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Avvocato
: non solo singolare maschile
di
J. Rossi Mason e C. Morelli
E’
stato presentato oggi presso la Sala degli atti parlamentari
della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” a Roma il
progetto “Dopo le buone teorie, le proposte programma di ricerca
- intervento per le donne avvocato” realizzato da un gruppo
di lavoro del Censis diretto da Maria Pia Camusi e composto
da Simona Fallocco, Alberto Castori e Vittoria Coletta. Il
percorso di realizzazione del suindicato progetto si è svolto
in concerto e con la partecipazione attiva dell’Aiga – nelle
persone di Giuseppe Sileci, Alessandra Abbate, Lavinia Cantà
e Stefania Ciocchetti – e della Commissione per le Pari Opportunità
del Consiglio Nazionale Forense.
La
professione è una “passione” per il 49,6% delle intervistate
con punte fino al 52,8% nel caso delle donne avvocato che
hanno superato i quarant'anni e del 55,3% per quelle provenienti
dal Nord-Est e dal Centro, più che una scelta di opportunità.
Scelgono la professione per realizzare “profitto” il 20,9%
e la considera un “bene per la collettività” il 9,9%. Per
il 25% la professione è vissuta come un sacrificio perché
devono conciliare al lavoro la vita familiare e perché vivono
una posizione di marginalità rispetto all’avvocatura. Sulla
scelta di diventare avvocato, il 59,7% ha risposto che si
trattava di un desiderio di sempre e il 25,3% ha invece optato
per questa professione per essere autonoma. I fattori riconosciuti
per avere successo per il 46,3% delle intervistate sono avere
una formazione adeguata (contro il 28,8% degli uomini) e sviluppare
la capacità di autopromuoversi per il 28,8% (contro il 21%
dei colleghi maschi).
“Provenire da una famiglia di avvocati” può essere una condizione
sì necessaria ma non sufficiente a garantire il successo della
professione di avvocato donna: per il 17,7% delle donne avvocato
questo fattore occupa, infatti, solo il 6° posto delle preferenze.
Le donne avvocato vengono contattate dalla clientela per questioni
che hanno a che fare con la famiglia e i minori (68,5%), con
la proprietà/locazioni e condomini (55,2%), con la contrattualistica
(52,1%), l'infortunistica (50,25%) o le esecuzioni (46,5%).
Solo un numero particolarmente esiguo risulta coinvolto per
quanto riguarda i reati societari (2,6%), i reati “contro”
o i conflitti “con” la P.A. (rispettivamente il 3,8% e l'8,2%),
le questioni bancarie (8,0%) e le società in generale (12,0%),
aree considerate più “maschili”.
Obiettivo
del progetto è quello di progettare strumenti di politica
categoriale e istituzionale in grado di promuovere le donne
avvocato ed elevare la loro partecipazione alla vita associativa.
Prima dunque di formulare e proporre politiche di sostegno
alle avvocate, serve cambiare le regole del gioco, quelle
che attualmente fondano la professione su paradigmi del tutto
maschili, nonostante la femminilizzazione crescente della
categoria, cambiare la cultura professionale e sociale nei
loro confronti. Perché ciò diventi davvero possibile c’è bisogno
di introdurre il criterio delle quote per elevare la loro
presenza negli organismi categoriali più significativi.
“Quello che viviamo è un momento difficile di grande crisi
economica che colpisce soprattutto i soggetti più deboli come
i giovani e le donne” ha dichiarato il Presidente Guido Alpa
“Da parte del Consiglio Nazionale Forense c’è tutto l’impegno
a contribuire a superare queste difficoltà. L’analisi della
situazione, fotografata nel rapporto presentato oggi, ci è
di grande utilità e si inserisce in una serie di progetti
portati avanti dal CNF come il Protocollo con il Ministero
delle Pari Opportunità e l’Osservatorio per i Giovani. Abbiamo
apprezzato la dedizione e la fatica messi in campo per questo
rapporto che è particolarmente significativo. Il lavoro da
fare è cospicuo ma i dati non sono così sconfortanti.” Anche
nell’avvocatura c’è un “soffitto di cristallo”, costituito
dalla difficoltà delle donne di diventare titolari di studio
e di accedere a ruoli funzionali, come quello di consulente
del giudice.
L'accesso
e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro non
è ancora un fenomeno “normale”. Nel senso che non è né un
fatto “di norma”, scontato, né un fatto “conforme alla norma”,
la quale si presume debba valere allo stesso modo per tutti.
"Oggi le donne avvocato costituiscono il 50 per cento degli
iscritti agli albi e la gran parte di queste sono giovani.
Eppure negli organismi rappresentativi della categoria prevalgono
numericamente in modo schiacciante gli uomini over 45. Nello
stesso tempo, mediamente una donna avvocato dichiara redditi
pari ad un terzo di quelli dei colleghi e la fascia reddituale
al di sotto dei 12.000 euro l'anno e' affollata da migliaia
di giovani" ha dichiarato il Presidente dell'Aiga, Giuseppe
Sileci.
