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Rapporto
ONU denuncia genocidio in Congo
di
Gabriella Mira Marq*
Le Nazioni Unite hanno accusato il Ruanda di crimini di guerra
- probabilmente genocidio - durante gli anni dei conflitti
alla fine del secolo scorso nella Repubblica democratica del
Congo.
Un'inchiesta
senza precedenti di 600 pagine dal commissario delle Nazioni
Unite per i diritti umani analizza anni di omicidi, stupri
e saccheggi in conflitti in cui sono stati abbattuti centinaia
di migliaia di civili. La versione provvisoria del rapporto,
rivelata da Le Monde, dovrebbe essere pubblicata il mese prossimo
e parla di abusi ommesi in un periodo di sette anni e due
invasioni da parte del Ruanda e l'accusa e' di "crimini contro
l'umanità, crimini di guerra, addirittura genocidio", perche'
gli obiettivi principali della violenza erano Hutu, che sono
stati uccisi a decine di migliaia.
E'
noto che il genocidio del Ruanda del 1994 si consumo' per
l'odio tribale fra Tutsi e Hutu, due popolazioni con caratteristiche
somatiche e fisiche differenti e che avevano occupato alternativamente
nella storia collocazioni diverse nelle fasce sociali. Nessuna
brutalita' fu risparmiata. Intere famiglie Tutsi furono cancellate.
I prigionieri, quando non venivano uccisi a colpi di machete,
erano tenuti in prigioni talmente strette che erano costretti
a stare ammassati in piedi. Dopo la guerra alcuni degli armati
responsabili delle violenze e molti civili hutu fuggirono
nella vicina Repubblica Democratica del Congo.
Il rapporto dell'ONU accusa le forze ruandesi e i loro alleati
locali di aver ucciso centinaia di uomini, donne e bambini
hutu macellati con zappe e asce. In altre occasioni i rifugiati
hutu sono stati uccisi con baionette, bruciati vivi o uccisi
con colpi di martello in gran numero.
La
relazione copre due periodi: quello del 1996, durante l'invasione
del paese (che allora si chiamava Zaire) con il perseguimento
di soldati hutu e altri fuggiti lì dopo aver effettuato il
genocidio del 1994 di centinaia di migliaia di Tutsi , e una
seconda invasione due anni dopo che si e' poi estesa divenendo
una guerra regionale con il coinvolgimento di otto paesi.
Per quanto riguarda il primo periodo analizzato, rapporto
delle Nazioni Unite descrive "la natura sistematica e metodica
e premeditata di attacchi contro gli [Hutu che] ha avuto luogo
in tutte le zone dove i profughi erano stati rintracciati".
"L'inseguimento e' durato mesi e, occasionalmente, gli aiuti
umanitari destinati a loro sono stati deliberatamente bloccati,
in particolare nella provincia orientale, in modo da privarli
delle cose essenziali alla loro sopravvivenza", dice il rapporto.
"L'entità dei crimini e il numero elevato di vittime, probabilmente
in parecchie decine di migliaia, sono testimoniati da numerosi
incidenti descritti nel rapporto. L'uso esteso di armi non
da fuoco, in particolare martelli, e le stragi sistematiche
dei sopravvissuti agli assanti dei campi dimostrano che il
numero di morti non puo' essere attribuita ai rischi di guerra.
Tra le vittime erano per lo piu' bambini, donne, vecchi e
malati". La relazione prosegue affermando che "gli attacchi
sistematici e diffuso una serie di schiaccianti elementi che,
se accertati da un tribunale competente, possono essere descritti
come crimini di genocidio".
Il Ruanda ha invaso di nuovo lo Zaire nel 1998 dopo aver accusato
il nuovo regime di continuare a sostenere i ribelli Hutu.
I seguenti cinque anni di guerra hanno richiamato eserciti
da otto nazioni e 21 gruppi di ribelli in un conflitto che
produceva anche il saccheggio in massa dei minerali della
RDC, nonché una nuova ondata di crimini di guerra.
Il
rapporto Onu accusa anche le forze angolane di aver utilizzato
la copertura della guerra per attaccare i rifugiati angolani
fuggiti nella RDC. I soldati angolani hanno anche violentato
e saccheggiato, secondo l'inchiesta delle Nazioni Unite.
E
'la prima volta l'ONU ha pubblicato tali accuse esplicite
contro il Ruanda, uno stretto alleato della Gran Bretagna
e degli Stati Uniti. Il
governo ruandese ha reagito con rabbia alle rivelazioni sulla
relazione, che ha respinto come "dilettantesca" e "scandalosa",
dopo che era stato riferito un tentativo di fare pressione
sull'ONU perche' non lo pubblicasse, con la minaccia di tirasi
fuori dalle missioni internazionali di pace (fra cui quella
in Darfur). Secondo Le Monde, la minaccia e' stata ribadita
in una lettera al segretario generale dell'ONU Ban Ki-Moon
dal ministro degli Esteri del Ruanda, Louise Mushikiwabo.
I gruppi per i diritti umani hanno invece chiesto il perseguimento
dei responsabili di crimini di guerra.
*si
ringrazia Claudio Giusti
 
Speciale
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