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Informazione
: governo cancella finanziamenti pubblici
di
Tamara
Gallera
"Con un colpo di mano il Governo e la maggioranza hanno improvvisamente
cancellato il 'diritto soggettivo' dei giornali di idee, di
cooperative e di partito a percepire dal 2010 i contributi
'diretti' previsti dallo Stato contraddicendo impegni assunti
dal Parlamento e dallo stesso Governo". Lo denuncia la Federazione
Nazionale della Stampa a seguito dell'approvazione, nella
Commissione Bilancio della Camera, del maxi emendamento del
Governo. Cio', nota il sindacato dei giornalisti, impedisce
"nei fatti ogni possibilità di miglioramento del testo che
ora 'blindato' andrà al voto dell’aula".
Per
la FNSI, "Si tratta di una scelta molto grave che mette a
repentaglio la possibilità stessa per un centinaio di testate
dei più diversi orientamenti politici e culturali di continuare
a offrire informazione e dibattito di idee. Si rendono incerte
risorse necessarie per la loro esistenza, senza tra l’altro
alcuna “bonifica” del settore a favore delle testate che realmente
sono in edicola. Così molti posti di lavoro saranno a rischio
e le aziende avranno la reale difficoltà ad approvare i bilanci
per il prossimo anno.
La Fnsi e il coordinamento dei cdr delle testate coinvolte
fanno appello al Parlamento perché intervenga per bloccare
questa operazione "che mette a rischio il pluralismo dell’informazione
nel nostro paese" e, insieme ai Comitati di redazione delle
testate coinvolte si rivolge a tutti i colleghi, ai cittadini,
alle forze politiche e sociali "per condurre assieme questa
battaglia di democrazia". Per questo e' stata indetta una
conferenza stampa per mercoledì 9 dicembre alle ore 13 nella
sala del Mappamondo della Camera.
"E'
vero che per certe situazioni i contributi pubblici all'editoria
rappresentano uno scandalo e sfiorano il falso - ha commentato
il presidente dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Onlus, Rita Guma - visto che alcune testate esistono solo
per prendere fondi dallo Stato e non vendono che poche copie,
quindi non corrispondono ad una reale richiesta del Paese".
Tuttavia,
continua Guma, "Non e' possibile non notare il conflitto
d'interessi che anche questa volta riguarda il governo, guidato
da un magnate dei media in aperto conflitto con parte della
stampa. Se le testate piccole ma non allineate non prenderanno
piu' i contributi pubblici vi saranno meno critici, mentre
i giornali facenti capo a Berlusconi sopravviverammo ugualmente,
dati i capitali privati che hanno comunque alla spalle. Inoltre,
controllando Berlusconi ben sei reti televisive nazionali,
avra' un ulteriore vantaggio se dei giornali dovranno chiudere
perche' in difficolta' economica...".
 
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