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Appalti
pubblici : le grandi... operette
di
Rodolfo Roselli*
Molti governi si sono impegnati a fare grandi opere per lo
sviluppo del paese, impegni spesso non mantenuti, realizzazioni
costosissime, cattedrali nel deserto, ma comunque tutte hanno
una caratteristica comune, quella di essere affette da paralisi
quando si tratta di realizzarle nel meridione.
Se
si fosse voluto trovare un'opera simbolo che testimoniasse
la volontà politica dell'Italia per dimostrare la sua Unità,
l'autostrada Salerno-Reggio Calabria ne avrebbe avuto tutte
le caratteristiche, non solo per il suo valore morale, ma
anche per il suo valore pratico di strumento di promozione
dell'economia meridionale. Forse sarebbe dovuto essere il
primo manufatto grandioso da realizzare con urgenza, subito
dopo la proclamazione dell'Unità. Invece questa opera, che
ormai è diventata un'operetta, è la storica prova inconfutabile
che non solo ,anche oggi, è dimenticata a favore del Ponte
sullo Stretto, ma che a buona ragione può definirsi storica
perché risale al 1973 e fino ad oggi non è finita, mentre
la Milano - Napoli fu inaugurata nel 1964. E' il simbolo che,
l'Unità d'Italia, vale solo da Napoli in su.
Questa
strada non solo è un problema logistico ed economico, ma ha
contribuito e contribuisce non poco ad alimentare la malavita
organizzata. I soldi pubblici destinati a questo scopo, sono
catturati dalle grandi imprese del Centro-Nord, perché si
vantano di essere meglio qualificate per la costruzione di
opere così imponenti, ma poi, quando i soldi sono in cassa,
si scopre che questa loro qualificazione non esiste, perché
affidano in subappalto gli stessi lavori a ditte meridionali,
prima escluse dalle gare, ma che sono molto utili quando importa
risparmiare, aumentare gli utili, e certamente poco importa
la qualità e tanto meno allearsi con la mafia. Peccato che
i primi ponti in ferro in Europa furono costruiti nel Regno
delle Due Sicilie, peccato che soluzioni ingegneristiche,
ancora oggi avanzatissime sulla Salerno Reggio-Calabria, siano
state progettate da ingegneri meridionali. L'importanza è
fare soldi ed è solo quello che conta, e lo dimostra il connubio
di queste grandi aziende con la malavita, attuato ovunque
come in Piemonte con la TAV, o a Milano con l'EXPO.
E'
logico che questi subappaltatori malavitosi stroncano le aziende
sane del sud, che non riescono a qualificarsi rispetto a quelle
del nord, se non lavorando per l'estero. Non è sorprendente
che fin dal 1900, su 1848 comuni meridionali, ben 1321 erano
privi di strade, non è sorprendente che oggi gran parte della
rete ferroviaria in Sicilia è a binario unico. Oggi questa
autostrada, con i suoi 443 chilometri, ha 200 chilometri a
due corsie più la corsia d'emergenza, che non sempre esiste,
ci lavorano 92 cantieri, con tratti a corsia unica e con una
velocità media possibile non superiore a 70 km.ora. E' incredibile
constatare che oggi , notevoli tratti dell'autostrada sono
ancora in progettazione e da finanziare, come nel Parco del
Pollino, nella zona di Cosenza, Lamezia Terme e Vibo Valentia,
altri sono in appalto con gara in corso,altri sono appaltati
e non cantierizzati. Ma la cosa paradossale è che oggi questa
autostrada non è una autostrada, perché non ha le caratteristiche
e gli standard minimi richiesti dall'Unione Europea e viola
le norme della Convenzione di Ginevra, ed è stata classificata
come tale, solo nel Piano generale dei trasporti e della logistica
italiana del 2001, per evitare contestazioni interne e rilievi
internazionali.
