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28 luglio 2010
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Giustizia USA razzista alla prova dei fatti
di Rico Guillermo*

Spesso taluni in Italia portano quale esempio di sistema penale evoluto quello della Giustizia statunitense, che si pretenderebbe migliore di quella italiana quanto a garanzie. A parte varie leggende che l'Osservatorio ha provveduto in piu' occasioni a sfatare, il sistema giudiziario americano e' contrassegnato da un evidente razzismo, e non si tratta di un'opinione, ma di un dato che emerge dalle cifre di istituzioni statali USA o di organizzazioni non governative come quella degli avvocati americani.

Sono molti i fatti, che riguardano ogni fase e aspetto della giustizia penale - i fermi di polizia per uso di droghe, gli arresti, le uscite su cauzione, la rappresentanza legale, la selezione della giuria, il processo, le condanne, il carcere e la concessione della liberta' sulla parola - che dimostrano come si tratti di un sistema razzista in cui gli Afroamericani e i Latinoamericani vengono fatti direttamente oggetto di punizioni molto piu' aggressive che i bianchi, anche se gli scettici continuano a negarlo.

Da ricerche di Human Right Watch e dell'associazione Sentencing Project, e' emerso infatti che - pur essendo afroamericani solo il 13% della popolazione degli Stati Uniti e solo il 14% dei consumatori di droghe nel Paese, il 37% degli arrestati per reati connessi alla droga sono Afroamericani. I fermi di polizia riguardanti neri e 'latinos' sono in numero molto piu' elevato rispetto a queli dei bianchi: a New York, dove le persone di colore rappresentano circa la meta' della popolazione, l'80% dei fermati appartenevano a queste due minoranze.

Inoltre, quando sono stati fermati bianchi solo l'8% sono stati perquisiti, contro l'85% dei neri e latinos. E cio' avviene anche nella maggior parte degli altri luoghi, come evidenzia uno studio realizzato in California dall'Unione Liberta' Civili e da cui emerge che i neri hanno tre volte piu' probabilità di essere fermati che i bianchi. Dal 1970, gli arresti per droga sono saliti alle stelle, passando da 320.000 a quasi 1,6 milioni, secondo l'ufficio di statistica del Dipartimento della giustizia USA, ma, secondo un rapporto sulla disparita' di arresti per droga redatto da Human Rights Watch nel 2009, gli afroamericani sono stati arrestati per reati di droga a tassi 2-11 volte superiori al tasso dei bianchi.

Va considerato anche che, una volta arrestati, i neri hanno piu' probabilita' di rimanere in carcere in attesa di giudizio rispetto ai bianchi come mostrano gli stessi dati dei governi di alcuni Stati: in quello di New York, i neri hanno il 33% di probabilita' in piu' di essere detenuti in attesa di prove rispetto ai bianchi. Una volta arrestati, poi, l'80% delle persone chiede o necessita di un difensore pubblico e la razza gioca un grande ruolo anche qui, come si vede semplicemente guardando il colore della pelle di coloro che sono in attesa di difensori pubblici in un qualsiasi tribunale del Paese.

L'American Bar Association, che non e' certo un gruppo radicale, trattandosi dell'associazione nazionale degli avvocati 'esperti' (barrister), ha esaminato il sistema di difesa a spese dello Stato degli Stati Uniti nel 2004 e ha concluso che "Troppo spesso gli imputati si dichiarano colpevoli, anche se sono innocenti, senza realmente conoscere i loro diritti legali o quello che sta succedendo... La garanzia del diritto fondamentale alla difesa che l'America si assume per tutti gli accusati di condotta criminale non esiste nella pratica per innumerevoli persone negli Stati Uniti".

