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Trent'anni
nel braccio della morte : pena crudele e inusuale ?
di
Rico
Guillermo
Dopo quasi 29 anni nel braccio della morte, Cecil C. Johnson,
53 anni, e' stato giustiziato mediante iniezione letale mercoledi'
scorso in Tennessee. Circa un'ora prima che fosse dichiarato
morto, il caso di Johnson ha scatenato nuovamente una controversia
all'interno della Corte Suprema sulla costituzionalita' dei
lunghi ritardi nello svolgimento delle esecuzioni.
"Questo caso merita la nostra attenzione", ha scritto giudice
John Paul Stevens in un parere condiviso dal giudice Stephen
G. Breyer, dato che la Corte ha rifiutato di esaminare un
ultimo appello depositato da Johnson. Stevens ha aggiunto
che questo caso e' emblematico per affrontare le preoccupazioni
costituzionali sul fatto che un detenuto trascorra tanti anni
in attesa di esecuzione, almeno quando cio' e' dovuto ai ritardi
che non sono imputabili al detenuto.
A giudizio di Stevens, che infatti ritiene vi sia una violazione
dell'ottavo emendamento, la detenzione pluridecennale nel
braccio della morte e' particolarmente grave e viceversa non
raggiunge "ulteriori fini di pubblica utilita' della punizione
e deterrenza", ma solo a "diminuire qualunque eventuale beneficio
che la societa' potrebbe ricevere" dalla morte finale del
detenuto. In altre parole, le giustificazioni per la pena
di morte "diminuiscono man mano che si allunga il ritardo".
Non
e' tuttavia probabile che la questione venga esaminata a breve
dalla Corte Suprema, dato che soltanto un altro alto magistrato
ha avuto qualcosa da dire sull'argomento, esprimendo parere
opposto a quello dei due colleghi. Gli altri giudici sono
invece apparsi disinteressati.
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si ringrazia Claudio Giusti
 
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