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Giustizia
USA razzista alla prova dei fatti
di
Rico Guillermo*
Spesso taluni in Italia portano quale esempio di sistema penale
evoluto quello della Giustizia statunitense, che si pretenderebbe
migliore di quella italiana quanto a garanzie. A parte varie
leggende che l'Osservatorio ha provveduto in piu' occasioni
a sfatare, il sistema giudiziario americano e' contrassegnato
da un evidente razzismo, e non si tratta di un'opinione, ma
di un dato che emerge dalle cifre di istituzioni statali USA
o di organizzazioni non governative come quella degli avvocati
americani.
Sono
molti
i fatti, che riguardano ogni fase e aspetto della giustizia
penale - i fermi di polizia per uso di droghe, gli arresti,
le uscite su cauzione, la rappresentanza legale, la selezione
della giuria, il processo, le condanne, il carcere e la concessione
della liberta' sulla parola - che dimostrano come si tratti
di un sistema razzista in cui gli Afroamericani e i Latinoamericani
vengono fatti direttamente oggetto di punizioni molto piu'
aggressive che i bianchi, anche se gli scettici continuano
a negarlo.
Da
ricerche di Human Right Watch e dell'associazione Sentencing
Project, e' emerso infatti che - pur essendo afroamericani
solo il 13% della popolazione degli Stati Uniti e solo il
14% dei consumatori di droghe nel Paese, il 37% degli arrestati
per reati connessi alla droga sono Afroamericani. I fermi
di polizia riguardanti neri e 'latinos' sono in numero molto
piu' elevato rispetto a queli dei bianchi: a New York, dove
le persone di colore rappresentano circa la meta' della popolazione,
l'80% dei fermati appartenevano a queste due minoranze.
Inoltre,
quando sono stati fermati bianchi solo l'8% sono stati perquisiti,
contro l'85% dei neri e latinos. E cio' avviene anche nella
maggior parte degli altri luoghi, come evidenzia uno studio
realizzato in California dall'Unione Liberta' Civili e da
cui emerge che i neri hanno tre volte piu' probabilità di
essere fermati che i bianchi. Dal
1970, gli arresti per droga sono saliti alle stelle, passando
da 320.000 a quasi 1,6 milioni, secondo l'ufficio di statistica
del Dipartimento della giustizia USA, ma, secondo un rapporto
sulla disparita' di arresti per droga redatto da Human Rights
Watch nel 2009, gli afroamericani sono stati arrestati per
reati di droga a tassi 2-11 volte superiori al tasso dei bianchi.
Va
considerato anche che, una volta arrestati, i neri hanno piu'
probabilita' di rimanere in carcere in attesa di giudizio
rispetto ai bianchi come mostrano gli stessi dati dei governi
di alcuni Stati: in quello di New York, i neri hanno il 33%
di probabilita' in piu' di essere detenuti in attesa di prove
rispetto ai bianchi. Una volta arrestati, poi, l'80% delle
persone chiede o necessita di un difensore pubblico e la razza
gioca un grande ruolo anche qui, come si vede semplicemente
guardando il colore della pelle di coloro che sono in attesa
di difensori pubblici in un qualsiasi tribunale del Paese.
L'American
Bar Association, che non e' certo un gruppo radicale, trattandosi
dell'associazione nazionale degli avvocati 'esperti' (barrister),
ha esaminato il sistema di difesa a spese dello Stato degli
Stati Uniti nel 2004 e ha concluso che "Troppo spesso gli
imputati si dichiarano colpevoli, anche se sono innocenti,
senza realmente conoscere i loro diritti legali o quello che
sta succedendo... La garanzia del diritto fondamentale alla
difesa che l'America si assume per tutti gli accusati di condotta
criminale non esiste nella pratica per innumerevoli persone
negli Stati Uniti".