La
storia di questa strada è una vergogna per tutti i governi
italiani, dal 1923 in poi tutte le autostrade costruite sono
al Nord e al Centro, al punto che negli anni trenta il nostro
paese era il primo in Europa per estensione della rete autostradale,
al sud esisteva solo la Napoli Pompei, mentre tutto il meridione
è stato trattato peggio dell'Africa, ove il fascismo in Africa
Orientale ha realizzato 400 chilometri di strade. Ma dopo
il fascismo la musica non è cambiata, anzi si fa di peggio,
il ministro siciliano Salvatore Aldisio nel 1952 fa cancellare
dal piano ANAS tutte le autostrade meridionali. Nel 1955 il
nuovo ministro piemontese Giuseppe Romita inserisce tra le
cose da fare la Salerno Reggio Calabria, ma dimentica di assegnare
i relativi fondi. Poi comincia il balletto delle leggi ad
hoc ,tranquillamente violate, una legge imponeva che il 25%
degli investimenti per le autostrade dovevano andare al sud,
ma era solo una legge-chiacchiera. Un'altra legge imponeva
all'IRI di avere nel sud il 40% dei suoi impianti e il 60%
di quelli di nuova costruzione, ma naturalmente anche questa
era una legge-chiacchiera. Solo nel 1961 avvenne la posa della
prima pietra con il ministro Zaccagnini nell'ambito del governo
Fanfani, che ne assicurò il completamento in due anni, altra
chiacchiera.
La
Convenzione di Ginevra stabilisce che le autostrade devono
essere a due corsie, ciascuna di 3,5 metri, con corsia di
emergenza e spartitraffico, e infatti sulla Milano Napoli
queste norme sono rispettate, ma non sulla Salerno Reggio
Calabria ove ogni corsia è di 3 metri, spesso non doppia,
spesso senza corsia di emergenza e spazio spartitraffico.
Le menti eccelse dei nostri politici giustificarono tutto
questo perché al sud il traffico è scarso, ma naturalmente
ignoravano che il numero delle auto vendute al sud era minore,
proprio per mancanza di strade , che la presenza di una autostrada
efficiente fa aumentare il traffico e non viceversa,e che
inoltre la scarsa efficienza della rete ferroviaria avrebbe
aumentato il traffico su gomma, ma tutto questo era superiore
alla loro intelligenza. Si è arrivati con la medesima "intelligenza"
ad affermare che il risparmio del non pagamento dei pedaggi
avrebbe compensato certe inefficienze e compensato in qualche
modo gli utenti meridionali, ma si è dimenticato che il 90%
del traffico merci, su questa autostrada, riguarda le aziende
del nord e quindi, l'eventuale e stranissimo risparmio, è
prevalente per loro.
Oggi
l'importo dei lavori ancora in corso è di circa un miliardo
di euro su una cinquantina di chilometri, e i costruttori
del nord minacciano di volersene andare a causa delle crescenti
richieste di estorsioni e intimidazioni che subiscono dalla
malavita, ma esiste qualche dubbio in proposito perché, fino
ad oggi, non solo hanno operato in queste condizioni, ma vi
è il sospetto che sia un pretesto per aumentare i costi. Del
resto la Direzione Investigativa Antimafia ha da tempo accertato
che le associazioni mafiose offrivano le proprie ditte per
appalti alla Todini s.p.a., senza violenze né minacce, proprio
perché, per gli inquirenti, era la stessa impresa nazionale
a contattare i mediatori,per non avere problemi, e addirittura
alcuni lotti, non assegnati alla Todini, sono stati teatro
di attentati con bombe, altre società come Impregilo ed Astaldi
sono state bersagliate già da una novantina di attentati.
Ma
spesso anche gli attentati sono un trucco, perché spesso si
distruggono camion assicurati, macchinari vecchi e lo si fa
per giustificare, da parte dell'impresa che ne è vittima,
ritardi nelle consegne dei lavori, richieste di ritocco di
cifre concordate. A volte si è scoperto che qualcuno progetta
le frane per simulare un danno all'autostrada e ottenere un
nuovo appalto di consolidamento. A volte i lavori vengono
male eseguiti dalla stessa ditta perché le imprese hanno poi
il diritto alla manutenzione del tratto che hanno costruito.
