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10 marzo 2010
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Elezioni , etica e politica . L'opinione
di Rodolfo Roselli*

Le vicende relative alle presentazioni delle liste per le elezioni regionali del 2010 hanno dimostrato, anche se superfluo, in che modo i più strani personaggi riescono a conquistare posizioni di potere e con quale basso livello di competenza vogliono amministrare i beni pubblici. La cosa singolare è che la loro incompetenza di ritorce proprio contro il loro partito ponendolo in una condizione di ridicolo mai verificatasi prima. A tutto questo si aggiunga il palese malcostume, a livello parlamentare e locale, di vendita di voti, baratto di preferenze, lotte per conquistare posizioni in lista, clientele sventolate in ogni occasione, nepotismi e tutto ciò che si può immaginare di peggio, in una sporca competizione elettorale degna di un paese sottosviluppato.

Ma tutto ciò, palesemente in violazione di ogni regola, non solo non desta negli interessati un minimo di vergogna, ma addirittura si incolpano proprio le regole, di non essere così malleabili da consentire e legalizzare i loro abusi. Si arriva a sentenziare che la democrazia prevale sulle leggi,quando sono le leggi che garantiscono la democrazia , ammesso si voglia chiarire di quale strana democrazia si voglia parlare, e ammesso che queste regole o leggi fossero ignote o non accettate dagli interessati prima di ogni competizione.Scuse semplicemente puerili, che ancor di più affondano nel fango il profilo di tutti coloro che i partiti infilano nelle liste. Non vi sono dubbi che l'Italia, nelle mani di questi "coglioni", secondo la dizione di Silvio, non può che rotolare sempre più in basso. (...)

Gli episodi di Roma e di altre città dimostrano che i partiti non sono degni di essere chiamati tali, ma meglio definirli delle liste elettorali, ma anzi qualche cosa di peggio, una sorta di corte dei miracoli, una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a pupazzi di terz'ordine, uno scarto delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della defunta prima Repubblica. Un miscuglio di gente dai dubbi precedenti, ragazze solo avvenenti, figli e nipoti nullafacenti, gente d'ogni risma e di nessuna capacità. Tutta questa marmaglia è solo occupata a ordire intrighi, organizzare trucchi e delazioni, congiure di ogni tipo per trovarsi sempre pronti, con gli appoggi giusti, a saltare sulla prima poltrona libera, non importa di che tipo e di che colore.

Tutto questo non deve meravigliare nessuno, in quanto i partiti attuali sono esattamente il contrario di quello che la Costituzione prevede, e chiamarli partiti è sbagliato. I partiti dovrebbero essere intesi come associazioni omogenee di cittadini che si riuniscono per professare, discutere e promuovere i loro ideali e i gruppi di cittadini costituiscono la loro base, definiscono gli statuti, stabiliscono le azioni e attività da intraprendere e selezionano tra loro le persone più idonee alle quali affidare determinate responsabilità. Ed è sempre il gruppo di cittadini che ne controlla lo sviluppo, i risultati e se necessario gli avvicendamenti.

Dunque il partito dovrebbe essere il prodotto passivo del gruppo e mai assumere la figura di condizionatore del gruppo, un semplice strumento creato dal popolo e al servizio del popolo. Solo in questo modo sarebbe possibile la continua selezione delle qualità dei dirigenti, e solo in questo modo i risultati qualificati ottenuti consentirebbero in ogni turno elettorale di raccogliere consensi dalla gente che potrebbe verificare concretamente il raggiungimento degli obiettivi. Il consenso, se fosse ottenuto in questo modo, non solo rafforzerebbe chi si impegna nel partito, ma sarebbe anche un'assunzione di responsabilità di tutto l'elettorato per le conseguenze che questa scelta può comportare in bene o in male proprio verso se stesso.

Quanto detto è l'abc della democrazia, quanto si fa è la sua più totale negazione. Dunque anche questa campagna elettorale assume le caratteristiche di una campagna totalmente fuori legge, e non solo per cavilli burocratici, ma per ben peggio, violando ogni norma. La cosa che più rattrista è che ai miserabili fatti sopra menzionati se ne aggiungano altri, prodotti da certi elevati livelli istituzionali che non riescono a dare le necessarie garanzie per il rispetto delle regole e che, davanti all'occasione di dimostrare l'indispensabile coraggio, si riducano ad accettare aggiramenti delle leggi, prima ancora e anzi contro la libertà della giustizia di adempiere al suo compito, e contro altre leggi, come quella n.400 del 23 agosto 1988, nella quale l'art.15 stabilisce che il governo non può emanare decreti in materia elettorale, in violazione dell'art.72 della Costituzione, e quindi favorendo la convinzione che delle leggi chiunque, purché abbia il necessario potere di ricatto o di minaccia, può fare quello che vuole.