Ma non basta: gli Afroamericani sono spesso illegalmente esclusi dalle giurie penali, secondo uno studio pubblicato da un'altra associazione per l'equita' nella giustizia. Cio' viola ovviamente il diritto ad 'essere giudicati da una giuria di propri pari', soprattutto considerando che la maggior parte degli imputati sono neri. Questo sempre che si vada in tribunale, visto che solo il 3-5% dei casi penali sfocia in un processo, il resto va in patteggiamento. La maggior parte degli imputati afro-americani non arriva mai al processo, anche perche' spesso viene prospettata una pena piu' lunga se una persona esercita il proprio diritto costituzionale al processo. Di conseguenza, le persone coinvolte nel sistema, come rileva l'American Bar Association, si dichiarano colpevoli anche se innocenti.

Riguardo poi alle pene, la Commissione sulle sentenze americana ha segnalato nel marzo 2010 che nel sistema federale i trasgressori neri ricevono pene maggiori del 10% di quelle comminate a delinquenti bianchi per gli stessi crimini. E, piu' lunga e' la pena, piu' aumenta la probabilita' che siano i non bianchi ad ottenerla: la relazione della Sentencing Project ha rilevato che i due terzi della popolazione degli Stati Uniti che viene punita con l'ergastolo non e' bianca. A New York, si tratta dell'83%. Come risultato, gli afro-americani, che sono il 13% della popolazione e il 14% dei tossicodipendenti, non solo sono il 37% delle persone arrestate per droga, ma il 56% delle persone nelle prigioni di Stato per reati di droga.

L'ufficio di statistica del Dipartimento della giustizia USA giunge alla conclusione che la probabilita' di un maschio nero nato nel 2001 di andare in prigione e' del 32%, i maschi latinoamericani hanno una probabilità del 17% e i maschi bianchi hanno una probabilita' del 6%. Il New York Times, nel 2008, ha rilevato che gli Stati Uniti hanno il 5% della popolazione mondiale, ma un quarto dei detenuti del mondo, cioe' oltre 2,3 milioni di persone dietro le sbarre. Il tasso di incarcerazione degli Stati Uniti e' 5-8 volte superiore rispetto ad altri paesi altamente sviluppati e i maschi neri sono la piu' alta percentuale fra i detenuti, secondo la ABC News.

Anche quando usciti dal carcere, la razza continua a condizionarli. Uno studio condotto da Devah Pager, dell'Università del Wisconsin, ha rilevato che il 17% dei richiedenti lavoro bianchi con precedenti penali ha ricevuto una risposta positiva alla domanda di impiego, mentre solo il 5% dei richiedenti lavoro neri con precedenti penali ha avuto la stessa risposta. Ma addirittura, i bianchi con precedenti penali hanno ricevuto un trattamento migliore dei neri senza precedenti penali!

In definitiva, appare evidente che il sistema di giustizia penale USA, dall'inizio alla fine, e' gravemente razzista.

La prof. Michelle Alexander, nel suo libro "Carcerazione di massa in un'epoca di daltonismo" considera questi fatti come prova del nuovo modo in cui gli Stati Uniti hanno deciso di controllare gli afroamericani, cioe' un sistema razziale di controllo sociale in cui la creazione di confini legali tra bianchi e neri - che oltre a permettere la discriminazione giudiziaria elimina il diritto di voto per milioni di Afroamericani (in USA la carcerazione comporta la perdita del diritto di voto) - genera un nuovo sistema di caste in cui una intera popolazione indesiderata subisce un trattamento 'usa e getta'.

Quale che sia l'interpretazione da dare al fenomeno, si tratta di una violazione dei diritti cosi' diffusa e sistematica da apparire davvero agghiacciante, considerato pure che lo stesso trattamento - sottolinea Michelle Alexander - viene riservato ai bianchi che si pongono fuori dagli schemi, quindi nessuno puo' considerarsene immune per il solo colore della pelle.

Il fatto che andrebbe tenuto sempre presente, e' che quando si permette che i diritti di alcuni vengano calpestati, i diritti di tutti sono in pericolo.

* si ringrazia Claudio Giusti

per approfondire...

Dossier giustizia USA

Dossier pena di morte

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