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21 novembre 2010
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Elezioni rubate
di Rodolfo Roselli*

La crisi politica attuale è per molti risolubile attraverso il ricorso a nuove elezioni, ma la vera causa della situazione alla quale si è pervenuti è il fatto che si sia ricorsi prima ad un legge elettorale che, non solo vedremo che è illegale, ma che non è riuscita neppure a realizzare la fedeltà delle coalizioni. La legge del Ministro Calderoli voleva creare una coalizione vincente e una stabilità dei suoi membri perché debitori, per interesse personale, a chi li aveva messi in lista. Il risultato è stato fallimentare sia con il governo Prodi sia con quello Berlusconi. Oggi si vorrebbe sanare la situazione usando la stessa legge che ha fallito due volte, che non piace agli elettori, che scoraggia chiunque al voto, che è stata confezionata solo da una maggioranza e che è basata su evidenti illegalità.

L'attuale legge elettorale (n.270 del 2005) viola l'art.3 del protocollo addizionale alla Convenzione dei Diritti per l'Uomo, convenzione firmata anche dall'Italia, che contiene l'impegno a garantire la libera espressione dell'opinione popolare sulla scelta del Corpo Legislativo. L'attuale legge elettorale, negli art.10 e 14 che regolano le modalità d'espressione del voto, non consente il diritto di scelta da parte dell'elettore e quindi, secondo la Convenzione, l'esercizio della sovranità popolare. Infatti ai vari candidati può soltanto conferire la preferenza ad una lista, scelta e confezionata preventivamente, nella quale ciò che conta è l'ordine nel quale sono disposti i candidati. Questi verranno dunque eletti non in forza del giudizio espresso dagli elettori, ma sulla base del numero d'ordine loro assegnato dai compilatori della lista. E' quindi la posizione che determina l'elezione e non la libera scelta degli elettori.

Tutto questo viola l'art.1 della Costituzione che individua nel popolo sovrano il soggetto che deve scegliere i suoi rappresentanti legali. Senza questa scelta tutti i rappresentanti eletti in modo diverso, devono considerarsi soggetti illegali. E' una spoliazione totale ed assoluta della sovranità popolare sulla quale si fonda la Repubblica, e l'impossibilità di costruire un Corpo legislativo (deputati + senatori) costituito da persone ritenute meritevoli ed idonee ad assumere il ruolo di rappresentante popolare. Il concetto di sovranità, infatti, non può essere circoscritto ai soli eventuali leader dei partiti, ma si realizza mediante la piena attuazione dei concetti base di uno Stato Democratico, ove l'elettore può, senza condizione, esprimere l'adesione o il dissenso sulle persone chiamate ad amministrare e realizzare i programmi enunciati. La violazione dunque si estende anche all'art. 10 della Costituzione, oltre al già citato art.3 dei diritti dell'uomo, in quanto i rappresentanti vengono designati e non eletti, non sono scelti, non è ammessa su di loro opinione alcuna, e dunque non esiste libertà.

Poiché la comunità internazionale invia osservatori in occasione di consultazioni elettorali in paesi nei quali si teme esistano irregolarità sulla libera espressione del voto, dovrebbe risultare necessario inviare tali osservatori anche in Italia, anche in fase di compilazione delle liste. Ma la mancanza di libertà si estende in Italia anche nei confronti dell'elettore che intende esprimere il dissenso e la protesta verso l'attuale legge, in quanto non può adire ad alcuna Autorità, né giudiziaria, né amministrativa, né politica, essendo riservato alle Camere il giudizio sulla regolarità formale e sostanziale delle consultazioni elettorali. Cioè il Corpo eletto, da controllare, si controlla da sé. Inoltre poiché il giudizio sulla conformità alla Costituzione di una legge è attribuito alla Corte Costituzionale, il cittadino non può ricorrere per sollecitarne il giudizio e ne deriva paradossalmente che l'Organo che custodisce la legalità costituzionale per l'elettore non è accessibile all'elettore.

Ma tra i requisiti minimi internazionali richiesti per una regolare consultazione elettorale si esige anche la conoscenza, da parte dell'elettore, delle norme contenute nelle legge elettorale, per verificare che il suo voto sia utilizzato nel modo conforme alla sua volontà. Questa conoscenza non è volutamente incoraggiata sia per l'obiettiva difficoltà di comprendere l'italiano usato nel testo, sia perché oggi abbiamo ben cinque diverse leggi elettorali, sia perché anche nell'elezione delle Camere esistono due diverse leggi elettorali.

Oltre a quanto sopra detto, sono state introdotte delle modifiche che hanno ulteriormente peggiorato la vecchia legge elettorale. Questa consentiva all'elettore di disporre di due schede, una per la quota maggioritaria e una per la quota proporzionale, mentre al Senato disponeva di una sola scheda. Nella quota maggioritaria, i voti venivano ripartiti in base ai risultati delle coalizioni, mentre nella quota proporzionale i voti venivano assegnati, con modalità diverse, ai partiti che avessero superato la quota di sbarramento al 4%. Nella nuova legge elettorale, attualmente in vigore, sono stati aboliti i collegi uninominali. Cioè, come già detto, in pratica l'elettore, anziché votare direttamente su due schede separate il candidato prescelto nel proprio collegio uninominale (parte maggioritaria) e la lista da lui preferita, dalla quale eventualmente scegliere un candidato (parte proporzionale), si limiterà a votare la lista stessa. Le liste dei candidati saranno immutabili e le graduatorie indicate direttamente dai partiti stessi, anzi dalle segreterie, con una sorta di complicatissimo e ignoto sistema di favoritismi.

Inoltre è stato definito un premio di maggioranza, il che vuol dire che viene garantito alla coalizione vincente un minimo di 340 seggi alla Camera dei Deputati. Da notare che 12 seggi, assegnati alla circoscrizione Esteri, sono contemplati a parte, come anche il seggio della Valle d'Aosta. Per quanto concerne il Senato, tale premio è invece garantito su base regionale, in modo da assicurare alla coalizione vincente, in una determinata regione, almeno il 55% dei seggi ad essa assegnati. In Molise, in Valle d'Aosta e all'estero non ci sarà alcun premio di maggioranza al Senato. Questo significa che, per quanto riguarda la Camera, se un elettore avesse votato per una lista non appartenente alla coalizione vincente vedrebbe assegnati i suoi voti a chi non voleva votare, forzosamente. Nelle ultime elezioni molti comunisti, senza saperlo, hanno votato Berlusconi. Analogamente, ma in condizioni ancora peggiori, avviene per il Senato, perché una regione che ha un numero di elettori rilevante vedrà annullato il voto, se la coalizione vincente la supererà di pochi voti, e quindi il Senato avrà eletti proporzionali ai vincenti, anche se la somma nazionale dei voti considerati vincenti fosse inferiore a quella dei legittimi voti degli oppositori.

fine prima parte - continua prossimamente>

*stralci dell'intervento su Radio Gamma 5 del 17.11.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì in diretta dalle ore 19,00


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