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Respingimenti
: voto per i diritti e la legalita' internazionale
di
Alessandro Balducci*
Alla Camera, come ormai e’ noto, il governo e’ stato battuto
su un emendamento alla mozione sulla cooperazione Italia-Libia
in materia di immigrazione. I deputati di Futuro e Liberta’
hanno votato insieme all’opposizione sull’emendamento presentato
dal radicale Mecacci. Si
e’ molto detto sul significato politico del voto, alla luce
soprattutto del conflitto ormai da tempo innescato tra la
neonata formazione Futuro e Liberta’ e cio’ che rimane del
PdL. Vorremmo invece soffermarci sul significato di quel voto
in termini di politica dei diritti umani.
L’Italia, con quella votazione cosi’ contestata, si potrebbe
dire che e’ ritornata nel novero dei paesi avanzati; avanzati
non dal punto di vista economico o industriale, ma dal punto
di vista proprio dei diritti civili e umani. In base al testo
approvato, il governo viene impegnato “a sollecitare con forza
le autorità di Tripoli affinché ratifichino la Convenzione
Onu sui rifugiati e riaprano l’ufficio dell’Unhcr a Tripoli
quale premessa per continuare le politiche dei respingimenti
dei migranti in Libia”.
Fino ad ora nulla e’ dato sapere dalle fonti ufficiali ed
istituzionali sulla sorte di quelle persone che, dopo essere
fuggite da paesi in guerra o nei quali imperversano le persecuzioni
politiche o etniche e dopo essere state “respinte” dalle autorita’
italiane, vengono “rispedite” in territorio libico – o meglio
– nelle prigioni e nei campi di detenzione libici. Tuttavia,
bucando il muro di silenzio e l’omerta’ colpevole delle istituzioni,
qualche mese fa, un giornalista “a schiena dritta” di un importante
settimanale d’informazione ha prodotto un servizio fotografico
sulla tragica realta’ che si nasconde dietro la cortina di
nebbia omertosa e menzognera: immagini spaventose che disonorano
la reputazione di un paese come il nostro il cui ordinamento
politico e sociale e’ incardinato sullo Stato di Diritto (anche
se qualche dubbio ormai sovviene in proposito) e su una delle
Costituzioni piu’ avanzate dell’Occidente.
Immagini
di numerosi cadaveri sparsi sulle rocce e sulle sabbie del
deserto libico. Cadaveri
di migranti abbandonati alla loro sorte dalle autorita’ libiche
nell’indifferenza altrettanto colpevole di quelle italiane.
Il tutto per poter dire che “Finalmente respingiamo i clandestini
e li rimandiamo da dove sono venuti!”. Salvo poi tempestare
di telefonate il capo di Gabinetto della Questura di Milano
per far liberare una ragazza marocchina arrestata con l’accusa
di furto ma che era entrata nelle grazie del presidente del
Consiglio.
Per
fortuna, il voto contro il governo ha ripristinato un barlume
di civilta’ e di umanita’ in una vicenda che, quando sara’
nota a tutta l’opinione pubblica – non solo a quella ancora
minoritaria che si informa su Internet o sulla carta stampata
- permettera’ di rendersi conto fino a quale livello di aberrazione
possa arrivare l’ipocrisia. Nell’emendamento approvato e’
previsto, infatti, anche che si sospenda “la politica dei
respingimenti dei migranti in Libia, anche alla luce di quanto
accaduto negli ultimi mesi, dato che tale politica viola sia
il principio fondamentale di non respingimento (non-refoulement)
previsto dalla Convenzione di Ginevra relativa allo status
dei rifugiati del 1951 (ratificata dall’Italia nel luglio
1954) e considerato un principio di diritto internazionale
generale, sia il pieno accesso alle procedure di asilo nell’Unione
europea”.
Un bel segnale, dunque, all’insegna anche della trasparenza.
Un voto che salva la faccia anche al governo italiano, ormai
da tempo nel mirino dell’Onu e delle altre istituzioni europee
per la politica di intolleranza e discriminazione verso le
minoranze etniche e verso i migranti.
*
membro del Comitato etico dell'Osservatorio
 
Dossier
immigrazione e razzismo
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