e alla riformulazione
degli articoli.
Non
è la prima volta che si spara una legge, e poi qualcuno se
ne pente, ma allora perché non riflettere prima, evitando
scontri di piazza, in modo da giungere ad un testo largamente
condiviso, che eviti ogni speculazione di tipo politico ?
Il sospetto è che il folclore sia voluto ! Tuttavia, discutere
su un testo di legge che si dichiara, da chi lo propone, non
definitivo, a me sembra fatica inutile, e allora è meglio
riferirsi a quel che già esiste consolidato ,che dimostra
palesemente le intenzioni vere del Ministro, del resto travasate
nel testo attuale. Faccio dunque riferimento al Decreto Legge
180 del 10 Novembre 2008 e approvato dal Senato, in soli 18
giorni, riguardante "Disposizioni urgenti …..per il sistema
universitario e della ricerca" e le altre normative già vigenti.
Si
tratta di un testo di 5 articoli dal quale traspare evidente,
come obiettivo primario ,di ridurre la spesa universitaria
e della ricerca, e già questo concetto, in termini d'investimento
nazionale, sarebbe molto discutibile. Ma il modo con il quale
si vuole attuare questo fine è ancor più discutibile.
Al
comma 1 dell'art. 1 si stabilisce che le università, che nei
loro bilanci avranno sforato il tetto del 90% del Fondo di
Finanziamento Ordinario (FFO) per spese di personale, non
potranno indire concorsi e neppure assumere personale. Mancano
dati ufficiali freschi per sapere quante università sarebbero
escluse, ma da dati del 2006 , su 57 atenei, 20 sarebbero
colpiti e altri 10 sarebbero al limite. Si parla di atenei
come quelli di Siena, Firenze, Napoli, Pisa, Roma "la Sapienza"
etc. Ma tutto questo rigore è solo fumo, perché in realtà
non è una questione di sprechi, ma una questione di bilanci
e di come vengono redatti.
E'
da sempre noto che la maggioranza dei bilanci degli atenei
non sono trasparenti e con acrobazie di ragioneria si possono
trasformare bilanci disastrosi in bilanci virtuosi, anche
eludendo i controlli degli ispettori ministeriali. Le regole
mancanti e che dovrebbero essere introdotte nella riforma
sono: (Rif.0)
-pubblicazione
della ripartizione tra spese del personale e FFO(Fondo Finanziamento
Ordinario)
-pubblicazione dei risultati finanziari contenuti nei bilanci
consuntivi
-calcolo nei bilanci della base patrimoniale degli atenei
-contabilità economico-patrimoniale uniforme e comparabile
-commissariamento in caso di dissesto. (vedi rif. 1)
Dunque tanto fumo per non cambiare nulla. Altra osservazione
è che il FFO, di anno in anno, può essere modificato dal Tesoro
e quindi, aspettandosi ulteriori tagli,può mettere in difficoltà
anche i restanti atenei. Infine un blocco del turnover, senza
rimpiazzare personale e docenti che andranno in pensione,
abbasserà ulteriormente la qualità delle università e la funzionalità
di tutti i relativi servizi. Al comma 3 dell'art.1 si decide
che le università "virtuose" potranno invece assumere ricercatori
a tempo indeterminato e contrattisti (cioè ricercatori a tempo
determinato) utilizzando il 60% del budget. Tutto questo dovrebbe
evitare che i consigli di facoltà bandiscano concorsi per
professori associati ed ordinari, prosciugando tutte le risorse
disponibili per favorire gli avanzamenti di carriera dei propri
membri e ignorare i concorsi da ricercatore. Tuttavia, poiché
il ricorso a contratti precari e molto più conveniente per
le università e molto più semplice, gran parte dei ricercatori
assunti saranno precari e quindi, invece di eliminare la precarietà,
si avrà esattamente il contrario. Questo vuol dire che essendo
precari, non potranno godere dei diritti fondamentali del
lavoro (...)
