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Maestre
di Pistoia e diritto alla difesa : UCPI chiede intervento
dell'Ordine
di
Mauro W. Giannini
L'UNione
Camere Penali e' intervenuta in termini di principio sulla
vicenda della rinuncia alla difesa del legale che difendeva
le maestre del nido di Pistoia teatro, secondo le indagini
e i filmati, di maltrattamenti su bambini molto piccoli, e
delle modalità con cui è stata effettuata. Secondo
notizie di stampa, infatti, il legale fiduciario di una delle
indagate ha rinunciato al mandato difensivo dichiarando: "Ho
rimesso il mandato difensivo per la signora xy. Considero
concluso il mio impegno professionale nella fase dell’urgenza.
Sono padre di un bambino di 18 mesi – ha detto l’avvocato
- e preferisco, adesso che è arrivato il momento di sporcarsi
veramente le mani, di lasciare l’incarico. Lo faccio in scienza
e coscienza. Mio figlio solo per un caso non è stato iscritto
a quell’asilo”.
Con
una delibera emessa ieri, l'UCPI nota che "Tale gesto è stato
riportato dai mezzi di informazione o in modo neutro, senza
alcuna riflessione critica, oppure addirittura con toni di
palese approvazione, definendolo giusto e sacrosanto (adesempio
su un quotidiano vicino alla maggioranza parlamentare che
si picca di essere “garantista”). Secondo quanto risulta dalle
cronache anche una parte della pubblica opinione ha apprezzato
e difeso, e persino inneggiato, alla rinuncia al mandato difensivo
come ineccepibile e meritoria reazione di un legale alla esecrabilità
di fatti commessi ai danni di bambini indifesi, dei quali
le proprie assistite, “non meritevoli” di essere difese, sono
già state ritenute responsabili attraverso un processo sommario
e di piazza. A tal punto si è spinta l’approvazione di parte
dei cittadini che sul web sono persino già sorti gruppi di
accaniti sostenitori di quella scelta."
"Nella completa assenza di voci critiche l’UCPI - naturalmente
consapevole della estrema gravità dei reati per cui si procede
ed anzi proprio per tale ragione- registra con sgomento il
completo venir meno, nell’opinione pubblica e nella cultura
politica italiane, del più elementare senso di civiltà giuridica"
prosegue la delibera dei penalisti, secondo cui "La condivisione
espressa da parte dei cittadini e dalla stampa del rifiuto
di difendere un accusato, chiunque esso sia e di qualunque
gravità siano i delitti di cui è incolpato, attesta il profondo
degrado culturale e politico attraversato dal nostro paese.
Il rifiuto della difesa è reso più sconcertante dalla pubblica
manifestazione e divulgazione da parte del difensore della
propria scelta, con un commento – riportato dalla stampa -
accompagnato da valutazioni dispregiative nei confronti del
proprio assistito, già presentato dallo stesso legale, in
sostanza, come colpevole talché la sua difesa rappresenterebbe
uno 'sporcarsi le mani'; -in considerazione del misconoscimento
di valori fondamentali, è purtroppo allora necessario richiamare
alcuni principi basilari della civiltà giuridica prima ancora
che della deontologia forense, secondo i quali il diritto
alla difesa deve essere assicurato a tutti i cittadini, anche
se accusati dei delitti più orribili ed efferati, e che tali
delitti, prima di essere attribuiti alla responsabilità di
qualcuno, devono essere ritenuti provati nelle loro componenti
di carattere oggettivo e soggettivo, al di là di ogni ragionevole
dubbio, nelle competenti sedi giudiziarie".
I penalisti ricordano che "il codice deontologico forense
prevede un 'dovere di difesa', ed anche il legale che non
si senta in grado di assumere il mandato per intime ragioni
di coscienza non può in ogni caso danneggiare il proprio ex
assistito, non può tradire le ragioni di riservatezza che
determinano la rinuncia alla difesa se le stesse rischiano
di provocare danni alla immagine del cittadino che assiste
o ha assistito, non può addirittura rendere note alla stampa
tali ragioni. Nel caso di specie il legale di Pistoia non
soltanto ha comunicato per pubblici proclami le ragioni della
sua rinuncia (più che discutibili) ma ha sostanzialmente additato
al pubblico disprezzo il suo assistito, presentandolo già
come colpevole, contribuendo a deteriorarne ulteriormente
l’immagine già distrutta dal processo 'di piazza' instaurato
a mezzo stampa e per giunta arrivando a considerare l’esercizio
della nobile attività difensiva come lo 'sporcarsi le mani'
dell’avvocato. In tal modo è fra l’altro evidente che si condizionerà
la funzione di chi subentrerà nell’ufficio difensivo, che
sarà considerato dalla pubblica opinione come colui che, di
fronte alla giusta scelta di chi ha abbandonato la difesa,
è invece pronto a sporcarsi le mani con un’attività diretta
ad 'ostacolare la giustizia'".
Secondo
l'organizzazione dei penalisti, "il gesto del legale
di Pistoia non solo suscita gravissima preoccupazione circa
la consapevolezza del ruolo da parte della classe forense,
ma la sconcertante approvazione che ha accompagnato il suo
gesto dimostra a quale livello di rischio siano oggi esposti
i principi costituzionali, additati alla pubblica riprovazione
senza la minima riflessione della pubblica opinione e dei
mezzi di informazione." Per questo, l'UCPI denuncia alla pubblica
opinione "la deriva culturale che inneggia ai processi esemplari
e di piazza, che auspica la celebrazioni di processi senza
difesa e che, in definitiva, determina il contesto culturale
per cui addirittura gli avvocati, che dovrebbero essere l’ultimo
baluardo della difesa del cittadino, appaiono disorientati
ed inconsapevoli della loro funzione e condizionati nella
esplicazione della loro attività professionale" e chiede fra
l'altro all'Ordine Forense di Pistoia di valutare i profili
disciplinari del caso..
 
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