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Elezioni
rubate
di
Rodolfo Roselli*
La crisi politica attuale è per molti risolubile attraverso
il ricorso a nuove elezioni, ma la vera causa della situazione
alla quale si è pervenuti è il fatto che si sia ricorsi prima
ad un legge elettorale che, non solo vedremo che è illegale,
ma che non è riuscita neppure a realizzare la fedeltà delle
coalizioni. La
legge del Ministro Calderoli voleva creare una coalizione
vincente e una stabilità dei suoi membri perché debitori,
per interesse personale, a chi li aveva messi in lista. Il
risultato è stato fallimentare sia con il governo Prodi sia
con quello Berlusconi. Oggi si vorrebbe sanare la situazione
usando la stessa legge che ha fallito due volte, che non piace
agli elettori, che scoraggia chiunque al voto, che è stata
confezionata solo da una maggioranza e che è basata su evidenti
illegalità.
L'attuale
legge elettorale (n.270 del 2005) viola l'art.3 del protocollo
addizionale alla Convenzione dei Diritti per l'Uomo, convenzione
firmata anche dall'Italia, che contiene l'impegno a garantire
la libera espressione dell'opinione popolare sulla scelta
del Corpo Legislativo. L'attuale legge elettorale, negli art.10
e 14 che regolano le modalità d'espressione del voto, non
consente il diritto di scelta da parte dell'elettore e quindi,
secondo la Convenzione, l'esercizio della sovranità popolare.
Infatti ai vari candidati può soltanto conferire la preferenza
ad una lista, scelta e confezionata preventivamente, nella
quale ciò che conta è l'ordine nel quale sono disposti i candidati.
Questi verranno dunque eletti non in forza del giudizio espresso
dagli elettori, ma sulla base del numero d'ordine loro assegnato
dai compilatori della lista. E' quindi la posizione che determina
l'elezione e non la libera scelta degli elettori.
Tutto
questo viola l'art.1 della Costituzione che individua nel
popolo sovrano il soggetto che deve scegliere i suoi rappresentanti
legali. Senza questa scelta tutti i rappresentanti eletti
in modo diverso, devono considerarsi soggetti illegali. E'
una spoliazione totale ed assoluta della sovranità popolare
sulla quale si fonda la Repubblica, e l'impossibilità di costruire
un Corpo legislativo (deputati + senatori) costituito da persone
ritenute meritevoli ed idonee ad assumere il ruolo di rappresentante
popolare. Il concetto di sovranità, infatti, non può essere
circoscritto ai soli eventuali leader dei partiti, ma si realizza
mediante la piena attuazione dei concetti base di uno Stato
Democratico, ove l'elettore può, senza condizione, esprimere
l'adesione o il dissenso sulle persone chiamate ad amministrare
e realizzare i programmi enunciati. La violazione dunque si
estende anche all'art. 10 della Costituzione, oltre al già
citato art.3 dei diritti dell'uomo, in quanto i rappresentanti
vengono designati e non eletti, non sono scelti, non è ammessa
su di loro opinione alcuna, e dunque non esiste libertà.
Poiché
la comunità internazionale invia osservatori in occasione
di consultazioni elettorali in paesi nei quali si teme esistano
irregolarità sulla libera espressione del voto, dovrebbe risultare
necessario inviare tali osservatori anche in Italia, anche
in fase di compilazione delle liste. Ma la mancanza di libertà
si estende in Italia anche nei confronti dell'elettore che
intende esprimere il dissenso e la protesta verso l'attuale
legge, in quanto non può adire ad alcuna Autorità, né giudiziaria,
né amministrativa, né politica, essendo riservato alle Camere
il giudizio sulla regolarità formale e sostanziale delle consultazioni
elettorali. Cioè il Corpo eletto, da controllare, si controlla
da sé. Inoltre poiché il giudizio sulla conformità alla Costituzione
di una legge è attribuito alla Corte Costituzionale, il cittadino
non può ricorrere per sollecitarne il giudizio e ne deriva
paradossalmente che l'Organo che custodisce la legalità costituzionale
per l'elettore non è accessibile all'elettore.
Ma tra i requisiti minimi internazionali richiesti per una
regolare consultazione elettorale si esige anche la conoscenza,
da parte dell'elettore, delle norme contenute nelle legge
elettorale, per verificare che il suo voto sia utilizzato
nel modo conforme alla sua volontà. Questa conoscenza non
è volutamente incoraggiata sia per l'obiettiva difficoltà
di comprendere l'italiano usato nel testo, sia perché oggi
abbiamo ben cinque diverse leggi elettorali, sia perché anche
nell'elezione delle Camere esistono due diverse leggi elettorali.
Oltre a quanto sopra detto, sono state introdotte delle modifiche
che hanno ulteriormente peggiorato la vecchia legge elettorale.
Questa consentiva all'elettore di disporre di due schede,
una per la quota maggioritaria e una per la quota proporzionale,
mentre al Senato disponeva di una sola scheda. Nella quota
maggioritaria, i voti venivano ripartiti in base ai risultati
delle coalizioni, mentre nella quota proporzionale i voti
venivano assegnati, con modalità diverse, ai partiti che avessero
superato la quota di sbarramento al 4%. Nella nuova legge
elettorale, attualmente in vigore, sono stati aboliti i collegi
uninominali. Cioè, come già detto, in pratica l'elettore,
anziché votare direttamente su due schede separate il candidato
prescelto nel proprio collegio uninominale (parte maggioritaria)
e la lista da lui preferita, dalla quale eventualmente scegliere
un candidato (parte proporzionale), si limiterà a votare la
lista stessa. Le liste dei candidati saranno immutabili e
le graduatorie indicate direttamente dai partiti stessi, anzi
dalle segreterie, con una sorta di complicatissimo e ignoto
sistema di favoritismi.
Inoltre
è stato definito un premio di maggioranza, il che vuol dire
che viene garantito alla coalizione vincente un minimo di
340 seggi alla Camera dei Deputati. Da notare che 12 seggi,
assegnati alla circoscrizione Esteri, sono contemplati a parte,
come anche il seggio della Valle d'Aosta. Per quanto concerne
il Senato, tale premio è invece garantito su base regionale,
in modo da assicurare alla coalizione vincente, in una determinata
regione, almeno il 55% dei seggi ad essa assegnati. In Molise,
in Valle d'Aosta e all'estero non ci sarà alcun premio di
maggioranza al Senato. Questo significa che, per quanto riguarda
la Camera, se un elettore avesse votato per una lista non
appartenente alla coalizione vincente vedrebbe assegnati i
suoi voti a chi non voleva votare, forzosamente. Nelle ultime
elezioni molti comunisti, senza saperlo, hanno votato Berlusconi.
Analogamente, ma in condizioni ancora peggiori, avviene per
il Senato, perché una regione che ha un numero di elettori
rilevante vedrà annullato il voto, se la coalizione vincente
la supererà di pochi voti, e quindi il Senato avrà eletti
proporzionali ai vincenti, anche se la somma nazionale dei
voti considerati vincenti fosse inferiore a quella dei legittimi
voti degli oppositori.
fine
prima parte - continua prossimamente>
*stralci
dell'intervento su Radio Gamma 5 del 17.11.2010 e su Challenger
TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì in
diretta dalle ore 19,00
 
Dossier
etica e politica
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