Tutto questo è in contrasto con l'analogo trattamento riservato
al personale insegnante precario di altre materie, come ad
esempio le procedure di calcolo per gli insegnati precari
di religione, che sono diverse da quelle di tutti gli altri
insegnati precari. Infatti prima l'aumento sugli scatti biennali
era del 2,5% sul solo stipendio base, oggi l'aumento è anche
sulla indennità integrativa speciale. Circa dunque 20.000
precari riceveranno mediamente 220 euro in più. (rif.1). Inoltre,
queste assunzioni, più convenienti per gli atenei, non favoriscono
la riduzione dei precari, nonostante che siano state aumentate
le risorse dell'FFO, proprio per questo fine.
Il comma 4 dell'art.1 decide di ovviare allo strapotere delle
cupole di settore ed eliminare lo scandalo dei concorsi truccati.
In cinquanta anni si sono sperimentate senza successo numerose
altre procedure come concorsi locali, nazionali, estrazione
dei componenti delle commissioni e votazioni, sorteggio diretto
etc. La nuova procedura, a parte la complessità delle operazioni
richieste, non potrà evitare che i gruppi di potere si adattino
per aggirare l'obiettivo di meritocrazia e trasparenza. Per
il reclutamento dei professori universitari, le commissioni
giudicatrici saranno composte da un professore ordinario della
facoltà interessata e da quattro professori ordinari sorteggiati
e appartenenti al settore scientifico del bando. Ma sorprendentemente
e senza motivo apparente, saranno esclusi i professori associati,
cioè circa 20.000 professori dai 40 ai 60 anni che sono in
realtà la colonna portante dell'università.
Voci non ufficiali insinuano che questi sarebbero interessati
a farsi ricattare per accedere al gradino superiore di carriera.
Ma se fossero ricattabili, sarebbe opportuno agire sui ricattatori.
Comunque tutto questo non distruggerà le consorterie dei professori
ordinari, già esistenti. Strano che all'estero i professori
non siano ricattabili, perché tutti i docenti (professori
assistenti, associati ed ordinari) partecipano a tutte le
valutazioni individuali e al reclutamento, ma solo i nostri
sono invece esclusi e ricattabili. E' in realtà ben noto che
è il professore ordinario, nominato dalla facoltà interessata,
che pilota il concorso, ma questo non viene eliminato.
Il comma 7 dell'art.1 introduce novità positive e negative
per la valutazione dei ricercatori. Tra le positive sono eliminate
le prove orali e scritte, ma tra le negative la mancanza della
possibilità di presentazione, illustrazione e dibattito, da
parte del candidato, di ricerche da lui svolte, non consente
di valutare le sue qualità in termini di capacità didattica.
Ma ancor più negativa è la pretesa di riferirsi a "parametri
di valutazione, riconosciuti anche in ambito internazionale,
individuati con apposito decreto del Ministro …". Una castroneria
colossale, prima di tutto perché questi non esistono a livello
standard, per la loro estrema complessità, ma semmai esistono
gli "impact factors", IF, che rappresentano un indice sintetico,
che misura il numero medio di citazioni ricevute in un particolare
anno da articoli pubblicati in una rivista scientifica nei
due anni precedenti, certamente idonei per una catalogazione
ma non per una valutazione. In aggiunta pensare che i Direttori
Generali, ottimi burocrati,siano investiti del compito di
valutazione della ricerca che valga per tutti i settori, dimostra
semplicemente che chi legifera non sa di che cosa parla.
Nel
campo scientifico esiste la "peer review" che è una procedura,
e non una misura di valutazione, da seguire per agevolare
la valutazione di un prodotto scientifico,ed è questa che
ha dei parametri o regole internazionali, seguite anche dalle
agenzie federali statunitensi di regolazione. La procedura,
ad esempio, definisce le caratteristiche che devono avere
gli esperti chiamati a giudicare,come l'anonimato, l'indipendenza,
la differenziazione, la non ripetitività etc. tutto naturalmente
per evitare fenomeni di clientelismo.Tutte cose che in un
ambiente ministeriale sono impensabili se non irrealizzabili,
e non certo codificabili.
