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Elezioni
, etica e politica . L'opinione
di
Rodolfo Roselli*
Le
vicende relative alle presentazioni delle liste per le elezioni
regionali del 2010 hanno dimostrato, anche se superfluo, in
che modo i più strani personaggi riescono a conquistare posizioni
di potere e con quale basso livello di competenza vogliono
amministrare i beni pubblici. La cosa singolare è che la loro
incompetenza di ritorce proprio contro il loro partito ponendolo
in una condizione di ridicolo mai verificatasi prima. A tutto
questo si aggiunga il palese malcostume, a livello parlamentare
e locale, di vendita di voti, baratto di preferenze, lotte
per conquistare posizioni in lista, clientele sventolate in
ogni occasione, nepotismi e tutto ciò che si può immaginare
di peggio, in una sporca competizione elettorale degna di
un paese sottosviluppato.
Ma
tutto ciò, palesemente in violazione di ogni regola,
non solo non desta negli interessati un minimo di vergogna,
ma addirittura si incolpano proprio le regole, di non essere
così malleabili da consentire e legalizzare i loro abusi.
Si arriva a sentenziare che la democrazia prevale sulle leggi,quando
sono le leggi che garantiscono la democrazia , ammesso si
voglia chiarire di quale strana democrazia si voglia parlare,
e ammesso che queste regole o leggi fossero ignote o non accettate
dagli interessati prima di ogni competizione.Scuse semplicemente
puerili, che ancor di più affondano nel fango il profilo di
tutti coloro che i partiti infilano nelle liste. Non vi sono
dubbi che l'Italia, nelle mani di questi "coglioni", secondo
la dizione di Silvio, non può che rotolare sempre più in basso.
(...)
Gli episodi di Roma e di altre città dimostrano che i partiti
non sono degni di essere chiamati tali, ma meglio definirli
delle liste elettorali, ma anzi qualche cosa di peggio, una
sorta di corte dei miracoli, una somma di rissosi potentati
locali riuniti intorno a pupazzi di terz'ordine, uno scarto
delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della
defunta prima Repubblica. Un miscuglio di gente dai dubbi
precedenti, ragazze solo avvenenti, figli e nipoti nullafacenti,
gente d'ogni risma e di nessuna capacità. Tutta questa marmaglia
è solo occupata a ordire intrighi, organizzare trucchi e delazioni,
congiure di ogni tipo per trovarsi sempre pronti, con gli
appoggi giusti, a saltare sulla prima poltrona libera, non
importa di che tipo e di che colore.
Tutto questo non deve meravigliare nessuno, in quanto i partiti
attuali sono esattamente il contrario di quello che la Costituzione
prevede, e chiamarli partiti è sbagliato. I partiti dovrebbero
essere intesi come associazioni omogenee di cittadini che
si riuniscono per professare, discutere e promuovere i loro
ideali e i gruppi di cittadini costituiscono la loro base,
definiscono gli statuti, stabiliscono le azioni e attività
da intraprendere e selezionano tra loro le persone più idonee
alle quali affidare determinate responsabilità. Ed è sempre
il gruppo di cittadini che ne controlla lo sviluppo, i risultati
e se necessario gli avvicendamenti.
Dunque
il partito dovrebbe essere il prodotto passivo del gruppo
e mai assumere la figura di condizionatore del gruppo, un
semplice strumento creato dal popolo e al servizio del popolo.
Solo in questo modo sarebbe possibile la continua selezione
delle qualità dei dirigenti, e solo in questo modo i risultati
qualificati ottenuti consentirebbero in ogni turno elettorale
di raccogliere consensi dalla gente che potrebbe verificare
concretamente il raggiungimento degli obiettivi. Il consenso,
se fosse ottenuto in questo modo, non solo rafforzerebbe chi
si impegna nel partito, ma sarebbe anche un'assunzione di
responsabilità di tutto l'elettorato per le conseguenze che
questa scelta può comportare in bene o in male proprio verso
se stesso.
Quanto
detto è l'abc della democrazia, quanto si fa è la sua più
totale negazione. Dunque anche questa campagna elettorale
assume le caratteristiche di una campagna totalmente fuori
legge, e non solo per cavilli burocratici, ma per ben peggio,
violando ogni norma. La cosa che più rattrista è che ai miserabili
fatti sopra menzionati se ne aggiungano altri, prodotti da
certi elevati livelli istituzionali che non riescono a dare
le necessarie garanzie per il rispetto delle regole e che,
davanti all'occasione di dimostrare l'indispensabile coraggio,
si riducano ad accettare aggiramenti delle leggi, prima ancora
e anzi contro la libertà della giustizia di adempiere al suo
compito, e contro altre leggi, come quella n.400 del 23 agosto
1988, nella quale l'art.15 stabilisce che il governo non può
emanare decreti in materia elettorale, in violazione dell'art.72
della Costituzione, e quindi favorendo la convinzione che
delle leggi chiunque, purché abbia il necessario potere di
ricatto o di minaccia, può fare quello che vuole.
