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10 ottobre 2010
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Appalti pubblici : le grandi... operette
di Rodolfo Roselli*

Molti governi si sono impegnati a fare grandi opere per lo sviluppo del paese, impegni spesso non mantenuti, realizzazioni costosissime, cattedrali nel deserto, ma comunque tutte hanno una caratteristica comune, quella di essere affette da paralisi quando si tratta di realizzarle nel meridione.

Se si fosse voluto trovare un'opera simbolo che testimoniasse la volontà politica dell'Italia per dimostrare la sua Unità, l'autostrada Salerno-Reggio Calabria ne avrebbe avuto tutte le caratteristiche, non solo per il suo valore morale, ma anche per il suo valore pratico di strumento di promozione dell'economia meridionale. Forse sarebbe dovuto essere il primo manufatto grandioso da realizzare con urgenza, subito dopo la proclamazione dell'Unità. Invece questa opera, che ormai è diventata un'operetta, è la storica prova inconfutabile che non solo ,anche oggi, è dimenticata a favore del Ponte sullo Stretto, ma che a buona ragione può definirsi storica perché risale al 1973 e fino ad oggi non è finita, mentre la Milano - Napoli fu inaugurata nel 1964. E' il simbolo che, l'Unità d'Italia, vale solo da Napoli in su.

Questa strada non solo è un problema logistico ed economico, ma ha contribuito e contribuisce non poco ad alimentare la malavita organizzata. I soldi pubblici destinati a questo scopo, sono catturati dalle grandi imprese del Centro-Nord, perché si vantano di essere meglio qualificate per la costruzione di opere così imponenti, ma poi, quando i soldi sono in cassa, si scopre che questa loro qualificazione non esiste, perché affidano in subappalto gli stessi lavori a ditte meridionali, prima escluse dalle gare, ma che sono molto utili quando importa risparmiare, aumentare gli utili, e certamente poco importa la qualità e tanto meno allearsi con la mafia. Peccato che i primi ponti in ferro in Europa furono costruiti nel Regno delle Due Sicilie, peccato che soluzioni ingegneristiche, ancora oggi avanzatissime sulla Salerno Reggio-Calabria, siano state progettate da ingegneri meridionali. L'importanza è fare soldi ed è solo quello che conta, e lo dimostra il connubio di queste grandi aziende con la malavita, attuato ovunque come in Piemonte con la TAV, o a Milano con l'EXPO.

E' logico che questi subappaltatori malavitosi stroncano le aziende sane del sud, che non riescono a qualificarsi rispetto a quelle del nord, se non lavorando per l'estero. Non è sorprendente che fin dal 1900, su 1848 comuni meridionali, ben 1321 erano privi di strade, non è sorprendente che oggi gran parte della rete ferroviaria in Sicilia è a binario unico. Oggi questa autostrada, con i suoi 443 chilometri, ha 200 chilometri a due corsie più la corsia d'emergenza, che non sempre esiste, ci lavorano 92 cantieri, con tratti a corsia unica e con una velocità media possibile non superiore a 70 km.ora. E' incredibile constatare che oggi , notevoli tratti dell'autostrada sono ancora in progettazione e da finanziare, come nel Parco del Pollino, nella zona di Cosenza, Lamezia Terme e Vibo Valentia, altri sono in appalto con gara in corso,altri sono appaltati e non cantierizzati. Ma la cosa paradossale è che oggi questa autostrada non è una autostrada, perché non ha le caratteristiche e gli standard minimi richiesti dall'Unione Europea e viola le norme della Convenzione di Ginevra, ed è stata classificata come tale, solo nel Piano generale dei trasporti e della logistica italiana del 2001, per evitare contestazioni interne e rilievi internazionali.

