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Intercettazioni
, privacy e processi : quando si dice l'America...
di
Giulia Alliani
Il
primo teste dell'accusa ascoltato dal tribunale di Chicago
nel processo per corruzione e altre imputazioni contro l'ex
governatore dell'Illinois, Rod Blagojevich (*), e' stato l'agente
dell'FBI Daniel Cain, l'uomo alla guida delle indagini che
hanno portato il governatore alla sbarra.
Rispondendo alle domande del procuratore Reid Schar, Cain
ha spiegato nei dettagli origine e modalita' dell'inchiesta.
Le indagini hanno preso il via dopo la visita all'FBI di un
personaggio, il cui nome non e' stato reso noto, che denunciava
di aver subito un'estorsione in relazione ad alcune nomine
in un'organismo statale. Questo episodio e' stato all'origine
dell'incriminazione e della condanna di Tony Rezko, "socio"
di Blagojevich, mentre la svolta che ha indotto gli inquirenti
a richiedere ai magistrati i mandati per effettuare le intercettazioni
sui telefoni dell'ex governatore e per piazzare le cimici
nei suoi uffici si e' verificata grazie alle informazioni
fornite dal lobbista John Wyma, un altro collaboratore di
Blagojevich.
Dopo
aver risposto al procuratore Schar, l'agente Daniel Cain e'
stato controinterrogato da Aaron Goldstein, avvocato del collegio
di difesa dell'ex governatore Blagojevich. Goldstein si e'
soffermato sul metodo di ascolto previsto dai mandati, definito
“minimization”, che, in omaggio alla difesa della privacy,
prevede il distacco degli apparecchi di ascolto ogniqualvolta
si svolga una conversazione di tipo personale, non pertinente
e non rilevante ai fini dell'indagine. Cain ha confermato
che molte conversazioni sono state, appunto, "minimizzate".
La
sua risposta non ha pero' suscitato il plauso delle difese
che, almeno in Illinois, non sembrano apprezzare tanto quanto
in Italia, il riguardo per la riservatezza e per la protezione
della sfera personale degli indagati e dei loro interlocutori.
Pare anzi che, secondo la difesa di Blagojevich, proprio nelle
conversazioni escluse si sarebbero potuti trovar elementi
a favore dell'imputato. Inoltre vi sono conversazioni non
"minimizzate" che la corte non ha tuttavia ritenuto necessario
mettere a disposizione delle parti. Gli avvocati, insoddisfatti
per l'eccessivo rispetto della privacy del loro assistito,
avevano cercato di ottenere l'accesso a tutte le intercettazioni
in possesso del tribunale (più' di cinquemila), ma la loro
istanza non e' stata accolta.
Il rispetto della privacy, nonostante il parere difforme di
alcuni commentatori italiani, non era invece all'origine del
limitato numero di intercettazioni reso pubblico dal procuratore
Fitzgerald l'anno scorso, al momento dell'arresto e prima
dell'impeachment di Blagojevich. In quel caso, a indagini
ancora aperte, l'interesse di Fitzgerald non era rivolto tanto
alla protezione della privacy degli intercettati quanto a
non compromettere l'inchiesta, ancora in corso, che non si
sarebbe certo giovata di una precoce pubblicazione degli atti.
Fu lo stesso Fitzgerald, all'epoca, nel corso di una famosa
conferenza stampa, a spiegare come erano andate le cose:
Giornalista: Signor Fitzgerald potrebbe chiarire qualche
aspetto della tempistica? Dopo che la [Chicago] Tribune ha
rivelato, in un articolo di qualche giorno fa, che il governatore
era intercettato, ci sono state altre intercettazioni o la
cosa vi ha messo nell'impossibilità di continuare con gli
ascolti?
Fitzgerald:
"... mettiamola così, ragazzi, lo sapete: nel campo dell'informazione,
il vostro lavoro é trovare le notizie e pubblicarle, il nostro
é trovare le notizie e utilizzarle.
Circa otto settimane fa, prima che piazzassimo la cimice e
organizzassimo le intercettazioni, fummo contattati dalla
Tribune perché commentassimo, confermassimo o negassimo, una
storia che loro volevano pubblicare.
Pensammo che, se l'avessero pubblicata, non avremmo mai più
avuto la possibilità di piazzare la cimice o di installare
l'apparecchio per le intercettazioni, e facemmo una richiesta
urgente alla Tribune perché non pubblicasse quella storia.
Si tratta di una cosa che facciamo molto raramente ed è ancora
più raro che un giornale acconsenta alla richiesta. Pensammo
fosse nel pubblico interesse che la storia non venisse divulgata.
La conversazione si svolse con una certa difficoltà, perché
non ci era permesso di spiegare quello che stavamo facendo,
e devo fare tanto di cappello alla Tribune che, per un bel
po' di tempo, si é tenuta la storia senza pubblicarla e senza,
di conseguenza, compromettere lo svolgimento dell'indagine.
E penso che questa sia una cosa da sottolineare. Poi dopo,
più tardi, la storia venne pubblicata, mi pare venerdì mattina...".
(*)
accusato di voler vendere al migliore offerente il seggio
al Senato lasciato libero dal presidente Barak Obama
 
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