La cosa incomprensibile è che la stessa persona che si erge a difesa della Costituzione, compie poi atti contro la stessa Costituzione. E infatti questo decreto sarà contestato davanti alla Corte Costituzionale in quanto crea un conflitto di competenze tra Stato e Regione, infatti in base alla sentenza della Consulta del 2004, è la Regione l'unica competente per le elezioni regionali. Analogo ricorso sarà presentato al TAR. Dunque non solo non si sono rispettate le regole, non solo in tema elettorale non si è almeno consultata l'opposizione, non solo da un pasticcio si è arrivati a sollevare altri pasticci, non solo la campagna elettorale sarà ormai avvelenata da questioni giuridiche e non da proposte costruttive, ma tutti ci sentiamo truffati da una burocrazia che è spietata nei nostri confronti, e può essere ignorata quando colpisce la casta, con un pezzo di carta firmato da un appartenente alla casta.

Ma comunque vada, il problema non potrà essere considerato risolto dopo le elezioni, perché entro 60 giorni questo decreto dovrà essere convertito in legge, e una sua eventuale bocciatura o anche una semplice modifica, rimetterebbe in discussione tutto, e già oggi è ritenuto inutile. Non mi pare dunque che quel che si è fatto possa essere considerato un colpo di genio e di tutto questo i cittadini saranno eternamente riconoscenti. Ed è quindi naturale che in tema elettorale vengano violate anche tutte le altre disposizioni e limiti, dei quali ormai non si capisce più perché esistano.

I candidati spendono fiumi di euro in maxiposter, cene elettorali e volantini, violando le norme che fissano il tetto al finanziamento, cioè 50 mila euro a candidato, e i limiti di tempo della propaganda. Ogni cena elettorale non costa meno di 5000 euro e se organizzo un minimo di 20 cene per essere eletto ecco che il costo arriva già a 100 mila euro. Per essere eletti occorrono da 8000 a 20000 voti di preferenza, e conoscere 20000 persone non è facile. E allora si deve mettere in moto la macchina del reclutamento. Si devono contattare i consiglieri di zona, comunali, provinciali, convincere gruppi e cordate, promettere favori e prebende e poi mantenere le promesse, dunque il voto di scambio. Per un posto in lista si sviluppano feroci lotte intestine che non disdegnano l'aiuto della criminalità organizzata, perché solo questa ha gli strumenti coercitivi per ottenere il numero di voti necessario, ma poi il conto da pagare diviene ancora più alto, e si chiama collusione e corruzione su affari sporchi.

Oggi il partito che si scaglia contro la burocrazia che ha bocciato le liste dovrebbe ricordare che dopo 5 anni di governo e dopo le promesse di semplificazione della stessa, è evidente che nulla ha saputo fare e questo nulla ora è caduto sulla sua testa come un enorme boomerang. Ma che nulla sia stato fatto da tempo i cittadini che subiscono le malegestioni della burocrazia se ne sono ben accorti, ma poiché la burocrazia danneggiava solo loro e non i partiti, tutto era accettabile. Oggi invece, toccati nel vivo, si accorgono che nulla è accettabile, che i danni economici sono immensi, che la possibilità di lavorare per tutti è resa vana dalla palla al piede che si è obbligati a portare per tutta la vita.(...)

Già da tempo tutti erano consapevoli che in Italia la legge non fosse eguale per tutti, già si era consapevoli che i nostri rappresentanti rappresentavano solo i partiti che li sceglievano, già il lavoro prodotto da questi ultimi ha ormai relegato l'Italia in coda alle nazioni dell'Europa in compagnia di Grecia,Spagna e Portogallo, ma ora a tutte queste macerie che producono disoccupazione, sprechi e corruzione, si aggiunge anche la certezza che neanche ogni tipo di elezione potrà mai essere trasparente e legale, anche perché, all'occorrenza, ci sarà sempre qualcuno disposto a firmare qualsiasi imbecillità.

* intervento su Radio Gamma 5 del 10.3.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì

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Dossier etica e politica

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