La storia di questa strada è una vergogna per tutti i governi italiani, dal 1923 in poi tutte le autostrade costruite sono al Nord e al Centro, al punto che negli anni trenta il nostro paese era il primo in Europa per estensione della rete autostradale, al sud esisteva solo la Napoli Pompei, mentre tutto il meridione è stato trattato peggio dell'Africa, ove il fascismo in Africa Orientale ha realizzato 400 chilometri di strade. Ma dopo il fascismo la musica non è cambiata, anzi si fa di peggio, il ministro siciliano Salvatore Aldisio nel 1952 fa cancellare dal piano ANAS tutte le autostrade meridionali. Nel 1955 il nuovo ministro piemontese Giuseppe Romita inserisce tra le cose da fare la Salerno Reggio Calabria, ma dimentica di assegnare i relativi fondi. Poi comincia il balletto delle leggi ad hoc ,tranquillamente violate, una legge imponeva che il 25% degli investimenti per le autostrade dovevano andare al sud, ma era solo una legge-chiacchiera. Un'altra legge imponeva all'IRI di avere nel sud il 40% dei suoi impianti e il 60% di quelli di nuova costruzione, ma naturalmente anche questa era una legge-chiacchiera. Solo nel 1961 avvenne la posa della prima pietra con il ministro Zaccagnini nell'ambito del governo Fanfani, che ne assicurò il completamento in due anni, altra chiacchiera.

La Convenzione di Ginevra stabilisce che le autostrade devono essere a due corsie, ciascuna di 3,5 metri, con corsia di emergenza e spartitraffico, e infatti sulla Milano Napoli queste norme sono rispettate, ma non sulla Salerno Reggio Calabria ove ogni corsia è di 3 metri, spesso non doppia, spesso senza corsia di emergenza e spazio spartitraffico. Le menti eccelse dei nostri politici giustificarono tutto questo perché al sud il traffico è scarso, ma naturalmente ignoravano che il numero delle auto vendute al sud era minore, proprio per mancanza di strade , che la presenza di una autostrada efficiente fa aumentare il traffico e non viceversa,e che inoltre la scarsa efficienza della rete ferroviaria avrebbe aumentato il traffico su gomma, ma tutto questo era superiore alla loro intelligenza. Si è arrivati con la medesima "intelligenza" ad affermare che il risparmio del non pagamento dei pedaggi avrebbe compensato certe inefficienze e compensato in qualche modo gli utenti meridionali, ma si è dimenticato che il 90% del traffico merci, su questa autostrada, riguarda le aziende del nord e quindi, l'eventuale e stranissimo risparmio, è prevalente per loro.

Oggi l'importo dei lavori ancora in corso è di circa un miliardo di euro su una cinquantina di chilometri, e i costruttori del nord minacciano di volersene andare a causa delle crescenti richieste di estorsioni e intimidazioni che subiscono dalla malavita, ma esiste qualche dubbio in proposito perché, fino ad oggi, non solo hanno operato in queste condizioni, ma vi è il sospetto che sia un pretesto per aumentare i costi. Del resto la Direzione Investigativa Antimafia ha da tempo accertato che le associazioni mafiose offrivano le proprie ditte per appalti alla Todini s.p.a., senza violenze né minacce, proprio perché, per gli inquirenti, era la stessa impresa nazionale a contattare i mediatori,per non avere problemi, e addirittura alcuni lotti, non assegnati alla Todini, sono stati teatro di attentati con bombe, altre società come Impregilo ed Astaldi sono state bersagliate già da una novantina di attentati. Ma spesso anche gli attentati sono un trucco, perché spesso si distruggono camion assicurati, macchinari vecchi e lo si fa per giustificare, da parte dell'impresa che ne è vittima, ritardi nelle consegne dei lavori, richieste di ritocco di cifre concordate. A volte si è scoperto che qualcuno progetta le frane per simulare un danno all'autostrada e ottenere un nuovo appalto di consolidamento. A volte i lavori vengono male eseguiti dalla stessa ditta perché le imprese hanno poi il diritto alla manutenzione del tratto che hanno costruito.