"Con queste premesse", ha proseguito Sileci, "dopo l'indagine
sulla composizione dell'avvocatura, sempre affidata al Censis,
non si poteva non affrontare la condizione lavorativa delle
donne avvocato". "Gli esiti della ricerca" ha sottolineato
il presidente Aiga, " hanno consentito di comprendere cio'
che le colleghe si attendono dalla politica e dalla stessa
categoria. E non ci si puo' non soffermare sulla annosa, e
tuttora irrisolta, questione della governance della avvocatura,
ancora in prevalenza saldamente in mano ai colleghi maschi,
e sulla necessità che siano messe in atto politiche fiscali
attive in favore delle donne e dei giovani ed a sostegno dei
loro redditi". "In tale ultima direzione", ha concluso Sileci,
"puo' senz'altro svolgere un ruolo importante la cassa di
previdenza".
Ecco quali sono le aree di intervento prioritarie per sostenere
le avvocate italiane: Va cambiato l’attuale e persistente
atteggiamento di sottovalutazione del lavoro autonomo Deve
essere concluso l’iter di approvazione della riforma delle
professioni e di quella dell’avvocatura in particolare. Le
attività intellettuali nel loro complesso attendono una rivisitazione
da decenni e la stessa categoria forense persegue l’obiettivo
di un cambiamento da almeno due legislature. Necessità di
prevedere interventi di tipo fiscale che non siano del tutto
indifferenziati rispetto alle caratteristiche strutturali
delle categorie professionali. Il gap di reddito che divide
le donne avvocato dai colleghi maschi è noto ormai a tutti,
dalla Cassa Forense alle singole professioniste, ma non ha
alcun effetto sul piano fiscale. É forse opportuno, pensare
a una rivisitazione degli interventi in materia che inseriscano
la variabile di genere negli studi di settore, considerando
che molte avvocate dedicano parte della propria vita alla
maternità, durante la quale certamente fatturano di meno o
per niente: meccanismi di destandardizzazione e di controllo
adeguati potrebbero sostenerle in questa delicata fase della
loro vita.
Gli
studi associati formati da almeno il 30% di donne avvocate
dovrebbero contare su sgravi fiscali, che scattino almeno
nella fase di start up dello studio. Infine, i titolari di
studio devono usufruire di sgravi fiscali nel caso di utilizzo
come collaboratrici o dipendenti di colleghe donne, in una
logica di incentivazione dell’occupazione femminile Tra le
proposte concrete c’è quella di investire in rappresentanza:
le avvocate devono contare di più nelle sedi decisionali di
categoria in cui si prendono provvedimenti che possono rivelarsi
sensibili per il loro sviluppo. Prevedere l’adozione di quote
(30%) riservate alle candidature femminili nelle elezioni
degli Ordini locali, degli organismi di pari opportunità e
del Consiglio Nazionale. Creazione di una filiera verticale
fra la Commissione Nazionale Pari Opportunità del CNF e le
Commissioni locali, al fine di definire una strategia di sostegno
alle avvocate il più possibile uniforme e coesa sul territorio
nazionale. Adozione di incentivi associativi che consentano
di allargare la costituency delle donne avvocato impegno dei
Comitati di Pari Opportunità e dei soggetti associativi dell’avvocatura,
come l’Aiga, a realizzare sportelli di ascolto per rispondere
alle questioni aperte per le avvocate.
Le
avvocate sono centrali per lo sviluppo della categoria e per
il consolidamento sociale nel suo insieme, non solo per il
cliente di riferimento. Se non crescono le avvocate, quindi,
non cresce la società. Avvocati donna più giovani: serve maggiore
informazione. Ecco le proposte:
- fornire un “libretto di istruzioni” per poter avviare l’attività
in forma libero professionale (dalle materie fiscali a quelle
lavoristiche al rapporto con le tecnologie di ufficio e al
marketing di studio);
- offrire informazione sui diritti e sui doveri collegati
all’esercizio della professione, a partire dai risvolti fiscali;
- offrire informazioni sul piano della tutela previdenziale.
- devono essere individuate forme di incentivazione per l’apertura
del “primo”studio, come accade per le donne che vogliono tentare
l’avventura del lavoro di impresa;
- deve essere disponibile un’offerta formativa in itinere
per le avvocate che vogliano trovare una nuova collocazione
di competenze nell’ambito della professione e necessitino
quindi di interventi di riorientamento.
I servizi alla famiglia sono importanti in tutte le sue fasi
di sviluppo : per la maternità, per la cura delle persone
a carico con problemi di salute e/o di autosufficienza, per
l’avvocata stessa e le sue esigenze personali. Per questo
motivo, è importante sviluppare iniziative di vero e proprio
welfare professionale. Servono politiche fiscali eque, che
riconoscano le diverse articolazioni del percorso professionale
femminile: se una avvocata non fattura per particolari esigenze
personali documentate, come durante una gravidanza a rischio
o, banalmente, all’inizio della propria attività professionale,
dovrebbe godere di un regime speciale di accertamento fiscale,
non diversamente da un collega che abbia problemi analoghi.
 
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