Ma
non basta: gli Afroamericani sono spesso illegalmente esclusi
dalle giurie penali, secondo uno studio pubblicato da un'altra
associazione per l'equita' nella giustizia. Cio' viola ovviamente
il diritto ad 'essere giudicati da una giuria di propri pari',
soprattutto considerando che la maggior parte degli imputati
sono neri. Questo sempre che si vada in tribunale, visto che
solo il 3-5% dei casi penali sfocia in un processo, il resto
va in patteggiamento. La maggior parte degli imputati afro-americani
non arriva mai al processo, anche perche' spesso viene prospettata
una pena piu' lunga se una persona esercita il proprio diritto
costituzionale al processo. Di conseguenza, le persone coinvolte
nel sistema, come rileva l'American Bar Association, si dichiarano
colpevoli anche se innocenti.
Riguardo poi alle pene, la Commissione sulle sentenze americana
ha segnalato nel marzo 2010 che nel sistema federale i trasgressori
neri ricevono pene maggiori del 10% di quelle comminate a
delinquenti bianchi per gli stessi crimini. E, piu' lunga
e' la pena, piu' aumenta la probabilita' che siano i non bianchi
ad ottenerla: la relazione della Sentencing Project ha rilevato
che i due terzi della popolazione degli Stati Uniti che viene
punita con l'ergastolo non e' bianca. A New York, si tratta
dell'83%. Come risultato, gli afro-americani, che sono il
13% della popolazione e il 14% dei tossicodipendenti, non
solo sono il 37% delle persone arrestate per droga, ma il
56% delle persone nelle prigioni di Stato per reati di droga.
L'ufficio
di statistica del Dipartimento della giustizia USA giunge
alla conclusione che la probabilita' di un maschio nero nato
nel 2001 di andare in prigione e' del 32%, i maschi latinoamericani
hanno una probabilità del 17% e i maschi bianchi hanno una
probabilita' del 6%. Il
New York Times, nel 2008, ha rilevato che gli Stati Uniti
hanno il 5% della popolazione mondiale, ma un quarto dei detenuti
del mondo, cioe' oltre 2,3 milioni di persone dietro le sbarre.
Il tasso di incarcerazione degli Stati Uniti e' 5-8 volte
superiore rispetto ad altri paesi altamente sviluppati e i
maschi neri sono la piu' alta percentuale fra i detenuti,
secondo la ABC News.
Anche quando usciti dal carcere, la razza continua a condizionarli.
Uno studio condotto da Devah Pager, dell'Università del Wisconsin,
ha rilevato che il 17% dei richiedenti lavoro bianchi con
precedenti penali ha ricevuto una risposta positiva alla domanda
di impiego, mentre solo il 5% dei richiedenti lavoro neri
con precedenti penali ha avuto la stessa risposta. Ma addirittura,
i bianchi con precedenti penali hanno ricevuto un trattamento
migliore dei neri senza precedenti penali!
In definitiva, appare evidente che il sistema di giustizia
penale USA, dall'inizio alla fine, e' gravemente razzista.
La prof. Michelle Alexander, nel suo libro "Carcerazione di
massa in un'epoca di daltonismo" considera questi fatti come
prova del nuovo modo in cui gli Stati Uniti hanno deciso di
controllare gli afroamericani, cioe' un sistema razziale di
controllo sociale in cui la creazione di confini legali tra
bianchi e neri - che oltre a permettere la discriminazione
giudiziaria elimina il diritto di voto per milioni di Afroamericani
(in USA la carcerazione comporta la perdita del diritto di
voto) - genera un nuovo sistema di caste in cui una intera
popolazione indesiderata subisce un trattamento 'usa e getta'.
Quale
che sia l'interpretazione da dare al fenomeno, si tratta di
una violazione dei diritti cosi' diffusa e sistematica da
apparire davvero agghiacciante, considerato pure che lo stesso
trattamento - sottolinea Michelle Alexander - viene riservato
ai bianchi che si pongono fuori dagli schemi, quindi nessuno
puo' considerarsene immune per il solo colore della pelle.
Il fatto che andrebbe tenuto sempre presente, e' che quando
si permette che i diritti di alcuni vengano calpestati, i
diritti di tutti sono in pericolo.
*
si ringrazia Claudio Giusti
 
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