Il devastante numero di subappalti concessi dalle grandi imprese aumenta i costi ed i tempi. Si pensi che la sola CMC, una grande azienda facente capo alle cooperative rosse, su trenta chilometri di sua competenza,aveva subappaltato i lavori a 174 ditte, cioè una impresa diversa ogni trenta metri in media, ma il record spetta di diritto alla Leonardo Costruzioni, con un una sequenza di subappalti del valore talvolta inferiore a 1500 euro lordi. Appalti di questo tipo sono semplici sovvenzioni per l'economia della Calabria, una economia che non è normale, perché in Calabria esiste solo l'economia dei lavori pubblici, e non ce n'è per tutti.Ci si ammazza per prenderne una fetta e agli onesti e ai pavidi non resta nulla. Per l'apertura di attività, altrove banali, come una salumeria, un magazzino etc. bisogna essere un eroe, e di eroi non ce ne sono molti, e quindi gli altri scappano per una disperazione purtroppo razionale o restano degli schiavi rassegnati per una disperazione indotta dalla necessità, e il resto diventano delinquenti.

Ancor più grave è il fatto che, per la maggior parte dei lavori eseguiti da ditte malavitose, sono stati utilizzati materiali scadenti e gli stessi controlli di laboratorio sui materiali usati durante i lavori venivano falsificati, con grave pregiudizio per la sicurezza. Oggi nuove perizie dell'ANAS hanno dimostrato che alcuni lavori dovranno anche essere totalmente rifatti. Ma le numerose frane, che già sono cadute sull'autostrada, hanno rivelato che non sono stati effettuati neppure i lavori di protezione dei manufatti dagli eventi atmosferici, e questo è un altro capitolo misterioso di lavori che sono stati "dimenticati". E' pertanto illusorio credere alle affermazioni del ministro Matteoli che l'autostrada sarà finita entro il 2012, perché sarebbe molto più realistico pensare che potrebbe forse essere finita per il 2020.e che il costo per finirla non si limiti alla previsione di erogare ancora altri 10 miliardi.

Diviene poi addirittura comico che il governo, nell'ambito della manovra finanziaria, intenda tra due anni introdurre il pedaggio sull'autostrada, almeno per i tratti percorribili. Questa incredibile idea non solo comporterebbe tutti i lavori aggiuntivi necessari per gli svincoli ed i caselli, oggi inesistenti, ma complicherebbe ancora di più il flusso su questa struttura tra tratti a pedaggio e tratti liberi. Per i disagi, che da trenta anni subiscono gli automobilisti meridionali su questa strada. meriterebbero un risarcimento e non un pedaggio.

Dopo quanto detto è logico porsi una domanda. Cosa sarebbe oggi il Mezzogiorno se la Salerno -Reggio Calabria fosse stata costruita insieme a quelle del resto dell'Italia? Se le piccole e grandi imprese del Centro-Nord non avessero potuto accumulare utili di decenni? Cosa sarebbe il Sud se ci fossero ferrovie funzionanti? Se le sue spiagge meravigliose fossero raggiungibili comodamente come quelle di Jesolo o di Rimini? La risposta è sempre la stessa, non si è mai pensato all'Italia come una e agli italiani come aventi uguali diritti e persino non eguali per capacità imprenditoriale.

Esistono tuttavia altre opere pubbliche che meriterebbero essere controllate, soprattutto per i loro costi che sono costantemente superiori ad analoghe situazioni all'estero, e che subiscono ricatti di ogni genere, anche da organizzazioni non necessariamente malavitose e che comunque allungano i tempi di realizzazione. Opere che diventano operette quando i fondi enfaticamente annunciati e stanziati scompaiono, come gli 800 milioni stanziati nel novembre 2009 per la banda larga che dovrebbe permettere al 96% degli italiani di viaggiare su Internet a 20 Mbit, fondi che invece sono rimasti nel cassetto del governo, come i 1700 milioni stanziati per le nuove linee metro di Milano e che oggi per l'EXPO sono spariti, come i 200 milioni stanziati per l'Abruzzo in aggiunta ad altri 800 milioni, e invece in Abruzzo è tutto fermo.

Qualcuno si è vantato di guidare il governo del fare, ma ha dimenticato che in realtà intendeva fare solo operette.

*intervento su Radio Gamma 5 del 3.10.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì in diretta dalle ore 19,00


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