Il
devastante numero di subappalti concessi dalle grandi imprese
aumenta i costi ed i tempi. Si pensi che la sola CMC, una
grande azienda facente capo alle cooperative rosse, su trenta
chilometri di sua competenza,aveva subappaltato i lavori a
174 ditte, cioè una impresa diversa ogni trenta metri in media,
ma il record spetta di diritto alla Leonardo Costruzioni,
con un una sequenza di subappalti del valore talvolta inferiore
a 1500 euro lordi. Appalti di questo tipo sono semplici sovvenzioni
per l'economia della Calabria, una economia che non è normale,
perché in Calabria esiste solo l'economia dei lavori pubblici,
e non ce n'è per tutti.Ci si ammazza per prenderne una fetta
e agli onesti e ai pavidi non resta nulla. Per l'apertura
di attività, altrove banali, come una salumeria, un magazzino
etc. bisogna essere un eroe, e di eroi non ce ne sono molti,
e quindi gli altri scappano per una disperazione purtroppo
razionale o restano degli schiavi rassegnati per una disperazione
indotta dalla necessità, e il resto diventano delinquenti.
Ancor
più grave è il fatto che, per la maggior parte dei lavori
eseguiti da ditte malavitose, sono stati utilizzati materiali
scadenti e gli stessi controlli di laboratorio sui materiali
usati durante i lavori venivano falsificati, con grave pregiudizio
per la sicurezza. Oggi nuove perizie dell'ANAS hanno dimostrato
che alcuni lavori dovranno anche essere totalmente rifatti.
Ma le numerose frane, che già sono cadute sull'autostrada,
hanno rivelato che non sono stati effettuati neppure i lavori
di protezione dei manufatti dagli eventi atmosferici, e questo
è un altro capitolo misterioso di lavori che sono stati "dimenticati".
E' pertanto illusorio credere alle affermazioni del ministro
Matteoli che l'autostrada sarà finita entro il 2012, perché
sarebbe molto più realistico pensare che potrebbe forse essere
finita per il 2020.e che il costo per finirla non si limiti
alla previsione di erogare ancora altri 10 miliardi.
Diviene
poi addirittura comico che il governo, nell'ambito della manovra
finanziaria, intenda tra due anni introdurre il pedaggio sull'autostrada,
almeno per i tratti percorribili. Questa incredibile idea
non solo comporterebbe tutti i lavori aggiuntivi necessari
per gli svincoli ed i caselli, oggi inesistenti, ma complicherebbe
ancora di più il flusso su questa struttura tra tratti a pedaggio
e tratti liberi. Per i disagi, che da trenta anni subiscono
gli automobilisti meridionali su questa strada. meriterebbero
un risarcimento e non un pedaggio.
Dopo
quanto detto è logico porsi una domanda. Cosa sarebbe oggi
il Mezzogiorno se la Salerno -Reggio Calabria fosse stata
costruita insieme a quelle del resto dell'Italia? Se le piccole
e grandi imprese del Centro-Nord non avessero potuto accumulare
utili di decenni? Cosa sarebbe il Sud se ci fossero ferrovie
funzionanti? Se le sue spiagge meravigliose fossero raggiungibili
comodamente come quelle di Jesolo o di Rimini? La risposta
è sempre la stessa, non si è mai pensato all'Italia come una
e agli italiani come aventi uguali diritti e persino non eguali
per capacità imprenditoriale.
Esistono
tuttavia altre opere pubbliche che meriterebbero essere controllate,
soprattutto per i loro costi che sono costantemente superiori
ad analoghe situazioni all'estero, e che subiscono ricatti
di ogni genere, anche da organizzazioni non necessariamente
malavitose e che comunque allungano i tempi di realizzazione.
Opere che diventano operette quando i fondi enfaticamente
annunciati e stanziati scompaiono, come gli 800 milioni stanziati
nel novembre 2009 per la banda larga che dovrebbe permettere
al 96% degli italiani di viaggiare su Internet a 20 Mbit,
fondi che invece sono rimasti nel cassetto del governo, come
i 1700 milioni stanziati per le nuove linee metro di Milano
e che oggi per l'EXPO sono spariti, come i 200 milioni stanziati
per l'Abruzzo in aggiunta ad altri 800 milioni, e invece in
Abruzzo è tutto fermo.
Qualcuno
si è vantato di guidare il governo del fare, ma ha dimenticato
che in realtà intendeva fare solo operette.
*intervento
su Radio Gamma 5 del 3.10.2010 e su Challenger TV satellitare
Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì in diretta dalle
ore 19,00
 
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