La
cosa incomprensibile è che la stessa persona che si erge a
difesa della Costituzione, compie poi atti contro la stessa
Costituzione. E infatti questo decreto sarà contestato davanti
alla Corte Costituzionale in quanto crea un conflitto di competenze
tra Stato e Regione, infatti in base alla sentenza della Consulta
del 2004, è la Regione l'unica competente per le elezioni
regionali. Analogo ricorso sarà presentato al TAR. Dunque
non solo non si sono rispettate le regole, non solo in tema
elettorale non si è almeno consultata l'opposizione, non solo
da un pasticcio si è arrivati a sollevare altri pasticci,
non solo la campagna elettorale sarà ormai avvelenata da questioni
giuridiche e non da proposte costruttive, ma tutti ci sentiamo
truffati da una burocrazia che è spietata nei nostri confronti,
e può essere ignorata quando colpisce la casta, con un pezzo
di carta firmato da un appartenente alla casta.
Ma
comunque vada, il problema non potrà essere considerato risolto
dopo le elezioni, perché entro 60 giorni questo decreto dovrà
essere convertito in legge, e una sua eventuale bocciatura
o anche una semplice modifica, rimetterebbe in discussione
tutto, e già oggi è ritenuto inutile. Non mi pare dunque che
quel che si è fatto possa essere considerato un colpo di genio
e di tutto questo i cittadini saranno eternamente riconoscenti.
Ed è quindi naturale che in tema elettorale vengano violate
anche tutte le altre disposizioni e limiti, dei quali ormai
non si capisce più perché esistano.
I
candidati spendono fiumi di euro in maxiposter, cene elettorali
e volantini, violando le norme che fissano il tetto al finanziamento,
cioè 50 mila euro a candidato, e i limiti di tempo della propaganda.
Ogni cena elettorale non costa meno di 5000 euro e se organizzo
un minimo di 20 cene per essere eletto ecco che il costo arriva
già a 100 mila euro. Per essere eletti occorrono da 8000 a
20000 voti di preferenza, e conoscere 20000 persone non è
facile. E allora si deve mettere in moto la macchina del reclutamento.
Si devono contattare i consiglieri di zona, comunali, provinciali,
convincere gruppi e cordate, promettere favori e prebende
e poi mantenere le promesse, dunque il voto di scambio. Per
un posto in lista si sviluppano feroci lotte intestine che
non disdegnano l'aiuto della criminalità organizzata, perché
solo questa ha gli strumenti coercitivi per ottenere il numero
di voti necessario, ma poi il conto da pagare diviene ancora
più alto, e si chiama collusione e corruzione su affari sporchi.
Oggi
il partito che si scaglia contro la burocrazia che ha bocciato
le liste dovrebbe ricordare che dopo 5 anni di governo e dopo
le promesse di semplificazione della stessa, è evidente che
nulla ha saputo fare e questo nulla ora è caduto sulla sua
testa come un enorme boomerang. Ma che nulla sia stato fatto
da tempo i cittadini che subiscono le malegestioni della burocrazia
se ne sono ben accorti, ma poiché la burocrazia danneggiava
solo loro e non i partiti, tutto era accettabile. Oggi invece,
toccati nel vivo, si accorgono che nulla è accettabile, che
i danni economici sono immensi, che la possibilità di lavorare
per tutti è resa vana dalla palla al piede che si è obbligati
a portare per tutta la vita.(...)
Già da tempo tutti erano consapevoli che in Italia la legge
non fosse eguale per tutti, già si era consapevoli che i nostri
rappresentanti rappresentavano solo i partiti che li sceglievano,
già il lavoro prodotto da questi ultimi ha ormai relegato
l'Italia in coda alle nazioni dell'Europa in compagnia di
Grecia,Spagna e Portogallo, ma ora a tutte queste macerie
che producono disoccupazione, sprechi e corruzione, si aggiunge
anche la certezza che neanche ogni tipo di elezione potrà
mai essere trasparente e legale, anche perché, all'occorrenza,
ci sarà sempre qualcuno disposto a firmare qualsiasi imbecillità.
*
intervento su Radio Gamma 5 del
10.3.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno
dal lunedì al venerdì
 
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