L'art.3
dispone 65 milioni di euro per alloggi e residenze, 405 milioni
di euro per borse di studio , al fine d'incrementare il diritto
allo studio universitario dei capaci e meritevoli. Non si
capisce come sarà possibile questo incremento perché le cifre
(2005) parlano chiaro: spesi circa 358 milioni di euro per
borse di studio nel 2005, quindi, attualizzando ad oggi questo
finanziamento si potrebbe avere al massimo un incremento del
2%. Studenti universitari fuori sede nel 2005 circa 350.000,
assegnati 35.000 posti alloggio su una richiesta di 64.000,
assegnati 7000 contributi su una richiesta di 20.000. Traete
voi le conclusioni.
Nello
stesso articolo è stato introdotta la valutazione dell'attività
di ricerca per determinare gli scatti biennali (ora forse
triennali) di carriera, in funzione di una valutazione delle
pubblicazioni scientifiche, tutto gestito a livello centrale
mediante decreti legislativi del Ministero. E' difficile credere
che a livello ministeriale questo sia possibile, ma invece
sarà certissimo l'aumento dei ricorsi al TAR del Lazio ed
il relativo contenzioso. La cosa paradossale è che lo scatto
biennale, attraverso questa rigorosa valutazione, ammesso
che funzioni, dovrebbe premiare chi si è distinto per aver
fatto il maggior numero e qualità di pubblicazioni, ma tutto
questo viene smentito da un precedente decreto legge (rif.2)
che indiscriminatamente, abolisce gli scatti biennali e gli
adeguamenti ISTAT degli stipendi di ricercatori e professori
per gli anni 2011-2012.2013, senza futuri recuperi e decide
anche il pagamento differito della liquidazione in 3 anni.
Ma l'ignoranza del legislatore, anche se si applicasse lo
scatto biennale per merito, è anche dimostrata dal fatto che
la ricerca non ha scadenze biennali, ma un buon ricercatore
può non pubblicare nulla per qualche anno e poi esplodere
improvvisamente, quindi sarebbe remunerato per anzianità e
non per il valore della sua ricerca. Inoltre il ricercatore
non fa solo ricerca, ma anche didattica e può eccellere in
questa, ma per questa gli scatti biennali non contano. All'estero
non valuta un Ministero, ma la comunità scientifica.
La
conclusione di quanto sopra dimostra che ancora una volta
abbiamo legislatori che non conoscono il proprio mestiere
e che si lasciano trascinare dalle consuete pratiche ministeriali
che accentrano tutto senza avere poi la possibilità di avere
la qualità per gestire tutto. Per rinascere il sistema universitario
ha bisogno di piena autonomia dal Ministero e occorrerebbe
solo stimolare la competizione tra atenei. La competizione
sbandierata dal Ministro Gelmini è una competizione sotto
tutela, che ha bisogno di montagne di decreti ministeriali
per definire non scientificamente ma burocraticamente cosa
sia una pubblicazione scientifica e cosa un criterio di valutazione.
Un sistema tipicamente mafioso, che assegna a incompetenti
la possibilità di condizionare la carriera e la vita di persone
validissime, che saranno costrette per necessità ….a ungere
le ruote.
Ma tutto questo per noi non è una novità!
Forse
ho trattato con troppo dettaglio questo argomento, e me ne
scuso, ma l'ho fatto per dimostrare che per criticare occorre
valutare i contenuti e chi lo fa non si preoccupa di fare
folclore, ma intende semplicemente ragionare in modo costruttivo.
Rif.0
: proposte contenute nella relazione del prof. Muraro, ordinario
di scienza della finanza a Padova e presidente della Commissione
Tecnica per la Finanza Pubblica(CTFP) del ministro Padoa Schioppa.
Rif.
1 - disposizione del 28.12.2009 del Ministero del Tesoro
Rif.2
- decreto legge del 31.5.2010 n.78
*stralci
dell'intervento su Radio Gamma 5 del 01.12.2010 e su Challenger
TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì in
diretta dalle ore 19,00
 
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